Confesercenti: reddito basso commercianti (2015) conferma forti difficoltà settore.

Il reddito medio relativamente basso dichiarato dai commercianti nel 2015 (22.510 euro, in aumento comunque del 18% rispetto al 2014) non deve sorprendere e ancor più non deve rialimentare la solita campagna contro i titolari di attività commercianti. Siamo, purtroppo, alla conferma delle forti difficoltà che il settore ha vissuto e sta vivendo in questi anni. Lo sottolinea una nota di Confesercenti Potenza evidenziando che rispetto alla media nazionale il reddito dei commercianti della provincia di Potenza è decisamente al di sotto in una forbice calcolabile tra il 7 e l’11 per cento che nei comuni più interni e piccoli può superare anche il 30% in meno. E’ d’altronde l’ Istat a segnalare che tra il 2011 ed il 2016 le vendite delle piccole superfici sono scese del 9,5%. Si tratta di una perdita secca di quasi 11mila euro per negozio: non per caso, ancora nel 2015, hanno chiuso circa 40mila attività commerciali. E fra commercio e pubblici esercizi, quasi la metà delle imprese ormai ha una vita inferiore ai tre anni: un turnover elevatissimo, che abbassa notevolmente le medie. Non inganni, da questo punto di vista, la crescita del reddito medio dichiarato registrata sull’anno precedente: si tratta infatti di un effetto ‘collaterale’ dovuto all’introduzione del regime dei minimi, cui hanno aderito molti tra coloro che registrano il volume di vendite più basso, e che ha quindi spinto verso l’alto la media 2015.
Dai dati che emergono dall’osservatorio economico della Confesercenti – riferisce il presidente di Confesercenti Potenza Prospero Cassino – oramai le imprese lavorano fino al 20 luglio per pagare imposte e tasse e solo dopo il 20 luglio cominciano a lavorare per se stessi. Non solo esistono dei veri e propri ingorghi fiscali (al 20 di agosto l’Agenzia delle Entrate indica oltre 110 adempimenti) ma sempre di più diventa difficile pesa sulle nostre imprese la possibilità di fare fronte alle richieste fiscali di Stato, Regioni e Comuni. Ebbene, secondo i dati rilevati dal nostro osservatorio economico ben il 13% non pagherà le imposte risultanti, e non per volontà politica o per protesta me per il semplice motivo di non avere i soldi per pagare. La situazione finanziaria gravissima è documentata anche dalle altre scadenze: l’11% non è in grado di pagare l’IVA, il 31% non paga i contributi previdenziali per se stesso e per i propri familiari mentre. Seppur tra mille difficolta si continuano a pagare contributi ed imposte per i dipendenti (7%).

Parlare di ripresa in questa situazione sembra quasi una presa in giro, continua Cassino, è evidente che seppur di fronte ad una serie di interventi positivi, sul lavoro dipendente ad esempio, la situazione continua ad essere gravissima. Sono tantissime le attività commerciali che sopravvivono in attesa di tempi migliori. Occorrono interventi immediati per rilanciare i consumi interni, come ad esempio la nostra proposta di un patto generazionale che permetta ai lavoratori anziani di andare in pensione in cambio di assunzioni di giovani, va alleggerito il carico fiscale delle imprese (gravato oramai dalla tassazione locale aumentata del 100% dal 2008) bisogna agire con più coraggio sulla leva degli investimenti: chi investe in azienda in innovazione, ristrutturazione, personale, marketing va premiato

Consumi commercializzati per tipologia distributiva. Variazioni percentuali ed assolute 2011-2016

 

Variazioni

 

%

miliardi €

Totale vendite

 

 

     Grande distribuzione

-1,2

-0,8

     Piccole superfici

-9,5

-6,9

Alimentare

 

 

     Grande distribuzione

+2,7

+2,3

     Piccole superfici

-11,0

-2,4

Non alimentare

 

 

