ISTAT: A DICEMBRE CRESCE DEL 1,1% SULL’ANNO. MA È BOOM DI OVER50

31 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

I lavoratori con oltre 50 anni di età sono quasi 8 milioni, pesano Fornero e demografia. La disoccupazione giovanile risale al 40,1%.

A dicembre gli occupati sono rimasti sostanzialmente invariati su novembre (+1.000 unità) mentre sono cresciuti di 242.000 unità su dicembre 2015 (+1,1%). Lo rileva l’Istat spiegando che gli occupati nel complesso registrati nel mese sulla base dei dati destagionalizzati erano 22.783.000. Il tasso di occupazione è al 57,3%, invariato rispetto a novembre e in aumento di 0,7 punti su dicembre 2015. Sono aumentati i lavoratori dipendenti con +52.000 unità su novembre (soprattutto a termine) mentre gli indipendenti sono diminuiti di 52.000 unità.

Gli occupati over 50 a dicembre sfiorano quota 8 milioni (7.922) con un calo di 23.000 unità su novembre e una crescita di 410.000 unità su dicembre 2015. L’Istituto sottolinea che esiste un effetto demografico con il passaggio in questa fascia di coloro che sono nati nel 1966 e naturalmente e un peso della riforma pensioni Fornero che blocca al lavoro più a lungo avendo aumentato i requisiti per l’uscita verso la pensione. Il tasso di occupazione in questa fascia di età a dicembre era al 58,5% con un calo di 0,2 punti su novembre e un aumento di 1,8 punti su dicembre 2015.

Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni risale a dicembre superando quota 40%. L’Istat spiega che la quota di disoccupati sul totale degli attivi in quella fascia di età (occupati e disoccupati) a dicembre è al 40,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali sul mese precedente, al livello più alto da giugno 2015.

A dicembre cresce l’occupazione nella fascia dei 25-34enni rispetto a novembre con 46.000 unità al lavoro in più (+1,2%) mentre i disoccupati diminuiscono di 43.000 unità. In questa fascia, dice l’Istituto, gli occupati diminuiscono invece di 20.000 unità rispetto all’anno scorso. Il tasso di occupazione è al 60,5% con una crescita di 0,8 punti su novembre e di 0,5 punti su dicembre 2015. Il tasso di disoccupazione è al 17,8% con un calo di 0,9 punti su novembre e un aumento di 0,3 punti su dicembre 2015.

Il tasso di disoccupazione a dicembre è al 12%, stabile su novembre (dato rivisto al rialzo da 11,9% a 12%) e in rialzo di 0,4 punti su dicembre 2015. Si tratta, conclude l’Istat, del  livello più alto da giugno 2015 (12,2%). I disoccupati raggiungono quota 3.103.000 con un aumento di 9.000 unità su novembre e di 144.000 unità su dicembre 2015. Ancora in calo gli inattivi tra i 15 e i 64 anni con -15.000 unità su novembre e -478.000 unità su dicembre 2015. Il tasso di inattività è stabile sui minimi storici al 34,8%.

Al netto degli effetti demografici, specifica però l’Istat, a dicembre 2016 la performance occupazionale delle persone di 15-34 anni risulta positiva (+27 mila occupati stimati) e la variazione negativa osservata tra gli occupati (-19 mila) risulta interamente determinata dal calo della popolazione in questa classe di età. Anche tra i 35-49enni- spiega l’Istituto -  il forte calo della popolazione di questa classe di età (-2,0% nell’ultimo anno) influisce in modo decisivo sul calo dell’occupazione: la variazione osservata è pari a -149 mila a fronte di una performance occupazionale al netto dell’effetto demografico, di segno contrario pari a +49 mila. Tra i 50-64enni la crescita demografica contribuisce ad accentuare l’aumento degli occupati (da +217 mila occupati stimati al netto degli effetti demografici si passa a +350 mila osservati).

