Articoli filtrati per data: Gennaio 2017

Il franchising in Basilicata è un’importante realtà commerciale con 581 punti di vendita nel 2015 e una buona tenuta delle posizioni nel quinquennio di crisi 2011-2015. La vitalità del settore, seppure nelle difficoltà del periodo considerato, è dimostrata da una serie di segni positivi, +4,5% il giro d’affari, +4,6% gli addetti occupati nei punti vendita, +14,2% il numero dei franchisor, e incremento del 6% nel numero dei punti vendita.  Si aggiorna la rete dei Franchising Point, gli oltre 120 Sportelli messi a disposizione da Federfranchising presso le sedi di Confesercenti in tutta Italia, per assistere gli imprenditori che vogliono avvicinarsi al mondo del franchising. Una delle poche formule imprenditoriali che continua a crescere, anche nel 2016, perché permette la creazione di imprese più resistenti ed efficaci sul mercato.


I Franchising Point, lanciati nel 2008, forniscono informazioni sui diversi aspetti necessari per intraprendere la strada del franchising, dagli obblighi di Legge alla contrattualistica, dalla formazione all’accesso al credito ed alle relative garanzie sui finanziamenti. Sono anche un luogo dove incontrare professionisti esperti e ricevere indicazioni per fare il primo passo verso una nuova attività o per sviluppare una attività già avviata. Ma a partire da quest’anno, gli Sportelli si arricchiranno di nuovi servizi.


“Il nostro obiettivo è creare una rete permanente di Franchising Point – spiegano Alessandro Ravecca e Prospero Cassino – l’unica distribuita capillarmente su tutto il territorio nazionale, per offrire un’assistenza mirata a chi si avvicina al mondo del franchising o a chi vuole convertire la propria azienda tradizionale. Ma anche per promuovere i brand dei franchisor associati, valorizzare i franchisee meritevoli, favorire le esperienze multibrand e la sinergia tra i canali di retailing fisico ed online, che nel franchising trovano naturalmente una sintesi. Vogliamo, poi, mettere a sistema le informazioni del settore, per creare nuove opportunità di investimento, sostenendo l’internazionalizzazione delle nostre imprese. A partire dall’accesso al credito, per il quale Federfranchising, unica tra le Associazioni del settore, è in grado di fornire tutto il supporto necessario per le pratiche di accesso e l’avvio dell’attività in franchising, grazie alla Società Italia Comfidi di Confesercenti”.

 

I gestori delle strutture ricettive lanciano iniziativa in tutta Italia: “Basta sciacallaggio”

Un sito web, una pagina Facebook e una campagna di comunicazione nazionale per sostenere le vacanze in Abruzzo. Si chiama “Ospitalità Solidale” l’iniziativa promossa da Aigo, l’Associazione italiana Gestori ospitalità diffusa aderente a Confesercenti, per promuovere il turismo in Abruzzo e fermare lo sciacallaggio mediatico.

Aigo associa gli operatori turistici minori, che assieme agli alberghi di Assohotel, ai pubblici esercizi di Fiepet ed ai balneari di Fiba rappresentano la gran parte delle imprese turistiche aderenti a Confesercenti.

“L’Abruzzo ha subito tragedie pesantissime – sottolinea Agostino Ingenito, presidente nazionale di Aigo-Confesercenti – i suoi cittadini e le sue imprese hanno bisogno della solidarietà e dell’aiuto del Paese, dalla politica ai cittadini, e certamente non hanno bisogno di chi approfitta della loro condizione di difficoltà per dirottare altrove il turismo, creando ulteriore preoccupazione e panico tra i potenziali turisti. Questo è sciacallaggio.

Non possiamo condannare all’oblio i tanti operatori che vivono di turismo come unica fonte economica – aggiunge Ingenito – e per questo motivo abbiamo deciso di lanciare una proposta di un soggiorno turistico solidale che coinvolgerà, primi tra tutti, i nostri operatori.

Sarà possibile prenotare presso le strutture del Centro Italia che si renderanno disponibili mediante un format online che abbiamo attivato all’indirizzo web www.ospitalitasolidale.it e su Facebook ‘Ospitalità Solidale’“.

