PREZZI ORTOFRUTTICOLI, CONDIZIONI METEO E DIFFICOLTÀ LOGISTICHE NON SIANO ALIBI PER SPECULAZIONI. GOVERNO VIGILI E ALLERTI SISTEMI DI SORVEGLIANZA

19 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

“Gli aumenti dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli se da un lato rispondono certamente alle difficoltà meteo e al venir meno di molti prodotti sui mercati e alle problematiche della logistica dei trasporti causate dalle nevicate e dalle gelate, dall’altra si prestano a fare da alibi alle speculazioni”.
E’ quanto afferma il Presidente di Assofrutterie Fiesa Confesercenti, Daniele Mariani che aggiunge: “E’ già da alcuni giorni che si notano tensioni che non possono essere che speculative. Segnaliamo che su tanti prodotti si sono rilevati aumenti anche del 2-300%: non sono giustificati in nessun modo, né dal maggior consumo di carburante per riscaldare le serre né dai trasporti difficoltosi poiché sono significativamente aumentati anche i prodotti di località non interessate dalle cattive condizioni meteo. E’ evidente che ci sono in azione lungo la filiera elementi di speculazione che si riverberano negli acquisti:  chi ne fa le spese è il consumatore e la distribuzione al minuto che si vede scaricare gli aumenti e comunque deve diminuire la marginalità per poter mantenere attrattività competitiva. Chiediamo alle Autorità di vigilare ed allertare i sistemi di monitoraggio e verifica dei meccanismi di mercato. Perché se è vero che questo è quello che accade quando ci sono delle carenze di merce, ed è per questo che le importazioni servono al nostro mercato, per calmierare i prezzi, è anche vero che ci sono anomalie sulle quali le Autorità debbono vigilare.”
Se l’impennata di questi giorni di freddo  segue un anno di deflazione che ha tagliato i consumi a tavola, i prezzi all’origine degli ortaggi nella seconda settimana di gennaio mostrano aumenti medi del 113% rispetto alla stessa settimana dell’anno passato, e aumenti del +30% rispetto alla settimana precedente. Cipolle e patate gli unici beni in discesa. La frutta insieme agli agrumi segna un incremento dei prezzi all’origine rispetto all’anno precedente di circa il 20% (seconda settimana di gennaio).

 

PREZZI, ISTAT CONFERMA: “ITALIA IN DEFLAZIONE NEL 2016”

16 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

Diminuzione dello 0,1% come media dell’anno. Prima volta dal 1959.

I dati definitivi dell’Istat confermano che nel 2016 i prezzi al consumo hanno registrato una variazione negativa (-0,1%) come media d’anno. “E’ dal 1959, quando la flessione fu pari a -0,4%, che non accadeva”, spiega l’istituto di statistica. A dicembre 2016, l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato, invece un aumento dello 0,5% nei confronti di dicembre 2015. Il tasso di inflazione nell’ultimo mese dell’anno, precisa l’Istat, è risultato così il maggiore da due anni e mezzo a partire da maggio del 2014 (quando era stato sempre dello 0,5%), ma si è rivelato insufficiente a risollevare il risultato dell’intero 2016, che ha chiuso in deflazione per la prima volta da 57 anni.

ISTAT: CASE, PREZZI +0,1% NEL TERZO TRIMESTRE, -0,9% SU ANNO.

11 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

La flessione tendenziale è dovuta principalmente ai prezzi delle abitazioni nuove.

“Nel terzo trimestre 2016, sulla base delle stime preliminari, l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB)  acquistate dalle famiglie, sia per fini abitativi sia per investimento, aumenta dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e diminuisce dello 0,9% nei confronti dello stesso periodo del 2015 (era -0,8% nel trimestre precedente)”.

Lo rileva l’Istat nei dati provvisori sui prezzi delle abitazioni nel terzo trimestre 2016. “La flessione tendenziale – dice l’Istituto – è dovuta principalmente ai prezzi delle abitazioni nuove, la cui diminuzione su base annua si accentua (-2,1%, da -1,1% del trimestre precedente), mentre si ridimensiona lievemente il calo dei prezzi delle abitazioni esistenti (-0,6%, da -0,7% del  periodo precedente)”.