     Grande distribuzione

-6,5

-3,1

     Piccole superfici

-9,3

-4,5

Fonte: elaborazione Ufficio Economico Confesercenti su dati Istat

Acquisti on line: indagine confesercenti

newsconfeserc17AaCresce la quota di consumatori lucani che acquistano online e cambia lo scenario del commercio elettronico. Lo afferma in una nota Confesercenti Potenza. Tuttavia, la penetrazione del commercio elettronico rimane ancora pari solo al 4%, a dimostrazione che si deve fare ancora molto per permettere che questa opportunità venga colta pienamente. Si pensi che sono meno di 500 (erano circa 200 nel 2014) le imprese lucane che vendono esclusivamente attraverso internet; uso dell’e-commerce in Basilicata tra il 15 e il 20% degli internauti under18 (rispetto ad una media nazionale del doppio e in crescita anno dopo anno): sono le due facce della “medaglia” dei negozi virtuali con affari però reali. A tracciare una mappa dell’e-commerce ci ha pensato un’indagine condotta da Confesercenti SWG.
Le piccole imprese commerciali – commenta il presidente Prospero Cassino - hanno una visione ambivalente del fenomeno dell’e-commerce e dell’effetto che questo può avere sul settore.  E se la maggioranza (il 55%) degli imprenditori vede nelle vendite online un’opportunità di crescita per tutte le imprese, quasi uno su tre (il 31%) teme che l’e-commerce, a lungo andare, farà scomparire la rete commerciale tradizionale. Per questo, il 48% ritiene che per sopravvivere, le imprese commerciali dovranno abbracciare l’e-commerce, ed una quota identica pensa che i social network siano il canale dove investire per la promozione della propria attività.
Il sentimento ambivalente dei piccoli verso l’e-commerce trova riscontro nella pratica: solo il 12% degli imprenditori intervistati, infatti, utilizza già internet come canale di vendita, il 38% prevede di farlo, mentre il 42% non è interessata nemmeno in futuro. Chi è già su internet, si affida nel 53% ad un proprio sito indipendente, per il 51% ad eBay. Seguono la vendita attraverso social network (16%), Amazon (7%) e altre piattaforme (6%).
Ma dalla ricerca emerge come le imprese di minori dimensioni siano ancora dubbiose sull’investire o meno nelle piattaforme commerciali via web. Infatti, se da un lato, oltre l’80% dichiara di avere investito in almeno una innovazione digitale, soprattutto per fare promozione dei propri prodotti o per farsi conoscere (coupon digitali, pubblicità via web, e-mail, sms o social network), solo il 20% di chi possiede un sito permette oggi di acquistare on-line.
«Le piccole aziende, attraverso la corretta interpretazione dei dati – dice ancora Cassino - possono inserirsi nelle nicchie di mercato e capire a quali utenti rivolgersi. Inoltre, la scelta delle parole chiave da associare alla propria azienda è fondamentale. Bisogna studiare il comportamento delle persone e agire di conseguenza. Essere autentici, raccontare episodi veri può accorciare le differenze: su questo devono e possono puntare i piccoli. Ma – mette in guardia il presidente di Confesercenti - essere presenti su internet deve significare innanzitutto cambiare mentalità. Ormai non basta più spendere soldi in pubblicità generica. Non vogliamo trasferire conoscenze secche, ma vorremmo far capire agli imprenditori questo nuovo mondo. Per trionfare nel web non basta più legarsi alla parola maggiormente ricercata, ma bisogna evocare emozioni. Un’ alternativa più realistica ed efficace potrebbe essere, invece, la trasformazione dell’attuale rete in multicanalità, promuovendo anche un cambiamento culturale ed organizzativo: un po’ commercio tradizionale (con il punto vendita) e tanto servizio per il click and collect , cioè la possibilità di ordinare un prodotto online ma di poterlo ritirare in negozio e lì completare l’acquisto. Questo modello, tra quelli più interessanti che stanno emergendo, permette ai consumatori di ottenere i prodotti con i prezzi dell’online, ma al tempo stesso di avere maggiori informazioni e di poter contare sul valore aggiunto offerto dalla presenza del commerciante, dal pagamento all’assistenza in caso di difetti o non conformità del prodotto ordinato”.