ISTAT: “CALA FIDUCIA CONSUMATORI, SU PER IMPRESE MA SOFFRE IL COMMERCIO”

30 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

L’analisi di Confesercenti: bene il recupero complessivo, ma da famiglie e distribuzione segnali preoccupanti

Peggiora a gennaio la fiducia del consumatori, secondo quanto rende noto l’Istat, che viene affossata dalle opinioni sul clima economico e su quello futuro. Risale invece la fiducia delle imprese, con progressi in tutti i settori tranne il commercio al dettaglio. Il clima di fiducia dei consumatori scende da 110,9 a 108,8 punti mantenendosi comunque su un livello superiore a quello di novembre 2016 e con una “lieve crescita” per la componente personale e quella corrente. L’indice composito del clima di fiducia delle imprese (Iesi) aumenta, invecem da 100,2 a 102,5. Tra le imprese, l’Istat registra un miglioramento della fiducia nel settore manifatturiero (l’indice passa da 103,7 a 104,8), nelle costruzioni (da 120,4 a 123,9) e nei servizi (da 102,5 a 105,4) e, in controtendenza, un calo nel commercio al dettaglio dove l’indice scende da 107,5 a 103,3 in un mese chiave, quello dei saldi invernali.

L’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti. La fiducia degli italiani non si consolida e continua a viaggiare sull’ottovolante. L’andamento dell’indice di fiducia di gennaio, infatti, capovolge completamente le rilevazioni di dicembre, e ci segnala per il mese in corso un peggioramento per i consumatori ed un miglioramento per le imprese, con l’eccezione negativa delle imprese della distribuzione commerciale. Un segnale preoccupante, che dimostra il persistere delle difficoltà del commercio. Per i servizi di mercato, legati o alle imprese o al turismo, la situazione appare invece più serena. E’ l’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti.

Il clima di fiducia dei consumatori diminuisce infatti quasi di un punto, trainato verso il basso proprio dal peggioramento dell’opinione e delle attese degli italiani sulla situazione economica del paese. Una valutazione che sembra integrarsi con quella delle imprese del commercio al dettaglio, unico comparto in cui scende il clima di fiducia, -4 punti, con accentuazione negativa delle grandi imprese, -5, rispetto alle piccole, -1.  Emerge dunque, ancora una volta, un quadro stagnante o di debolezza del mercato interno e del commercio di beni in particolare; a contribuire invece al recupero di fiducia del complesso delle imprese – in crescita di due punti sul mese scorso – oltre ai già citati servizi di mercato, sono infatti soprattutto le costruzioni, aiutate dalla ripresa del mercato immobiliare e dagli incentivi alle ristrutturazioni e, in misura minore, il settore manifatturiero, che sembra avere incamerato la lieve ripresa dell’export.

Servirebbero dunque interventi mirati a sostengo del mercato interno ed il commercio, anche considerando che i consumi sono i principali responsabili della crescita del nostro Pil; ma per arrivare ad un consolidamento definitivo del clima di fiducia occorre fare di più. Se infatti è evidente che i gravi eventi dell’ultimo periodo abbiano inciso, continuiamo però anche a scontare i problemi di fondo del Paese, dall’eccesso del carico fiscale – la cui lieve riduzione non sembra essere stata avvertita dalla gran parte degli italiani – ad un quadro di profonda incertezza politica ed economica che ancora impedisce un pieno recupero della fiducia di imprese e consumatori.

 

COMMERCIO, ISTAT: “A NOVEMBRE VENDITE DETTAGLIO – 0,7%”

27 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

In aumento dello 0,8% rispetto a novembre 2015.

A novembre 2016 le vendite al dettaglio registrano una variazione congiunturale negativa dello 0,7% in valore (0,8% in volume) che, dopo l’accelerazione rilevata ad ottobre, riallinea i livelli delle vendite a valori di poco superiori a settembre. E’ quanto comunica l’Istat sottolineando che su novembre 2015 si registra invece un aumento dello 0,8%. Le vendite di alimentari calano dell’1,2% in valore e dell’1,3% in volume, quelle di beni non alimentari -0,5% in valore -0,4% in volume.

