Confesercenti: reddito basso commercianti (2015) conferma forti difficoltà settore.

Il reddito medio relativamente basso dichiarato dai commercianti nel 2015 (22.510 euro, in aumento comunque del 18% rispetto al 2014) non deve sorprendere e ancor più non deve rialimentare la solita campagna contro i titolari di attività commercianti. Siamo, purtroppo, alla conferma delle forti difficoltà che il settore ha vissuto e sta vivendo in questi anni. Lo sottolinea una nota di Confesercenti Potenza evidenziando che rispetto alla media nazionale il reddito dei commercianti della provincia di Potenza è decisamente al di sotto in una forbice calcolabile tra il 7 e l’11 per cento che nei comuni più interni e piccoli può superare anche il 30% in meno. E’ d’altronde l’ Istat a segnalare che tra il 2011 ed il 2016 le vendite delle piccole superfici sono scese del 9,5%. Si tratta di una perdita secca di quasi 11mila euro per negozio: non per caso, ancora nel 2015, hanno chiuso circa 40mila attività commerciali. E fra commercio e pubblici esercizi, quasi la metà delle imprese ormai ha una vita inferiore ai tre anni: un turnover elevatissimo, che abbassa notevolmente le medie. Non inganni, da questo punto di vista, la crescita del reddito medio dichiarato registrata sull’anno precedente: si tratta infatti di un effetto ‘collaterale’ dovuto all’introduzione del regime dei minimi, cui hanno aderito molti tra coloro che registrano il volume di vendite più basso, e che ha quindi spinto verso l’alto la media 2015.
Dai dati che emergono dall’osservatorio economico della Confesercenti – riferisce il presidente di Confesercenti Potenza Prospero Cassino – oramai le imprese lavorano fino al 20 luglio per pagare imposte e tasse e solo dopo il 20 luglio cominciano a lavorare per se stessi. Non solo esistono dei veri e propri ingorghi fiscali (al 20 di agosto l’Agenzia delle Entrate indica oltre 110 adempimenti) ma sempre di più diventa difficile pesa sulle nostre imprese la possibilità di fare fronte alle richieste fiscali di Stato, Regioni e Comuni. Ebbene, secondo i dati rilevati dal nostro osservatorio economico ben il 13% non pagherà le imposte risultanti, e non per volontà politica o per protesta me per il semplice motivo di non avere i soldi per pagare. La situazione finanziaria gravissima è documentata anche dalle altre scadenze: l’11% non è in grado di pagare l’IVA, il 31% non paga i contributi previdenziali per se stesso e per i propri familiari mentre. Seppur tra mille difficolta si continuano a pagare contributi ed imposte per i dipendenti (7%).

Parlare di ripresa in questa situazione sembra quasi una presa in giro, continua Cassino, è evidente che seppur di fronte ad una serie di interventi positivi, sul lavoro dipendente ad esempio, la situazione continua ad essere gravissima. Sono tantissime le attività commerciali che sopravvivono in attesa di tempi migliori. Occorrono interventi immediati per rilanciare i consumi interni, come ad esempio la nostra proposta di un patto generazionale che permetta ai lavoratori anziani di andare in pensione in cambio di assunzioni di giovani, va alleggerito il carico fiscale delle imprese (gravato oramai dalla tassazione locale aumentata del 100% dal 2008) bisogna agire con più coraggio sulla leva degli investimenti: chi investe in azienda in innovazione, ristrutturazione, personale, marketing va premiato

Consumi commercializzati per tipologia distributiva. Variazioni percentuali ed assolute 2011-2016

 

Variazioni

 

%

miliardi €

Totale vendite

 

 

     Grande distribuzione

-1,2

-0,8

     Piccole superfici

-9,5

-6,9

Alimentare

 

 

     Grande distribuzione

+2,7

+2,3

     Piccole superfici

-11,0

-2,4

Non alimentare

 

 

     Grande distribuzione

-6,5

-3,1

     Piccole superfici

-9,3

-4,5

Fonte: elaborazione Ufficio Economico Confesercenti su dati Istat

ISTAT: AUMENTA IL REDDITO DELLE FAMIGLIE CONSUMATRICI NEL TERZO TRIMESTRE 2016

05 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

“Nel terzo trimestre del 2016 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 9,3%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente”.

Lo riporta l’Istat che spiega come: “in presenza di un incremento congiunturale dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi delle famiglie, il potere d’acquisto delle famiglie è aumentato dello 0,1%”.

“La pressione fiscale – spiega l’Istituto – è stata pari al 40,8%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 41,7%, è risultata invariata rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento, pari al 19,4%, è aumentato di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente”.

“L’indebitamento netto delle AP in rapporto al Pil – conclude l’Istat – è stato pari al 2,1%, in lieve peggioramento (+0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso trimestre del 2015. Il saldo primario delle AP (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,7% (1,9% nel terzo trimestre del 2015). Il saldo corrente delle AP è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil dello 0,8% (1,5% nel terzo trimestre del 2015)”.