CONFESERCENTI: FIDUCIA, SIAMO SEMPRE SULL’OTTOVOLANTE. BENE RECUPERO IMPRESE, MA DA CONSUMATORI E DISTRIBUZIONE SEGNALI NEGATIVI PER IL COMMERCIO

30 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

L’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti.

La fiducia degli italiani non si consolida e continua a viaggiare sull’ottovolante. L’andamento dell’indice di fiducia di gennaio, infatti, capovolge completamente le rilevazioni di dicembre, e ci segnala per il mese in corso un peggioramento per i consumatori ed un miglioramento per le imprese, con l’eccezione negativa delle imprese della distribuzione commerciale. Un segnale preoccupante, che dimostra il persistere delle difficoltà del commercio. Per i servizi di mercato, legati o alle imprese o al turismo, la situazione appare invece più serena. E’ l’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti.

Il clima di fiducia dei consumatori diminuisce infatti quasi di un punto, trainato verso il basso proprio dal peggioramento dell’opinione e delle attese degli italiani sulla situazione economica del paese. Una valutazione che sembra integrarsi con quella delle imprese del commercio al dettaglio, unico comparto in cui scende il clima di fiducia, -4 punti, con accentuazione negativa delle grandi imprese, -5, rispetto alle piccole, -1.  Emerge dunque, ancora una volta, un quadro stagnante o di debolezza del mercato interno e del commercio di beni in particolare; a contribuire invece al recupero di fiducia del complesso delle imprese – in crescita di due punti sul mese scorso – oltre ai già citati servizi di mercato, sono infatti soprattutto le costruzioni, aiutate dalla ripresa del mercato immobiliare e dagli incentivi alle ristrutturazioni e, in misura minore, il settore manifatturiero, che sembra avere incamerato la lieve ripresa dell’export.

Servirebbero dunque interventi mirati a sostengo del mercato interno ed il commercio, anche considerando che i consumi sono i principali responsabili della crescita del nostro Pil; ma per arrivare ad un consolidamento definitivo del clima di fiducia occorre fare di più. Se infatti è evidente che i gravi eventi dell’ultimo periodo abbiano inciso, continuiamo però anche a scontare i problemi di fondo del Paese, dall’eccesso del carico fiscale – la cui lieve riduzione non sembra essere stata avvertita dalla gran parte degli italiani – ad un quadro di profonda incertezza politica ed economica che ancora impedisce un pieno recupero della fiducia di imprese e consumatori.

 

ISTAT: “CALA FIDUCIA CONSUMATORI, SU PER IMPRESE MA SOFFRE IL COMMERCIO”

30 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

L’analisi di Confesercenti: bene il recupero complessivo, ma da famiglie e distribuzione segnali preoccupanti

Peggiora a gennaio la fiducia del consumatori, secondo quanto rende noto l’Istat, che viene affossata dalle opinioni sul clima economico e su quello futuro. Risale invece la fiducia delle imprese, con progressi in tutti i settori tranne il commercio al dettaglio. Il clima di fiducia dei consumatori scende da 110,9 a 108,8 punti mantenendosi comunque su un livello superiore a quello di novembre 2016 e con una “lieve crescita” per la componente personale e quella corrente. L’indice composito del clima di fiducia delle imprese (Iesi) aumenta, invecem da 100,2 a 102,5. Tra le imprese, l’Istat registra un miglioramento della fiducia nel settore manifatturiero (l’indice passa da 103,7 a 104,8), nelle costruzioni (da 120,4 a 123,9) e nei servizi (da 102,5 a 105,4) e, in controtendenza, un calo nel commercio al dettaglio dove l’indice scende da 107,5 a 103,3 in un mese chiave, quello dei saldi invernali.

L’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti. La fiducia degli italiani non si consolida e continua a viaggiare sull’ottovolante. L’andamento dell’indice di fiducia di gennaio, infatti, capovolge completamente le rilevazioni di dicembre, e ci segnala per il mese in corso un peggioramento per i consumatori ed un miglioramento per le imprese, con l’eccezione negativa delle imprese della distribuzione commerciale. Un segnale preoccupante, che dimostra il persistere delle difficoltà del commercio. Per i servizi di mercato, legati o alle imprese o al turismo, la situazione appare invece più serena. E’ l’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti.