NO ALL'AUMENTO IVA

No iva“L’aumento dell’Iva danneggerebbe i consumi e la crescita, per questo riteniamo che sia da evitare assolutamente”: è il commento di Prospero Cassino, presidente Confesercenti Potenza riferendo i risultati di uno studio fatto dalla Confederazione: impatto sul prodotto interno lordo per -5 miliardi di euro; possibili fino a 10mila chiusure d’impresa;  l’incremento delle aliquote colpirebbe cultura e turismo, ma anche servizie beni essenziali, dai trasporti a farmaci, uova, carne e pesce L’aumento dell’Iva inciderà sulla spesa degli italiani e sul Pil. Se il governo decidesse di innalzare le aliquote come da indicazioni europee, perderemmo a regime 8,2 miliardi di consumi: si tratta di circa 305 euro di spesa in meno a famiglia. Sul prodotto interno lordo, invece, l’impatto negativo ammonterebbe a -5 miliardi di euro. Il Rapporto di Confesercenti – spiega una nota - si muove dall’ipotesi di un aumento di 3 punti all’aliquota agevolata al 10 per cento, che passerebbe quindi al 13 per cento, e di 1 punto sull’aliquota super-agevolata, che salirebbe dal 4 all’5 per cento, il valore minimo che la Commissione Europea raccomanda ai paesi dell’Unione. Gli effetti sulla crescita della nostra economia sarebbero significativi. In particolare, sulla base delle relazioni storiche si stima un effetto negativo in termini di Pil del -0,3 per cento a regime. Il calo è legato in larga parte all’impatto della misura su inflazione e consumi. L’effetto atteso sui prezzi, infatti, è di un aumento dello 0,7 per cento. Una stangata che secondo le nostre analisi si trasformerebbe quasi completamente in contrazione di spesa, anche considerando che le due aliquote interessano molti servizi e generi di largo consumo, colpendo anche le fasce più deboli della popolazione. Tra i prodotti interessati dall’incremento di imposizione fiscale ci sarebbero, infatti, beni alimentari di prima necessità (come carne, pesce uova e latte) ma anche servizi di ristorazione e turistici e medicinali per uso umano e veterinario. L’aumento dell’Iva - dice ancora Cassino – penalizzerebbe i consumatori italiani anche nel confronto europeo. Dal punto di vista dell’imposizione sui consumi l’Italia si colloca tra le prime posizioni nel panorama internazionale, seconda solo alla Svezia, paese noto per l’elevata pressione fiscale come il resto dei paesi scandinavi. Sommando la tassazione dei consumi nelle forme vigenti oggi, si ottiene per l’Italia un valore dell’11.7 per cento del Pil, in salita dal 10,3 registrato nel 2008. E che si confronta con l’11 per cento della Francia, fino al ben più modesto 9,5 per cento osservato in Spagna. “ Alzare ancora il livello di imposizione porterà inevitabilmente ad un’accelerazione dell’inflazione, con conseguente perdita del potere d’acquisto delle famiglie e un’ulteriore riduzione dei consumi. L’effetto negativo sulla crescita potrebbe portare anche ad un gettito fiscale aggiuntivo minore delle attese, oltre alla chiusura di un numero oscillante tra le 5 e le 10mila imprese del commercio e del turismo. Dopo un decennio di aumenti delle tasse sarebbe più serio, opportuno ed efficace reperire le risorse che servono dalla lotta all’evasione e dalla revisione della spesa pubblica”.

CONFESECENTI POTENZA: IL FRANCHISING IN BASILICATA È UN’IMPORTANTE REALTÀ COMMERCIALE

31 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI POTENZA

Il franchising in Basilicata è un’importante realtà commerciale con 581 punti di vendita nel 2015 e una buona tenuta delle posizioni nel quinquennio di crisi 2011-2015. La vitalità del settore, seppure nelle difficoltà del periodo considerato, è dimostrata da una serie di segni positivi, +4,5% il giro d’affari, +4,6% gli addetti occupati nei punti vendita, +14,2% il numero dei franchisor, e incremento del 6% nel numero dei punti vendita.  Si aggiorna la rete dei Franchising Point, gli oltre 120 Sportelli messi a disposizione da Federfranchising presso le sedi di Confesercenti in tutta Italia, per assistere gli imprenditori che vogliono avvicinarsi al mondo del franchising. Una delle poche formule imprenditoriali che continua a crescere, anche nel 2016, perché permette la creazione di imprese più resistenti ed efficaci sul mercato.


