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Giovedì, 13 Aprile 2017 14:27

Strisce Blu a Potenza

strisce blu confesercenti

ambulantiSono 589 le imprese di commercio al dettaglio ambulante registrate alla Camera di Commercio di Potenza al 31 dicembre scorso con un decremento dell’11% rispetto al 2012. Anche in Basilicata si registra un boom di ambulanti extracomunitari per la stragrande maggioranza abusivi.
A riferirlo è l’Associazione nazionale venditori ambulanti di Confesercenti. Secondo i dati del Registro delle Imprese, nel Paese “tra il 2012 e il 2016 la crescita dell’imprenditoria straniera (+24 mila imprese) è stata determinante per il bilancio del commercio ambulante che si è chiuso con un saldo positivo di 15mila unità (+8,3%), portando a quasi 195mila il numero complessivo delle imprese del settore. Positivo, ma meno significativo in termini assoluti, il contributo delle imprese di giovani under 35. I giovani in più, sbarcati nei mercatini negli ultimi quattro anni, sono stati circa 1.800 (+5,3% la crescita della componente
under 35 nel periodo).
Per Prospero Cassino, presidente Confesercenti: “Il boom di imprese a conduzione straniera nel commercio ambulante è impressionante e solleva qualche dubbio. Il  nostro sospetto - rileva - è che dietro il formidabile aumento delle imprese registrate si celino fenomeni di irregolarità ed abusivismo e che andrebbero
indagati a fondo dalle Autorità. Ai consumatori lucani - è scritto nella nota - i mercatini piacciono sempre di più, anche per gli effetti della crisi e della necessità di risparmiare, soprattutto perchè, grazie a un commercio di prossimità, possono acquistare prodotti tessili, abbigliamento e calzature, ma anche prodotti per la casa, fiori e piante, piccoli elettrodomestici o materiale elettrico, a prezzi inferiori a quelli dei negozi. Nelle festività di Pasqua e ancor più in quelle natalizie il fenomeno è in crescita. Ma – aggiunge Cassino – troppe bancarelle con le uova di Pasqua, o altri prodotti tipici pasquali e giocattoli per i bambini sono
gestite da cittadini extracomunitari che operano nella piena illegalità”. I casi più significativi denunciati da tempo dalla Confesercenti nel capoluogo di regione dove la situazione è sempre più inaccettabile per la presenza di ambulanti abusivi in più aree urbane da via Del Gallitello a viale Del Basento, che da sole rappresentano un quinto del potenziale commerciale lucano. Sono attività gestite da campani, pugliesi ed immigrati che vendono di tutto, persino elettrodomestici. “E’ il settore dei tessuti e articoli di abbigliamento – continua la nota – il protagonista tra le bancarelle. A questo settore, a fine dicembre dello scorso
anno, facevano il 27% del totale, cresciute del 6,6% negli ultimi quattro anni. Con riferimento alle sole imprese individuali, la nazionalità in maggiore espansione negli ultimi quattro anni è il Bangladesh (6.659 ambulanti in più e 15.213 imprese in totale) che, insieme al Senegal (+2.257), condivide il secondo posto per rappresentatività nel commercio ambulante (entrambi con il 15% sul totale). Ma la leadership delle bancarelle resta tuttavia saldamente in mano ai marocchini con 40.189 ambulanti (il 39% del totale del comparto), anch’essi cresciuti in modo significativo nel periodo esaminato (+14%).

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Giovedì, 06 Aprile 2017 16:26

Acquisti on line: indagine confesercenti

newsconfeserc17AaCresce la quota di consumatori lucani che acquistano online e cambia lo scenario del commercio elettronico. Lo afferma in una nota Confesercenti Potenza. Tuttavia, la penetrazione del commercio elettronico rimane ancora pari solo al 4%, a dimostrazione che si deve fare ancora molto per permettere che questa opportunità venga colta pienamente. Si pensi che sono meno di 500 (erano circa 200 nel 2014) le imprese lucane che vendono esclusivamente attraverso internet; uso dell’e-commerce in Basilicata tra il 15 e il 20% degli internauti under18 (rispetto ad una media nazionale del doppio e in crescita anno dopo anno): sono le due facce della “medaglia” dei negozi virtuali con affari però reali. A tracciare una mappa dell’e-commerce ci ha pensato un’indagine condotta da Confesercenti SWG.
Le piccole imprese commerciali – commenta il presidente Prospero Cassino - hanno una visione ambivalente del fenomeno dell’e-commerce e dell’effetto che questo può avere sul settore.  E se la maggioranza (il 55%) degli imprenditori vede nelle vendite online un’opportunità di crescita per tutte le imprese, quasi uno su tre (il 31%) teme che l’e-commerce, a lungo andare, farà scomparire la rete commerciale tradizionale. Per questo, il 48% ritiene che per sopravvivere, le imprese commerciali dovranno abbracciare l’e-commerce, ed una quota identica pensa che i social network siano il canale dove investire per la promozione della propria attività.
Il sentimento ambivalente dei piccoli verso l’e-commerce trova riscontro nella pratica: solo il 12% degli imprenditori intervistati, infatti, utilizza già internet come canale di vendita, il 38% prevede di farlo, mentre il 42% non è interessata nemmeno in futuro. Chi è già su internet, si affida nel 53% ad un proprio sito indipendente, per il 51% ad eBay. Seguono la vendita attraverso social network (16%), Amazon (7%) e altre piattaforme (6%).
Ma dalla ricerca emerge come le imprese di minori dimensioni siano ancora dubbiose sull’investire o meno nelle piattaforme commerciali via web. Infatti, se da un lato, oltre l’80% dichiara di avere investito in almeno una innovazione digitale, soprattutto per fare promozione dei propri prodotti o per farsi conoscere (coupon digitali, pubblicità via web, e-mail, sms o social network), solo il 20% di chi possiede un sito permette oggi di acquistare on-line.
«Le piccole aziende, attraverso la corretta interpretazione dei dati – dice ancora Cassino - possono inserirsi nelle nicchie di mercato e capire a quali utenti rivolgersi. Inoltre, la scelta delle parole chiave da associare alla propria azienda è fondamentale. Bisogna studiare il comportamento delle persone e agire di conseguenza. Essere autentici, raccontare episodi veri può accorciare le differenze: su questo devono e possono puntare i piccoli. Ma – mette in guardia il presidente di Confesercenti - essere presenti su internet deve significare innanzitutto cambiare mentalità. Ormai non basta più spendere soldi in pubblicità generica. Non vogliamo trasferire conoscenze secche, ma vorremmo far capire agli imprenditori questo nuovo mondo. Per trionfare nel web non basta più legarsi alla parola maggiormente ricercata, ma bisogna evocare emozioni. Un’ alternativa più realistica ed efficace potrebbe essere, invece, la trasformazione dell’attuale rete in multicanalità, promuovendo anche un cambiamento culturale ed organizzativo: un po’ commercio tradizionale (con il punto vendita) e tanto servizio per il click and collect , cioè la possibilità di ordinare un prodotto online ma di poterlo ritirare in negozio e lì completare l’acquisto. Questo modello, tra quelli più interessanti che stanno emergendo, permette ai consumatori di ottenere i prodotti con i prezzi dell’online, ma al tempo stesso di avere maggiori informazioni e di poter contare sul valore aggiunto offerto dalla presenza del commerciante, dal pagamento all’assistenza in caso di difetti o non conformità del prodotto ordinato”.