Il clima di fiducia dei consumatori diminuisce infatti quasi di un punto, trainato verso il basso proprio dal peggioramento dell’opinione e delle attese degli italiani sulla situazione economica del paese. Una valutazione che sembra integrarsi con quella delle imprese del commercio al dettaglio, unico comparto in cui scende il clima di fiducia, -4 punti, con accentuazione negativa delle grandi imprese, -5, rispetto alle piccole, -1.  Emerge dunque, ancora una volta, un quadro stagnante o di debolezza del mercato interno e del commercio di beni in particolare; a contribuire invece al recupero di fiducia del complesso delle imprese – in crescita di due punti sul mese scorso – oltre ai già citati servizi di mercato, sono infatti soprattutto le costruzioni, aiutate dalla ripresa del mercato immobiliare e dagli incentivi alle ristrutturazioni e, in misura minore, il settore manifatturiero, che sembra avere incamerato la lieve ripresa dell’export.

Servirebbero dunque interventi mirati a sostengo del mercato interno ed il commercio, anche considerando che i consumi sono i principali responsabili della crescita del nostro Pil; ma per arrivare ad un consolidamento definitivo del clima di fiducia occorre fare di più. Se infatti è evidente che i gravi eventi dell’ultimo periodo abbiano inciso, continuiamo però anche a scontare i problemi di fondo del Paese, dall’eccesso del carico fiscale – la cui lieve riduzione non sembra essere stata avvertita dalla gran parte degli italiani – ad un quadro di profonda incertezza politica ed economica che ancora impedisce un pieno recupero della fiducia di imprese e consumatori.

 

ABI: A DICEMBRE +1,4% PRESTITI A FAMIGLIE E IMPRESE

19 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

“A fine 2016 l’ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.807,7 miliardi di euro è nettamente superiore, di quasi 132 miliardi, all’ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.676,1 miliardi di euro. Dai dati di dicembre 2016, emerge che i prestiti a famiglie e imprese sono in crescita su base annua del +1,4%, in accelerazione rispetto al +0,8% del mese precedente, confermando la prosecuzione del miglioramento della dinamica dello stock dei finanziamenti. Tale evidenza emerge da nostre stime basate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia,
relativi ai finanziamenti a famiglie e imprese”.

E’ quanto emerge dal Rapporto mensile ABI dal quale si evince come: “sulla base degli ultimi dati ufficiali, relativi a novembre 2016, si conferma, anche per i finanziamenti in essere, la ripresa del mercato dei mutui, inizialmente colta con l’impennata dei nuovi mutui. L’ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie ha registrato una variazione positiva di +1,7% rispetto a novembre 2015 (quando già si manifestavano segnali di miglioramento). A dicembre 2016, si sono ridotti ulteriormente i tassi di interesse applicati sui prestiti alla clientela: il tasso medio sul totale dei prestiti è risultato pari al 2,85%, toccando il nuovo minimo storico (era pari a 2,91% il mese precedente e a 6,18% prima della crisi, a fine 2007). Il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni si è attestato al 2,02%, nuovo minimo storico (2,05% a novembre 2016 e 5,72% a fine 2007). Sul totale delle nuove erogazioni di mutui circa i due terzi sono mutui a tasso fisso. Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese si è posizionato all’1,54%, era pari a 1,56% il mese precedente (5,48% a fine 2007)”.

“Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni già effettuate dalle banche con proprie risorse) – prosegue il Rapporto – a fine novembre 2016 si collocano a 85,2 miliardi
di euro, un valore in ulteriore lieve diminuzione rispetto al dato di ottobre (85,5 miliardi). Si conferma quindi la riduzione di oltre il 4% delle sofferenze nette rispetto al picco di 89 miliardi di fine novembre 2015. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è risultato pari al 4,80% a novembre 2016, lo stesso valore di ottobre 2016 (era il 4,91% a fine 2015 e lo 0,86% prima dell’inizio della crisi). In Italia i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) sono aumentati, a fine dicembre 2016, di circa 54,6 miliardi di euro rispetto a un anno prima (variazione pari a +4,2% su base annuale), mentre si conferma la diminuzione della raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni, per quasi 77 miliardi di euro in valore assoluto negli ultimi 12 mesi (pari a -19,9%). La dinamica della raccolta complessiva (depositi da clientela residente + obbligazioni) ha registrato a fine 2016 una variazione su base annua pari a -1,3%, era -1,2% il mese precedente. Dalla fine del 2007, prima dell’inizio della crisi, ad oggi la raccolta da clientela è cresciuta da 1.513 a 1.676,1 miliardi di euro, segnando un aumento – in valore assoluto – di oltre 163 miliardi”.

” A dicembre 2016 – conclude ABI – il tasso di interesse medio sul totale della raccolta
bancaria da clientela (somma di depositi, obbligazioni e pronti contro termine in euro a famiglie e società non finanziarie) in Italia si è collocato allo 0,97% (1% il mese precedente e in flessione dal 2,89% a fine 2007) ad effetto:

  • del tasso praticato sui depositi (conti correnti, depositi a risparmio e
    certificati di deposito), che si è attestato allo 0,40% (0,41% a novembre);
  • del tasso sui PCT pari a 1,18% (dall’1,22% di novembre);
  • del rendimento delle obbligazioni, pari al 2,75%, lo stesso valore del
    mese precedente.

Il margine (spread) fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie permane in Italia su livelli particolarmente bassi, a dicembre 2016 risultava pari a 188 punti base (191 punti base il mese precedente), in marcato calo dagli oltre 300 punti base di prima della crisi finanziaria (329 punti base a fine 2007). In media nel 2016 tale differenziale è risultato pari a 1,98 p.p (2,12 p.p. nel 2015)”.

 

ISTAT: A DICEMBRE SALE FIDUCIA CONSUMATORI, CALA IMPRESE

30 Dicembre 2016 NEWS CONFESERCENTI

L’indice dei consumatori sale da 108,1 a 111,1, quello delle imprese scende da 101,4 a 100,3.

“A dicembre 2016 migliora il clima di fiducia dei consumatori, mentre peggiora quello delle imprese“.

Lo riporta l’Istat che spiega come: “l’indice dei consumatori sale da 108,1 a 111,1, con progressi diffusi a tutte le componenti della fiducia, che torna sul livello di luglio 2016. L’indice composito del clima delle imprese Iesi scende, invece, da 101,4 a 100,3. Le dinamiche settoriali sono diversificate. Peggiora, infatti, la fiducia nei servizi e nelle costruzioni, cresce nella manifattura”.

Per quanto riguarda i consumatori, “il clima economico passa da 127,6 a 133,8, attestandosi leggermente al di sopra del livello medio del periodo maggio-giugno 2016. Il clima personale e quello corrente salgono per il secondo mese consecutivo passando, rispettivamente, da 101,3 a 102,7 e da 103,7 a 106,2. La componente futura torna ad aumentare nel mese di dicembre (da 113,8 a 116,2), raggiungendo il livello più elevato da giugno 2016″.

“I giudizi dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese migliorano decisamente così come le aspettative, il cui saldo torna ad aumentare dopo sette mesi consecutivi di diminuzione. Sull’andamento dei prezzi al consumo, prevalgono giudizi e attese orientati alla diminuzione. Infine, diminuiscono per il secondo mese consecutivo le aspettative sulla disoccupazione“.

“Con riferimento alle imprese, nel mese di dicembre si registra un calo della fiducia nei servizi, con l’indice che passa da 105 a 102,5, e nelle costruzioni (da 124,2 a 120,4)”.

“Nella manifattura l’indice sale da 102,2 a 103,5. Più in dettaglio, nel comparto manifatturiero migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sulla produzione e il saldo dei giudizi sulle scorte rimane stabile. Nel settore delle costruzioni, peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le aspettative sull’occupazione. Nei servizi, si deteriorano i giudizi e le attese sul livello degli ordini mentre le attese sull’andamento dell’economia migliorano”.