Nella media del trimestre settembre-novembre 2016 l’indice complessivo delle vendite al dettaglio segna una lieve flessione (-0,1%), sia in valore sia in volume, rispetto al trimestre precedente. Rispetto a novembre 2015, le vendite aumentano complessivamente dello 0,8% in valore e dello 0,7% in volume. Le vendite di prodotti alimentari crescono dello 0,3% in valore e dello 0,2% in volume. Quelle di prodotti non alimentari registrano un incremento dell’1,0 in valore e dello 0,9% in volume. Tra i prodotti non alimentari, l’incremento tendenziale più sostenuto riguarda i gruppi Mobili, articoli tessili, arredamento e Prodotti farmaceutici (+2,2% per entrambi i gruppi). In diminuzione soltanto il gruppo Cartoleria, libri, giornali e riviste ( 1,6%). Rispetto a novembre 2015 si osserva un incremento del valore delle vendite sia per la grande distribuzione (+0,3%) sia, in misura più ampia, per le imprese operanti su piccole superfici (+1,0%). Rispetto a novembre 2015 il valore delle vendite al dettaglio aumenta dello 0,3% nelle imprese della grande distribuzione e dell’1,0% in quelle operanti su piccole superfici.

Nella grande distribuzione le vendite registrano variazioni positive in entrambi i settori merceologici: +0,2% per i prodotti alimentari e +0,4% per quelli non alimentari.
Anche nelle imprese operanti su piccole superfici il valore delle vendite registra variazioni tendenziali positive: +0,6% per i prodotti alimentari e +1,2% per quelli non alimentari. Con riferimento alla tipologia di esercizio della grande distribuzione, a novembre 2016 il valore delle vendite al dettaglio registra una variazione nulla per gli esercizi non specializzati, mentre aumenta dell’1,7% per quelli specializzati. Tra i primi, diminuisce il valore delle vendite degli esercizi a prevalenza alimentare (-0,1%), mentre aumenta quello degli esercizi a prevalenza non alimentare (+0,6%). In particolare, per gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare, il valore delle vendite aumenta per i Discount (+1,6%) e per i Supermercati (+0,4%); diminuisce, invece, per gli Ipermercati (-1,4%).

PREZZI, ISTAT CONFERMA: “ITALIA IN DEFLAZIONE NEL 2016”

16 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

Diminuzione dello 0,1% come media dell’anno. Prima volta dal 1959.

I dati definitivi dell’Istat confermano che nel 2016 i prezzi al consumo hanno registrato una variazione negativa (-0,1%) come media d’anno. “E’ dal 1959, quando la flessione fu pari a -0,4%, che non accadeva”, spiega l’istituto di statistica. A dicembre 2016, l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato, invece un aumento dello 0,5% nei confronti di dicembre 2015. Il tasso di inflazione nell’ultimo mese dell’anno, precisa l’Istat, è risultato così il maggiore da due anni e mezzo a partire da maggio del 2014 (quando era stato sempre dello 0,5%), ma si è rivelato insufficiente a risollevare il risultato dell’intero 2016, che ha chiuso in deflazione per la prima volta da 57 anni.

ISTAT: CASE, PREZZI +0,1% NEL TERZO TRIMESTRE, -0,9% SU ANNO.

11 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

La flessione tendenziale è dovuta principalmente ai prezzi delle abitazioni nuove.

“Nel terzo trimestre 2016, sulla base delle stime preliminari, l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB)  acquistate dalle famiglie, sia per fini abitativi sia per investimento, aumenta dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e diminuisce dello 0,9% nei confronti dello stesso periodo del 2015 (era -0,8% nel trimestre precedente)”.

Lo rileva l’Istat nei dati provvisori sui prezzi delle abitazioni nel terzo trimestre 2016. “La flessione tendenziale – dice l’Istituto – è dovuta principalmente ai prezzi delle abitazioni nuove, la cui diminuzione su base annua si accentua (-2,1%, da -1,1% del trimestre precedente), mentre si ridimensiona lievemente il calo dei prezzi delle abitazioni esistenti (-0,6%, da -0,7% del  periodo precedente)”.