I Franchising Point, lanciati nel 2008, forniscono informazioni sui diversi aspetti necessari per intraprendere la strada del franchising, dagli obblighi di Legge alla contrattualistica, dalla formazione all’accesso al credito ed alle relative garanzie sui finanziamenti. Sono anche un luogo dove incontrare professionisti esperti e ricevere indicazioni per fare il primo passo verso una nuova attività o per sviluppare una attività già avviata. Ma a partire da quest’anno, gli Sportelli si arricchiranno di nuovi servizi.


“Il nostro obiettivo è creare una rete permanente di Franchising Point – spiegano Alessandro Ravecca e Prospero Cassino – l’unica distribuita capillarmente su tutto il territorio nazionale, per offrire un’assistenza mirata a chi si avvicina al mondo del franchising o a chi vuole convertire la propria azienda tradizionale. Ma anche per promuovere i brand dei franchisor associati, valorizzare i franchisee meritevoli, favorire le esperienze multibrand e la sinergia tra i canali di retailing fisico ed online, che nel franchising trovano naturalmente una sintesi. Vogliamo, poi, mettere a sistema le informazioni del settore, per creare nuove opportunità di investimento, sostenendo l’internazionalizzazione delle nostre imprese. A partire dall’accesso al credito, per il quale Federfranchising, unica tra le Associazioni del settore, è in grado di fornire tutto il supporto necessario per le pratiche di accesso e l’avvio dell’attività in franchising, grazie alla Società Italia Comfidi di Confesercenti”.

 

CONFESERCENTI POTENZA: CREDITO NEMICO DELLE PMI

27 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI POTENZA

Dal 2010 al 2016 le banche hanno attuato una politica di gestione del credito che ha privilegiato le imprese di media-grande dimensione e ha tagliato l’erogazione alle piccole, che nel periodo hanno visto 'svanire' 31 miliardi di finanziamenti. E’ quanto emerge dall’analisi sul credito condotta da Confesercenti a partire da dati ufficiali Bankitalia.

Dati che – commenta Prospero Cassino, presidente Confesercenti Potenza - dimostrano in maniera inequivocabile la diversità di trattamento, nonostante la rischiosità delle piccole imprese non sia superiore a quella delle grandi. Anzi: negli ultimi sei anni, l’incidenza percentuale delle imprese con meno di 20 dipendenti sul totale delle sofferenze bancarie è sceso di sei punti, passando dal 25,7% al 19,7%.

Più contenuta, rispetto alle grandi imprese, anche la crescita dello stock di sofferenze delle piccole: +118% in media, +124% per il piccolo commercio, contro un aumento del 207% delle grandi. Non vi è dunque correlazione determinata tra rischiosità e piccole dimensioni. Permane, invece, il problema dell’aumento dell’offerta di finanziamento alle imprese minori.

Eclatante è il caso delle piccole imprese del commercio che pur essendo ‘titolari’ di una percentuale molto bassa del totale di sofferenze (il 4,8%, in discesa dal 6% del 2010) hanno perso ben 7 miliardi di euro di finanziamenti.

Tant’è che per le microimprese del comparto commerciale – vale a dire migliaia di attività – ottenere prestiti, anche di piccolissima entità, dalle banche – dice Cassino - è diventato un vero calvario.

Il problema non è ovviamente quello di aprire una vertenza piccoli contro grandi, ma pretendere dal mondo delle banche una politica del credito rapportata alle reali capacità delle imprese e non condizionata aprioristicamente dalla dimensione delle stesse. Fare chiarezza su chi ha prodotto questa mole di sofferenze bancarie che ha portato al dissesto di molte banche sarebbe a questo punto non una necessità, ma una priorità.

Infatti se si vuole sostenere la crescita del Paese bisogna anche garantire il credito al diffuso e vitale tessuto economico fatto da piccole e medie.

Le attese delle pmi – continua Cassino – sono per gli sviluppi della scelta della Regione di delegare Sviluppo Basilicata a intrattenere i rapporti con la Commissione Regionale ABI per la trattazione dei temi concernenti le complesse problematiche del credito. Si tratta inoltre di individuare misure che favoriscano il consolidamento delle passività a breve termine  tenuto conto della situazione oggettiva di sottocapitalizzazione delle pmi che impedisce il ricorso all'autofinanziamento e ne limita i programmi di investimento e di sviluppo.