ABI: A NOVEMBRE IN AUMENTO PRESTITI A FAMIGLIE E IMPRESE

23 Dicembre 2016 NEWS CONFESERCENTI

Aumentano i prestiti bancari a famiglie e imprese.

A novembre, secondo il rapporto mensile dell’ABI, “il complesso dei finanziamenti a famiglie e aziende segna un +1,05% su base annua, dopo il -1,02% di ottobre. Una dinamica delineata sulla base di stime dell’associazione bancaria fondate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia, ricalcolata includendo i prestiti non rilevati nei bilanci bancari in quanto cartolarizzati e al netto delle variazioni delle consistenze non connesse con transazioni”.

“A ottobre – riporta il Rapporto – l’ammontare complessivo dei mutui ai nuclei familiari ha segnato un +1,7% rispetto allo stesso mese del 2015, quando già si manifestavano segnali di miglioramento. Frena invece l’andamento del totale dei prestiti all’economia: +0,50% a novembre, dal +0,60% di ottobre”.

“Il mese scorso, sottolinea Palazzo Altieri, l’ammontare dei finanziamenti è stato di 1.814,5 miliardi, nettamente superiore, di quasi 151 miliardi, all’ammontare complessivo della raccolta, 1.663,8 miliardi”.

A novembre, spiega l’ABI, “diminuisce ancora la raccolta a medio e lungo termine (tramite obbligazioni), con un -18% su base annua (quasi -70 miliardi) dopo il -16,97% di ottobre. I depositi invece aumentano di oltre 56 miliardi rispetto a novembre dell’anno scorso (+4,4%). Resta negativo l’andamento della raccolta complessiva (depositi da clientela residente e obbligazioni), che a novembre segna un calo dello 0,82% annuo, in miglioramento rispetto al -1,51% di ottobre. Dalla fine del 2007 a oggi, aggiunge l’associazione bancaria, la raccolta è passata da 1.513 a 1.663,8 miliardi, con un aumento di oltre 151 miliardi”.

“Tassi d’interesse mai così bassi per i prestiti bancari, dice ancora: i tassi sono diminuiti e quello medio sul totale dei finanziamenti è sceso al 2,90%, dal 2,94% di ottobre, toccando un nuovo minimo storico. Anche i tassi d’interesse sui mutui restano vicini ai minimi storici: il tasso medio sui nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si è attestato al 2,06%, in crescita dal 2,03% di ottobre ma non lontano dal valore record di settembre (2,02%). Sul totale delle nuove erogazioni circa i due terzi sono a tasso fisso. Il tasso medio sui nuovi finanziamenti alle imprese, aggiunge l’associazione bancaria, è aumentato invece all’1,67%, dall’1,57% di ottobre”.

“Sofferenze bancarie in leggero aumento – conclude l’ABI. Nel rapporto mensile, le sofferenze nette (al netto delle svalutazioni già fatte dalle banche) sono state pari a 85,471 miliardi, in crescita dagli 85,162 miliardi di settembre. Il rapporto con i prestiti totali è stato del 4,80%, lo stesso valore di settembre”.

A OTTOBRE TORNANO A CRESCERE I PRESTITI DELLE BANCHE ALLE IMPRESE

16 Dicembre 2016 NEWS CONFESERCENTI

Tornano a crescere, a ottobre, i prestiti bancari alle aziende.

Secondo i dati della Banca d’Italia “sono saliti su base annua dello 0,5% contro lo 0,2% di settembre. Era da maggio che non si verificava una variazione positiva. Continua l’aumento dei finanziamenti alle famiglie (+1,6%). Nel complesso i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, hanno registrato una crescita su base annua dell’1,0 per cento (0,9 per cento a settembre)”.