“Il calo tendenziale dei prezzi delle abitazioni - prosegue l’Istituto – si manifesta contestualmente ad una crescita sostenuta del numero di immobili residenziali compravenduti (+17,4% rispetto al terzo  trimestre del 2015 secondo i dati diffusi dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate). Su base congiunturale il lievissimo aumento dell’IPAB è dovuto alla stabilità dei prezzi delle abitazioni nuove e al contestuale incremento dello 0,1% di quelli delle abitazioni esistenti. In media, nei primi tre trimestri del 2016 i prezzi delle abitazioni diminuiscono dello 0,9% rispetto allo stesso periodo  dell’anno precedente, sintesi di un calo dei prezzi dell’1,2% per le abitazioni nuove e dello 0,9% per quelle esistenti”.

“Il tasso di variazione acquisito dell’IPAB – conclude l’Istat – per il 2016 (la variazione media annua se nel quarto trimestre dell’anno i prezzi non variassero) rimane quindi negativo e pari -0,7% (era -1,2% nel trimestre  precedente). Rispetto alla media del 2010, nel terzo trimestre 2016 i  prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 14,5% (-2,6% le abitazioni nuove, -19,4% le esistenti)”.

 

ISTAT: A NOVEMBRE,+19.000 OCCUPATI SU MESE, +201.000 ANNO

10 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

La disoccupazione giovanile risale al 39,4%, il livello più alto a partire da ottobre 2015.

A novembre gli occupati in Italia sono aumentati di 19.000 unità rispetto a ottobre (+0,1%) e di 201.000 unità su novembre 2015 (+0,9%).

Lo rileva l’Istat spiegando che l‘aumento riguarda le donne e le persone ultracinquantenni. Aumentano, in questo mese, gli indipendenti e i dipendenti permanenti, calano i lavoratori a termine. Il tasso di occupazione è pari al 57,3%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre. La crescita su base annua si concentra esclusivamente tra gli over 50 (+453.000).

I dati mensili, dice l’Istituto, confermano un quadro di sostanziale stabilità dei livelli complessivi che si protrae da alcuni mesi: nel periodo settembre-novembre si registra un lieve calo degli occupati, rispetto al trimestre precedente (-0,1%, pari a -21 mila).  La crescita dell’occupazione a novembre è determinata dai lavoratori dipendenti permanenti (+0,1%, pari a +12 mila) e dagli indipendenti (+0,3%, pari a +16 mila). Si registra invece un calo dei dipendenti a termine (-0,4%, pari a -10 mila). Su base annua si conferma la forte crescita dei dipendenti (+1,1%, pari a +193 mila) e si rileva un lieve aumento anche tra gli indipendenti (+0,1%, pari a +7 mila). La crescita dei dipendenti riguarda sia quelli permanenti (+0,9%, pari a +135 mila) sia quelli a termine (+2,5%, pari a +58 mila).

Il tasso di disoccupazione, dice ancora l’Istituto a novembre torna a salire nonostante la crescita dell’occupazione. Il valore  si attesta all’11,9% in aumento di 0,2 punti su base mensile e di 0,5 punti rispetto a novembre 2015, al livello più alto dopo giugno 2015. I disoccupati salgono a quota 3.089.000, in aumento di 57.000 su ottobre e di 165.000 su novembre 2015. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni a novembre calano di 93.000 unità su ottobre e di 469.000 su novembre 2015. Il tasso di inattività è ai minimi storici (34,8%).

Il tasso di occupazione a novembre, come già accennato, aumenta solo per i lavoratori con più di 50 anni, dice l’Istat e rimane stabile per quelli di 35-49 anni e cala per le fasce di età più giovani. L’occupazione nella fascia tra i 50 e i 64 anni raggiunge il 58,8%, un valore superiore di 0,5 punti rispetto a ottobre e di 2,1 punti rispetto a novembre 2015 e maggiore anche rispetto alla media nazionale complessiva (57,3%).