 

CONFESERCENTI POTENZA CON FIPAC E APPENNINO TRAVEL ORGANIZZANO UN VIAGGIO PER IL CARNEVALE DI ACIREALE 2017

27 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI

Confesercenti Potenza insieme a Fipac di Potenza e Appennino Travel organizza un viaggio alla scoperta del carnevale di Acireale per i giorni 25,26 e 27 Febbraio.

 

Per info, programma e prenotazioni scarica l’allegato in pdf. 

 

CONFESERCENTI POTENZA: INCONTRO INFORMATIVO TURISTICO RURALE LE TERRE DI ARISTEO

25 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI POTENZA

 

Venerdì 3 Febbraio alle ore 15,

si terrà a Melfi presso la sala conferenze Hotel 2 Pini vicino stazione, 

un incontro informativo su progetto Turistico Rurale,

le Terre di Aristeo.

Si invita a partecipare all'evento.

 

 

SCARICA LA LOCANDINA UFFICIALE DELL'INCONTRO IN ALLEGATO

 

CONFESERCENTI POTENZA: SALDI, NEVE E MALTEMPO CONDIZIONANO ANDAMENTO

16 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI POTENZA

Dopo un buon avvio la neve e il maltempo stanno condizionando negativamente la stagione dei saldi invernali. E se da un lato si registra una crescita dell’interesse per l’abbigliamento “caldo”, dai capispalla e maglioni a sciarpe, guanti e cappelli, il freddo ha frenato clientela e vendite. Lo sostiene Confesercenti Potenza riferendo di un clima più preoccupato tra gli esercenti potentini. Una situazione in tutta la provincia “a macchia di leopardo”, nel senso che ci sono esercizi, soprattutto di calzature, che hanno quasi esaurito i nuovi arrivi ed esercizi, in particolare di abbigliamento, che non riescono a smaltire rimanenze di magazzino. 

“I saldi hanno un’importanza evidente per i consumi interni, ma nonostante questo – spiegano Prospero Cassino e Roberto Manzoni, Presidenti di Confesercenti e di Fismo – hanno un numero record di detrattori, che li tacciano di essere un’anomalia italiana e ne invocano la liberalizzazione, senza considerare che le vendite di fine stagione sono regolamentate in molti Paesi d’Europa. Ma se i periodi venissero liberalizzati, i saldi morirebbero, non sarebbero più credibili: la data unica di inizio  permette infatti al consumatore di verificare i prezzi di partenza, e a tutte le imprese di godere di un annuncio pubblicitario collettivo, creando l’evento anche per i piccoli. Abolirla andrebbe a vantaggio solo delle grandi, che possono contare su importanti interventi pubblicitari. I saldi  365 giorni su 365, inoltre, causerebbero la definitiva ‘outletizzazione’ dell’offerta commerciale: sconti su “beni” di cui è ignoto il prezzo di partenza. Una pratica questa, che certamente non va a favore né delle pmi né dei consumatori. E che danneggia il commercio urbano, incidendo anche sull’attrattività turistica e unicità delle nostre città”.

Secondo Cassino “questo fine settimana segnerà una ripresa di vendite per i ritardatari dell’abbigliamento invernale e per effetto delle previsioni di nuove nevicate e gelate.  Per chi ama l’abbigliamento è meglio del Black Friday, anche perché le vendite di fine stagione non sono semplici promozioni. Le prime sono infatti strategie di marketing, spesso aggressive e furbette, per attirare clienti con sconti, a volte fasulli. Le vendite di fine stagione, invece, sono un evento completamente differente: sono infatti effettuate su prodotti di carattere stagionale o articoli di moda già in assortimento nei negozi, suscettibili, entro un certo periodo di tempo, di deprezzamento. La riduzione dei prezzi per i consumatori, dunque, è mediamente più elevata rispetto ad eventi promozionali come il Black Friday. Durante i saldi i consumatori possono comprare articoli di qualità a costi realmente inferiori a quelli iniziali”.

CONFESERCENTI POTENZA SU NUOVE PARTITE IVA

12 Gennaio 2017 NEWS CONFESERCENTI POTENZA

Nel mese di novembre 2016 in provincia di Potenza sono state aperte 191 nuove partite Iva con un sensibile decremento rispetto al mese precedente (-17,3%) e sia pure minore rispetto a novembre 2015 (-9,4%) a conferma della situazione di incertezza che registra l’attività della piccola imprenditoria sul nostro territorio.