“I tassi d’interesse sui finanziamenti – prosegue Bankitalia – erogati a ottobre alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, comprensivi delle spese accessorie, sono stati pari al 2,34 per cento (2,33 nel mese precedente). Quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo sono stati pari all’8,08 per cento (8,12 nel mese precedente). I tassi d’interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro sono risultati pari al 2,31 per cento (2,26 nel mese precedente); quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia all’1,08 per cento (1,02 per cento a settembre). I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,41 per cento (0,42 nel mese precedente)”.

Continua, a ottobre, il calo delle sofferenze bancarie lorde. Secondo quanto si ricava dalle tabelle della Banca d’Italia “sono ammontate a 198,6 miliardi di euro (85,471 il valore netto) contro i 198,9 di settembre e i 200,1 di agosto. Il tasso di crescita sui 12 mesi – tenendo conto delle discontinuità statistiche ma senza correggere per le cartolarizzazioni e le altre cessioni – è stato pari a -1,0%. Quando si corregge tale tasso di crescita per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati, il tasso di crescita è dell’11,7%”.

ISTAT: A NOVEMBRE NON RIPRENDE LA FIDUCIA, PER IMPRESE E CONSUMATORI SI REGISTRA UN LIEVE CALO

28 Novembre 2016 NEWS CONFESERCENTI

Per i consumatori la fiducia scende a 107,9, da 108,0 di ottobre; per le imprese passa da 101,7 a 101,4.

Fiducia di consumatori e imprese in lieve calo a novembre. In particolare l’indice della prima scende a quota 107,9 (108,0 a ottobre), mentre quello della seconda cala da 101,7 a 101,4″.

Lo segnala l’Istat che spiega: “tra le componenti del clima di fiducia dei consumatori, il clima economico si mantiene sostanzialmente stabile (da 127,3 a 127,2) mentre la componente futura registra una diminuzione riportandosi sul livello medio del periodo luglio-agosto (da 114,3 a 113,7). Dopo i cali registrati negli ultimi tre mesi, in novembre sia il clima personale sia quello corrente migliorano: la componente personale aumenta da 100,5 a 101,3 e quella corrente passa da 102,8 a 103,7″.

“I giudizi dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese - dice l’Istituto -scendono lievemente (il saldo passa da -52 a -53) cosi’ come le aspettative il cui saldo si attesta sul valore più basso registrato da marzo 2014 (il saldo passa da -19 a -20). Le opinioni sull’andamento dei prezzi al consumo, espresse su un arco temporale di 12 mesi (giudizi sui 12 mesi passati e aspettative per i prossimi 12 mesi), sono orientate alla diminuzione: per i giudizi, il saldo passa da -30 a -34 e per le aspettative da -25 a -28. Infine, diminuiscono le aspettative sulla disoccupazione: il saldo raggiunge il valore più basso dallo scorso giugno (da 31 a 28)”.

“Con riferimento alle imprese – spiega l’Istat - a novembre si registra un peggioramento della fiducia diffuso in tutti i comparti tranne nel commercio: nella manifattura l’indice passa da 102,9 a 102,0, nei servizi di mercato da 106,6 a 105,2, nelle costruzioni da 125,8 a 124,2; nel commercioal dettaglio l’indice sale da 101,6 a 106,5.  Per quanto riguarda le componenti dei climi di fiducia, nel comparto manifatturiero peggiorano i giudizi sugli ordini (il saldo passa da -11 a -14) mentre aumentano le attese sulla produzione (da 9 a 10). Il saldo dei giudizi sulle scorte rimane stabile. Nel settore delle costruzioni, migliorano i giudizi sugli ordini (da -27 a -25) mentre si segnala un diffuso peggioramento delle aspettative sull’occupazione (da -7 a -11 il saldo)”.