Analizzando la fascia di età tra 15 e 24 anni, conclude l’Istituto, a novembre il tasso di disoccupazione giovanile sale al 39,4%, in aumento di 1,8 punti percentuali rispetto al mese precedente, e tocca così il livello più alto a partire da ottobre 2015. Il tasso di occupazione giovanile diminuisce di 0,1 punti percentuali, mentre quello di inattività – che include anche le persone impegnate negli studi - cala di 0,6 punti.

ISTAT: AUMENTA IL REDDITO DELLE FAMIGLIE CONSUMATRICI NEL TERZO TRIMESTRE 2016

05 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

“Nel terzo trimestre del 2016 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 9,3%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente”.

Lo riporta l’Istat che spiega come: “in presenza di un incremento congiunturale dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi delle famiglie, il potere d’acquisto delle famiglie è aumentato dello 0,1%”.

“La pressione fiscale – spiega l’Istituto – è stata pari al 40,8%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 41,7%, è risultata invariata rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento, pari al 19,4%, è aumentato di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente”.

“L’indebitamento netto delle AP in rapporto al Pil – conclude l’Istat – è stato pari al 2,1%, in lieve peggioramento (+0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso trimestre del 2015. Il saldo primario delle AP (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,7% (1,9% nel terzo trimestre del 2015). Il saldo corrente delle AP è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil dello 0,8% (1,5% nel terzo trimestre del 2015)”.

ISTAT: PEGGIORA IL RAPPORTO DEFICIT-PIL NEL TERZO TRIMESTRE 2016, SULLO STESSO PERIODO 2015

05 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

Sale potere d’acquisto delle famiglie e cala propensione risparmio su trimestre precedente

Il rapporto tra il deficit e il Pil, nel terzo trimestre 2016, è stato pari al 2,1%, in lieve peggioramento (+0,1 punti percentuali) sullo stesso trimestre del 2015.

Lo rileva l’Istat  che aggiunge: guardando il dato cumulato dei primi tre trimestri, l’indebitamento netto si è attestato al 2,3% del Pil, in calo a confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente (era al 2,6%).

Al contempo sale il potere d’acquisto delle famiglie, ovvero il reddito reale che è aumentato, nel terzo trimestre 2016, dello 0,1% sul trimestre precedente e dell’1,8% su base annua. In termini tendenziali – spiega l’Istituto – si registra un aumento dell’1,9% del reddito disponibile delle famiglie. Il reddito disponibile rispetto al trimestre precedente, è aumentato dello 0,2% mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%.

La propensione al risparmio delle famiglie si attesta al 9,3% nel terzo trimestre 2016, in lieve calo (-0,1%) rispetto al trimestre precedente ed in aumento dello 0,6% rispetto allo stesso trimestre del 2015. La lievissima flessione congiunturale della propensione al risparmio rispetto al trimestre precedente, osserva l’Istituto di statistica, deriva da una crescita dei consumi finali di poco superiore a quella del reddito disponibile delle famiglie consumatrici (rispettivamente 0,3% e 0,2%).

La pressione fiscale – spiega l’Istituto –  nel terzo trimestre del 2016 è stata pari al 40,8%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 41,7%, è risultata invariata rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento, pari al 19,4%, è aumentato di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Gli investimenti fissi lordi – conclude l’Istat – hanno segnato una crescita del 2,2% in termini congiunturali e del 3,8% in termini tendenziali.

ISTAT: INFLAZIONE, A DICEMBRE +0,4% SU MESE, +0,5% SU ANNO

04 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

In media d’anno, nel 2016 i prezzi al consumo registrano una variazione negativa (-0,1%): è dal 1959 che non accadeva.

“A dicembre 2016, secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,4% rispetto al mese precedente e dello 0,5% nei confronti di dicembre 2015″.

Lo rileva l’Istat specificando che “in media d’anno, nel 2016 i prezzi al consumo registrano una variazione negativa (-0,1%): è dal 1959 (quando la flessione fu pari a -0,4%) che non accadeva”.