E’ il commento di Confesercenti Potenza riferendo che dai dati dell’Osservatorio Partite Iva del Dipartimento Finanze del Ministero dell’Economia la distribuzione per natura giuridica mostra che il 65,6% delle aperture di partita Iva è stato aperto da persone fisiche, il 27,8% da società di capitali, il 5,7% da società di persone. Riguardo alla ripartizione territoriale, il 40,9% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22,6% al Centro e il 36,3% al Sud e Isole. Il dato positivo in alcune regioni del Sud – aggiunge la nota - è influenzato dagli incrementi nel settore dell’agricoltura, che sono presumibilmente dovuti all’emanazione dei bandi regionali legati al nuovo Programma di sviluppo rurale (PSR) 2014-2020, promosso della Commissione Europea. Analogamente, nei precedenti mesi del 2016, in altre regioni del Mezzogiorno sono stati riscontrati incrementi di aperture di partita Iva nel settore dell’agricoltura, in relazione alla diversa tempistica dei predetti bandi regionali. Rispetto al corrispondente mese dell’ anno 2015, la distribuzione per classi di età evidenzia un generale calo di aperture che rileva, in particolare, per i giovani (circa il 20% in meno). Il 19,2% di coloro che a novembre hanno aperto una partita Iva risulta nato all’estero. I soggetti che hanno aderito al regime forfetario sono 9.361, pari al 27% del totale delle nuove aperture, con una diminuzione del 24,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno 2015. 

Si “legge” molta prudenza tra i giovani della provincia di Potenza a differenza del dato della provincia di Matera (116 nuove partite iva, più 17% rispetto a novembre 2015 ma -5,6% rispetto ad ottobre 2016) – commenta Prospero Cassino, presidente Confesercenti Potenza – in quanto le Partite IVA, più e meno giovani, sono sobbarcate da una quantità immane di tasse. Spesso questi privati sono fucine di nuove idee e nuove proposte e dobbiamo lasciarli liberi di agire in un mondo del lavoro sempre più competitivo – afferma ancora -: dobbiamo intervenire sull’IRPEF in modo deciso, accompagnando questa azione con l’inserimento di prestiti agevolati per avviare l’attività. A questo non si può non accompagnare un discorso riguardante la formazione, perché ragionare di lavoro vuol dire pensare anche alla formazione. Per formazione intendo formazione sia scolastica ma anche lavorativa, dobbiamo migliorare l’accesso ai voucher formativi e migliorare la formazione per chi si vuole immettere nel mercato delle Partite IVA. 

Cassino aggiunge che nel corso degli incontri territoriali promossi di intesa con Confartigianato per illustrare le opportunità del pacchetto di agevolazioni CreOpportunità per favorire e stimolare l’imprenditorialità lucana mediante il sostegno all’avvio ed allo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali come in occasione natalizia a Potenza di Trend abbiamo registrato una ripresa di interesse dei giovani per iniziative nei settori della trasformazione dei prodotti agricoli, dei servizi, del commercio, dell’artigianato, del turismo, della cultura, dell’intrattenimento, del sociale. Ci sono circa 4mila nuove imprese under 35 in provincia di potenza, un dato molto importante che lascia ben sperare per il nuovo anno. 

AMBULANTATO, CONFERSERCENTI POTENZA: POCA ATTENZIONE DA PARTE DI POLITICA E ISTITUZIONI, IN CRESCITA IL NUMERO DI VENDITORI AMBULANTI

22 Dicembre 2016 NEWS CONFESERCENTI POTENZA

Mentre sono in pieno svolgimento dei mercatini di Natale con le imprese del commercio ambulante protagoniste delle vendite i Comuni stanno procedendo nell’applicazione della Direttiva Bolkestein che riguarda le attività di ambulantato. Ciò – sottolinea l’Anva (Associazione nazionale commercianti su aree pubbliche) aderente a Confesercenti - comporta la messa in discussione dell’Intesa raggiunta nel luglio 2012, che garantiva il rinnovo delle concessioni su area pubblica e la tutela del posto di lavoro per migliaia di aziende. 