“Quello che certamente non serve è fare del terrorismo dipingendo l’Abruzzo come una regione a rischio nella sua totalità: non è vero e non è giusto dirlo. A causa di questa distorta informazione sulla situazione emergenziale, non solo le zone colpite ma anche le strutture pur sicure e ben collegate dei territori circostanti stanno subendo disdette.

Per questo – Paola Perseo, operatore turistico di Pretoro e rappresentante locale di Aigo-Confesercenti – auspichiamo che la nostra iniziativa sia seguita da molte altre per contribuire insieme a ridare forza ad una regione in ginocchio”.

“La Confesercenti conferma un impegno straordinario per l’Abruzzo – sottolinea Lido Legnini, direttore regionale dell’associazione di categoria – perché questa campagna nazionale di Aigo arriva subito dopo lo stanziamento di un fondo che consentirà finanziamenti a tasso zero per 10 milioni di euro alle imprese abruzzesi, e subito dopo la richiesta di stato di calamità naturale e di risarcimento repentino dei danni subiti.

Ma ora è importante anche correggere la distorsione delle informazioni: la montagna abruzzese in queste ore è assolata, piena di neve, con gli impianti aperti, le strade sgombre: chiunque può venirne a godere in piena sicurezza”.

 

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Necessario definire indirizzi di studio e profili professionali

Tutte le organizzazioni imprenditoriali vanno coinvolte nella definizione degli indirizzi di studio e dei profili professionali previsti dalla legge sulla ‘Buona scuola’ affinché corrispondano alle nuove esigenze del sistema produttivo e del mercato del lavoro. E’ la sollecitazione espressa dai rappresentanti di Rete Imprese Italia nel corso dell’audizione sui profili attuativi della legge 107/2015, svoltasi oggi presso la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera.

Rete Imprese Italia apprezza le finalità dei provvedimenti attuativi della Legge che, nel revisionare il sistema di istruzione e formazione professionale, puntano a formare gli studenti ad arti, mestieri e professioni strategici per l’economia italiana.

Giudizio positivo anche sulla possibilità di attivare percorsi di alternanza scuola-lavoro e di apprendistato duale.

Tuttavia, Rete Imprese Italia critica il mancato coinvolgimento delle parti sociali nella individuazione dei nuovi indirizzi di studio dell’istruzione professionale e auspica la costituzione di Comitati nazionali di settore con le parti sociali con il compito di aggiornare costantemente e rapidamente le qualifiche e i diplomi inseriti nel Repertorio nazionale al fine di corrispondere alle richieste del mercato del lavoro e alla domanda delle imprese. Oggi il Repertorio comprende 22 qualifiche e 21 diplomi professionali, troppo pochi per rispondere ad un mercato in costante evoluzione soprattutto nei settori più esposti alla concorrenza degli altri Paesi europei.

A giudizio di Rete Imprese Italia, inoltre, devono essere garantiti finanziamenti stabili al segmento dell’istruzione e formazione professionale, così come vanno assicurati adeguati investimenti per promuovere la cultura umanistica, valorizzare patrimonio e produzioni culturali e sostenere la creatività.

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I lavoratori con oltre 50 anni di età sono quasi 8 milioni, pesano Fornero e demografia. La disoccupazione giovanile risale al 40,1%.

A dicembre gli occupati sono rimasti sostanzialmente invariati su novembre (+1.000 unità) mentre sono cresciuti di 242.000 unità su dicembre 2015 (+1,1%). Lo rileva l’Istat spiegando che gli occupati nel complesso registrati nel mese sulla base dei dati destagionalizzati erano 22.783.000. Il tasso di occupazione è al 57,3%, invariato rispetto a novembre e in aumento di 0,7 punti su dicembre 2015. Sono aumentati i lavoratori dipendenti con +52.000 unità su novembre (soprattutto a termine) mentre gli indipendenti sono diminuiti di 52.000 unità.