“Nei servizi – conclude l’Istituto – si deteriorano i giudizi sul livello degli ordini (da 8 a 6 il saldo) e le attese sull’andamento general dell’economia (da 5 a 3); il saldo delle attese sugli ordini rimane stabile a quota 5. Nel commercio al dettaglio migliorano sia i giudizi sulle vendite correnti (il saldo passa da -1 a 7) sia le attese sulle vendite future (da 23 a 29); il saldo dei giudizi sulle scorte di magazzino diminuisce da 10 a 9. Il clima di fiducia migliora nella grande distribuzione (da 100,1 a 108,9), ma peggiora in quella tradizionale (da 104,6 a 100,4). Nella prima, aumenta sia il saldo dei giudizi sulle vendite correnti sia quello relativo alle aspettative sulle vendite future; nella seconda, al contrario, i due saldi diminuiscono decisamente. Quanto infine alle scorte di magazzino, il saldo della variabile diminuisce nella grande distribuzione mentre aumenta in quella tradizionale”.

ISTAT: GIÙ INNOVAZIONE IN IMPRESE TRA 2012 E 2014

09 Novembre 2016 NEWS CONFESERCENTI

Istat: giù innovazione in imprese tra 2012 e 2014“Nel triennio 2012-2014 il 44,6% delle imprese con 10 o più addetti imprese residenti in Italia ha svolto attività finalizzate all’introduzione di innovazioni (stime campionarie). Rispetto ai tre anni precedenti (2010-2012), la quota di imprese che innovano scende sensibilmente da 51,9 a 44,6% (-7,3 punti percentuali), calo spiegato in parte rilevante dalla riduzione degli investimenti in innovazioni organizzative e di marketing”.

Lo riporta l’Istat che spiega come: “la propensione innovativa è in netto calo fra le piccole imprese (41,3%, -8 punti percentuali dal triennio precedente), rispetto alle medie (64,9%, -3,9 punti percentuali), mentre è in contenuta crescita fra le grandi (83,3%, +0,8), per le quali l’innovazione si conferma una caratteristica strutturale. L’Industria è ancora il settore più innovativo con il 50,5% di imprese con attività di innovazione, seguono i Servizi con il 42,2% e le Costruzioni con il 30,5%. Il 31,9% delle imprese (contro il 35,5% del periodo 2010-2012) è stato impegnato in attività dirette all’introduzione di innovazioni di prodotto-processo (imprese innovatrici in senso stretto). Il 3,4% delle imprese ha dichiarato di avere ancora in corso o di aver abbandonato i progetti di innovazione alla fine del 2014″.

“Si conferma – spiega ancora l’Istituto –  la tendenza all’adozione di pratiche di innovazione di tipo integrato: il 45,6% delle imprese con attività innovative è stato impegnato nello sviluppo di nuovi prodotti-processi e contestualmente ha introdotto innovazioni organizzative o di marketing; il 46,5% delle imprese innovatrici in senso stretto ha innovato sia i prodotti sia i processi produttivi. Nel 2014 le imprese italiane hanno investito complessivamente 23,2 miliardi di euro per le attività innovative di prodotto-processo, il 4,3% in meno rispetto al 2012. La Ricerca e sviluppo (R&S) rappresenta quasi la metà della spesa complessiva.

“La spesa sostenuta per le attività innovative di prodotto-processo – sottolinea l’Istat – è stata in media di circa 6.200 euro per addetto, in lieve diminuzione rispetto al 2012 (6.300 euro). I valori più elevati si sono registrati nell’industria (8.000 euro), in particolare nelle grandi imprese industriali (9.000 euro). Il 23,6% delle imprese innovatrici in senso stretto ha dichiarato di aver beneficiato di incentivi pubblici nel triennio 2012-2014 (era il 20,7% nel triennio precedente). La capacità di innovare attivando forme di cooperazione con altri soggetti è ancora contenuta ma in rapido aumento, riguarda il 19,8% delle imprese (12,5% nel periodo precedente).

“Dal Nord al Mezzogiorno – conclude l’Istituto – si riduce la propensione delle imprese a innovare. Le regioni del Nord continuano a registrare una maggiore capacità innovativa; indipendentemente dalla composizione produttiva, aumenta il gap delle regioni meridionali con il resto del Paese. L’innovazione è ancora fortemente concentrata sul territorio. Due terzi delle imprese innovatrici sono presenti in sole cinque regioni, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Lazio. Le stesse contribuiscono ai tre quarti della spesa nazionale per l’innovazione”.