“L‘inflazione di fondo - dice ancora - calcolata al netto degli alimentari freschi e dei prodotti energetici, rimane invece in territorio positivo (+0,5%), pur rallentando la crescita da +0,7% del 2015. La ripresa dell’inflazione a dicembre 2016 è dovuta principalmente alle accelerazioni della crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,6%, da +0,9% di novembre), degli Energetici non regolamentati (+2,4%, da +0,3% di novembre) e degli Alimentari non lavorati (+1,8%, era +0,2% il mese precedente)”.

“A dicembre l’inflazione di fondo sale a +0,6% (da +0,4% del mese precedente), sottolinea l’Istituto. Al netto dei soli beni energetici si attesta a +0,7% (da +0,4% di novembre).Dopo trentaquattro mesi di variazioni tendenziali negative, i prezzi dei beni tornano a registrare una variazione positiva (+0,1% da -0,4% di novembre), mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi accelera, portandosi a +0,9% (era +0,5% a novembre). L’aumento su base mensile dell’indice generale è principalmente dovuto agli aumenti dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+1,9%), degli Energetici non regolamentati (+1,1%), degli Alimentari non lavorati (+1,0%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,5%). I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona crescono dello 0,4% in termini congiunturali e dello 0,6% in termini tendenziali (da -0,1% di novembre)”.

“I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto - conclude – aumentano dello 0,3% su base mensile e dell’1,0% su base annua (era +0,5% a novembre). Nel mese di dicembre 2016, sulla base delle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,4% su base congiunturale e dello 0,5% su base tendenziale (da +0,1% di novembre). La variazione media annua relativa al 2016 è negativa e pari a -0,1%, (da +0,1% del 2015)”.

ISTAT: A DICEMBRE SALE FIDUCIA CONSUMATORI, CALA IMPRESE

30 Dicembre 2016 NEWS CONFESERCENTI

L’indice dei consumatori sale da 108,1 a 111,1, quello delle imprese scende da 101,4 a 100,3.

“A dicembre 2016 migliora il clima di fiducia dei consumatori, mentre peggiora quello delle imprese“.

Lo riporta l’Istat che spiega come: “l’indice dei consumatori sale da 108,1 a 111,1, con progressi diffusi a tutte le componenti della fiducia, che torna sul livello di luglio 2016. L’indice composito del clima delle imprese Iesi scende, invece, da 101,4 a 100,3. Le dinamiche settoriali sono diversificate. Peggiora, infatti, la fiducia nei servizi e nelle costruzioni, cresce nella manifattura”.

Per quanto riguarda i consumatori, “il clima economico passa da 127,6 a 133,8, attestandosi leggermente al di sopra del livello medio del periodo maggio-giugno 2016. Il clima personale e quello corrente salgono per il secondo mese consecutivo passando, rispettivamente, da 101,3 a 102,7 e da 103,7 a 106,2. La componente futura torna ad aumentare nel mese di dicembre (da 113,8 a 116,2), raggiungendo il livello più elevato da giugno 2016″.

“I giudizi dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese migliorano decisamente così come le aspettative, il cui saldo torna ad aumentare dopo sette mesi consecutivi di diminuzione. Sull’andamento dei prezzi al consumo, prevalgono giudizi e attese orientati alla diminuzione. Infine, diminuiscono per il secondo mese consecutivo le aspettative sulla disoccupazione“.

“Con riferimento alle imprese, nel mese di dicembre si registra un calo della fiducia nei servizi, con l’indice che passa da 105 a 102,5, e nelle costruzioni (da 124,2 a 120,4)”.

“Nella manifattura l’indice sale da 102,2 a 103,5. Più in dettaglio, nel comparto manifatturiero migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sulla produzione e il saldo dei giudizi sulle scorte rimane stabile. Nel settore delle costruzioni, peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le aspettative sull’occupazione. Nei servizi, si deteriorano i giudizi e le attese sul livello degli ordini mentre le attese sull’andamento dell’economia migliorano”.