“Il calo tendenziale dei prezzi delle abitazioni - prosegue l’Istituto – si manifesta contestualmente ad una crescita sostenuta del numero di immobili residenziali compravenduti (+17,4% rispetto al terzo  trimestre del 2015 secondo i dati diffusi dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate). Su base congiunturale il lievissimo aumento dell’IPAB è dovuto alla stabilità dei prezzi delle abitazioni nuove e al contestuale incremento dello 0,1% di quelli delle abitazioni esistenti. In media, nei primi tre trimestri del 2016 i prezzi delle abitazioni diminuiscono dello 0,9% rispetto allo stesso periodo  dell’anno precedente, sintesi di un calo dei prezzi dell’1,2% per le abitazioni nuove e dello 0,9% per quelle esistenti”.

“Il tasso di variazione acquisito dell’IPAB – conclude l’Istat – per il 2016 (la variazione media annua se nel quarto trimestre dell’anno i prezzi non variassero) rimane quindi negativo e pari -0,7% (era -1,2% nel trimestre  precedente). Rispetto alla media del 2010, nel terzo trimestre 2016 i  prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 14,5% (-2,6% le abitazioni nuove, -19,4% le esistenti)”.

 

CONFESERCENTI: 2016 PREZZI IN DEFLAZIONE PESSIMA NOTIZIA, BENE PRIMI SEGNALI DI INVERSIONE TENDENZA

04 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

Nel 2017 ripresa consumi potrebbe consolidarsi ma rimangono incertezze.

“Dai dati Istat di oggi riceviamo due notizie. La prima è pessima – sottolinea l’Ufficio studi economici di Confesercenti in una nota – : il Paese, nell’insieme del 2016, è risultato in deflazione per la prima volta dopo 60 anni. La seconda, invece, è una buona notizia: negli ultimi mesi dello scorso anno si è registrata una concreta ripresa dell’inflazione che lascia presagire che nel 2017 la ripresa dei consumi potrebbe consolidarsi.

Riguardo alla prima considerazione, la variazione dei prezzi registrata nel 2016 si colloca, infatti, in campo negativo: questo, se da un lato è dovuto all’influenza dei beni energetici e dei prodotti in cui questi beni hanno un peso rilevante, dall’altro indica, come da noi evidenziato più volte, le difficoltà del sistema dei prezzi a riprendere quel minimo sentiero di crescita tale da allontanare i rischi di deflazione. Una scarsa dinamica certamente spiegata dalla condizione di una domanda dei consumatori (almeno per quello che riguarda i beni) stagnante o incerta.

Viceversa, il fatto che negli ultimi mesi si riscontri un certo risveglio dell’inflazione di fondo (al netto delle componenti più volatili) che a dicembre è pari a 0,6%, questo induce ad ipotizzare che si stia innescando, con tutta probabilità, una tendenza alla ripresa dell’indice generale, pur rimanendo sempre all’interno di variazioni inferiori all’1%, quindi molto basse. Si tratta, però, di “spinte” all’inflazione – se si escludono gli alimentari non lavorati – che provengono quasi esclusivamente dal settore dei servizi e, di nuovo, dagli energetici, in particolare non regolamentati, come i carburanti. Per ora, comunque, dal punto di vista dei beni commercializzati e, quindi, della spesa dei consumatori come causa eventuale di una ripresa del prezzo dei beni, la situazione resta incerta. Auspichiamo che nel 2017 le incognite sull’effettivo rilancio della domanda interna siano dissipate”.

PREZZI: ISTAT CONFERMA, A NOVEMBRE INFLAZIONE +0,1

14 Dicembre 2016 NEWS CONFESERCENTI

Grandi metropoli ancora in deflazione.

“A novembre 2016 il tasso di inflazione italiano torna positivo e si attesta allo 0,1%”.

I dati definitivi dell’Istat confermano le stime preliminari che davano l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, in calo dello 0,1% su base mensile e in aumento dello 0,1% rispetto a novembre 2015 (era -0,2% a ottobre). L’inflazione acquisita per il 2016 risulta pari a -0,2% (era -0,1 a ottobre).

Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’inflazione di fondo segna un’accelerazione della crescita attestandosi a +0,4%, da +0,2% di ottobre.