“Con questo atto del Garante per la Concorrenza si mette a rischio il futuro di decine di migliaia di famiglie italiane; - è scritto in una nota dell’Anva Confesercenti - non condividiamo tale atto, nè nel merito né nel metodo; poiché non si può, con colpevole superficialità, intervenire su un accordo raggiunto con grande difficoltà, e che salvaguardava il posto di lavoro di oltre 200.000 aziende”. “La decisione del Garante per la Concorrenza assume maggiore gravità, se consideriamo che l’Intesa è stata firmata oltre quattro anni fa; e che oggi centinaia di comuni hanno già attivato le procedure per il rinnovo garantito delle concessioni.” “Ci siamo già attivati nei confronti della Conferenza delle Regioni, dell’Anci e del Governo affinché si garantisca l’occupazione alle aziende ambulanti interessate, e questo può accadere solo con la conferma in toto dell’Intesa; - continua Innocenti - che resta l’unico strumento di garanzia per le imprese su area pubblica.” “Se questo obiettivo non fosse raggiunto, metteremo la categoria in stato di agitazione; e annunciamo fin da ora che l’8 maggio 2017 ogni ambulante concessionario monterà comunque nel proprio posteggi. Non possiamo, infatti, permettere che l’applicazione di una Direttiva, che abbiamo sempre contrastato e contestato, divenga un problema sociale per il nostro Paese.” “I fautori della contestazione all’Intesa, che in questi mesi hanno cercato in ogni modo di farla saltare ed hanno contribuito all’intervento del Garante per la Concorrenza, rischiano di ottenere quanto cercato; ma noi non permetteremo che questo avvenga e continueremo nella nostra battaglia ovvero ‘la tutela e salvaguardia del posto di lavoro’. 

In Basilicata al primo semestre scorso sono 1.118 quelle registrate alle Camere di Commercio (604 in provincia di Potenza e 514 in quella di Matera) a cui aggiungere almeno altri 6-700 “abusivi” per un terzo di nazionalità extracomunitaria. Ai consumatori lucani – è scritto nella nota - i “mercatini” piacciono sempre di più, anche per gli effetti della crisi e della necessità di risparmiare, soprattutto perchè, grazie a un commercio di prossimità, possono acquistare prodotti tessili, abbigliamento e calzature, ma anche prodotti per la casa, fiori e piante, piccoli elettrodomestici o materiale elettrico, a prezzi inferiori a quelli dei negozi. E magari togliersi qualche “sfizio” senza spese folli comprando bigiotteria o profumi e cosmetici. Nelle festività natalizie il fenomeno è in crescita. 

Stando al bilancio fornito dall’anagrafe delle imprese (Unioncamere), in questi tre anni e mezzo il Commercio ambulante nel suo complesso nel Paese è aumentato del 12,8% grazie soprattutto ai prodotti non legati all'alimentare e all'abbigliamento. In Basilicata però non c’è crescita dell’ambulantato regolare, fermo al 2001, sicuramente – a parere di Confesercenti e Anva – perché ad ogni commerciante ambulante regolare ce sono circa tre irregolari per un giro d’affari da 1,2-1,5 milioni di euro. 

Il dossier Anva-Confesercenti stima l’esistenza di almeno 100mila imprese del commercio su aree pubbliche del tutto irregolari, individuate attraverso l’incrocio delle banche dati pubbliche di INPS, Agenzia delle Entrate e Camere di Commercio. 

“Le istituzioni ai vari livelli – commenta Prospero Cassino, presidente Confesercenti Potenza - si ricordano di questa categoria in special modo quando devono pagare le tasse. Gli ambulanti da sempre sono trattati con poca attenzione dalla politica e spesso maltrattati dalle istituzioni, che non è in difficoltà il commercio a posto fisso, perché calano i consumi in special modo al Sud, e in particolar modo tra i soggetti più deboli della società, cioè’ i nostri clienti. Nonostante le difficoltà e il calo delle vendite, aumentano il numero dei venditori ambulanti: questo significa che il nostro è un settore che procura lavoro e contribuisce a calmierare i prezzi del mercato, a fronte di una crisi generale. Ma – denuncia Cassino - i Comuni spesso non rispettano gli indirizzi regionali e ogni Comune funziona in maniera diversa dall’altro, applicando prezzi diversi e spesso altissimi, sia come occupazione di suolo pubblico, che come raccolta dei rifiuti, occupando lo stesso suolo e producendo gli stessi rifiuti ”.