L’Istat spiega che “la lieve ripresa dell’inflazione è dovuta soprattutto agli andamenti dei prezzi dei servizi, tra i quali spiccano la ripresa dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona” (+0,7%, la variazione era nulla a ottobre) e l’accelerazione della crescita di quelli dei servizi relativi ai trasporti (+0,9, da +0,6% di ottobre).  Tra i beni, contribuiscono al ritorno in territorio positivo dell’inflazione sia i prezzi dei beni energetici non regolamentati (+0,3%, da -0,9% di ottobre) sia quelli degli alimentari non lavorati (+0,2%, da -0,4%), bilanciati però dal rallentamento dei prezzi dei Beni durevoli (+0,2%, da +0,6%).

Restano in deflazione le più grandi città italiane a novembre, Roma e Milano. Nella Capitale, a Torino e a Potenza l’Istat registra i maggiori cali dei prezzi (-0,2% su base annua) e anche Milano e Ancona hanno il segno meno (-0,1%), in un contesto in cui l’inflazione è tornata positiva in dieci capoluoghi di regione e province autonome sui 19 analizzati. E’ Trieste a guidare i rialzi (+0,8%), seguita da Venezia e Firenze (+0,6% per tutte e due), mentre a Trento, Bari, Catanzaro e Palermoi prezzi risultano fermi su base annua.

Tra le Regioni, solo tre rimangono in deflazione: il Lazio con un calo dell’indice dei prezzi dello 0,3%, il Piemonte e la Calabria (-0,1% per entrambi). Al contrario, la Campania vede il tasso di inflazione più alto (+0,4%).

 

PREZZI: USCITA DA DEFLAZIONE È ANCORA MIRAGGIO, NEL 2016 L’INFLAZIONE CHIUDERÀ A -0,1%)

15 Novembre 2016 NEWS CONFESERCENTI

L’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti: Pesa calo energetici, ma la domanda è in stallo. Crescono solo i servizi pubblici locali, Tari in primis. C’è “forbice” preoccupante tra la dinamica dei prezzi italiana e quella europea, gap di 4-6 punti percentuali.

L’uscita dalla deflazione è ancora un miraggio. L’illusione nata dai dati di settembre, che vedevano una leggera risalita dei prezzi, infatti, si scontra con l’ulteriore calo dell’inflazione segnalato dall’Istat per ottobre. Dato rivisto addirittura al ribasso rispetto alle stime preliminari già diffuse dallo stesso istituto di statistica alla fine del mese scorso.

Così l’Ufficio Economico Confesercenti sul dato definitivo sui prezzi ad ottobre, diffuso oggi dall’Istat.

La ridiscesa in campo negativo dell’indice dei prezzi – spiegano gli economisti di Confesercenti - testimonia il momento di stallo ancora attraversato dalla nostra economia. In assenza di una spinta da parte della domanda, che non sembra incorporare i leggeri risparmi dovuti alla deflazione, tutte le voci sono praticamente “al palo” e la discesa dei beni energetici influenza l’andamento complessivo. Questa volta la flessione maggiore è relativa ai beni energetici regolamentati, il cui prezzo è fissato dall’Authority, che incorpora la forte flessione del prezzo del petrolio dei mesi passati. In effetti quest’ultimo, se consideriamo il confronto con ottobre 2015, continua a restare in campo negativo, anche se in rallentamento, grazie agli accordi sul taglio dell’offerta decisi dall’Opec, che però hanno portato ad una risalita se consideriamo, invece, il confronto con il mese precedente (0,9%).

Gli unici “prezzi” in costante controtendenza sono quelli dei servizi pubblici locali, in particolare la Tari, che tra l’altro continuano a presentare una estrema variabilità tra città e città e continua ad annullare il risparmio dovuto alla deflazione energetica. Secondo nostre previsioni, l’inflazione acquisita ad ottobre (-0,1%) sarà quella dell’intero anno. Per una risalita, dunque, bisognerà aspettare il 2017. Quello che inizia a destare preoccupazione (oltre al segno meno) è il manifestarsi – da maggio in modo più significativo – di una “forbice” tra la dinamica dei prezzi italiana e, in sostanza, quella del resto d’Europa o comunque dei principali paesi, di circa 4-6 punti percentuali (0,2% contro 0,8% ad ottobre), il che sta ad indicare che è tutto il sistema Italia ad essere in ritardo.