Gli occupati over 50 a dicembre sfiorano quota 8 milioni (7.922) con un calo di 23.000 unità su novembre e una crescita di 410.000 unità su dicembre 2015. L’Istituto sottolinea che esiste un effetto demografico con il passaggio in questa fascia di coloro che sono nati nel 1966 e naturalmente e un peso della riforma pensioni Fornero che blocca al lavoro più a lungo avendo aumentato i requisiti per l’uscita verso la pensione. Il tasso di occupazione in questa fascia di età a dicembre era al 58,5% con un calo di 0,2 punti su novembre e un aumento di 1,8 punti su dicembre 2015.

Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni risale a dicembre superando quota 40%. L’Istat spiega che la quota di disoccupati sul totale degli attivi in quella fascia di età (occupati e disoccupati) a dicembre è al 40,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali sul mese precedente, al livello più alto da giugno 2015.

A dicembre cresce l’occupazione nella fascia dei 25-34enni rispetto a novembre con 46.000 unità al lavoro in più (+1,2%) mentre i disoccupati diminuiscono di 43.000 unità. In questa fascia, dice l’Istituto, gli occupati diminuiscono invece di 20.000 unità rispetto all’anno scorso. Il tasso di occupazione è al 60,5% con una crescita di 0,8 punti su novembre e di 0,5 punti su dicembre 2015. Il tasso di disoccupazione è al 17,8% con un calo di 0,9 punti su novembre e un aumento di 0,3 punti su dicembre 2015.

Il tasso di disoccupazione a dicembre è al 12%, stabile su novembre (dato rivisto al rialzo da 11,9% a 12%) e in rialzo di 0,4 punti su dicembre 2015. Si tratta, conclude l’Istat, del  livello più alto da giugno 2015 (12,2%). I disoccupati raggiungono quota 3.103.000 con un aumento di 9.000 unità su novembre e di 144.000 unità su dicembre 2015. Ancora in calo gli inattivi tra i 15 e i 64 anni con -15.000 unità su novembre e -478.000 unità su dicembre 2015. Il tasso di inattività è stabile sui minimi storici al 34,8%.

Al netto degli effetti demografici, specifica però l’Istat, a dicembre 2016 la performance occupazionale delle persone di 15-34 anni risulta positiva (+27 mila occupati stimati) e la variazione negativa osservata tra gli occupati (-19 mila) risulta interamente determinata dal calo della popolazione in questa classe di età. Anche tra i 35-49enni- spiega l’Istituto -  il forte calo della popolazione di questa classe di età (-2,0% nell’ultimo anno) influisce in modo decisivo sul calo dell’occupazione: la variazione osservata è pari a -149 mila a fronte di una performance occupazionale al netto dell’effetto demografico, di segno contrario pari a +49 mila. Tra i 50-64enni la crescita demografica contribuisce ad accentuare l’aumento degli occupati (da +217 mila occupati stimati al netto degli effetti demografici si passa a +350 mila osservati).

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L’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti.

La fiducia degli italiani non si consolida e continua a viaggiare sull’ottovolante. L’andamento dell’indice di fiducia di gennaio, infatti, capovolge completamente le rilevazioni di dicembre, e ci segnala per il mese in corso un peggioramento per i consumatori ed un miglioramento per le imprese, con l’eccezione negativa delle imprese della distribuzione commerciale. Un segnale preoccupante, che dimostra il persistere delle difficoltà del commercio. Per i servizi di mercato, legati o alle imprese o al turismo, la situazione appare invece più serena. E’ l’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti.

Il clima di fiducia dei consumatori diminuisce infatti quasi di un punto, trainato verso il basso proprio dal peggioramento dell’opinione e delle attese degli italiani sulla situazione economica del paese. Una valutazione che sembra integrarsi con quella delle imprese del commercio al dettaglio, unico comparto in cui scende il clima di fiducia, -4 punti, con accentuazione negativa delle grandi imprese, -5, rispetto alle piccole, -1.  Emerge dunque, ancora una volta, un quadro stagnante o di debolezza del mercato interno e del commercio di beni in particolare; a contribuire invece al recupero di fiducia del complesso delle imprese – in crescita di due punti sul mese scorso – oltre ai già citati servizi di mercato, sono infatti soprattutto le costruzioni, aiutate dalla ripresa del mercato immobiliare e dagli incentivi alle ristrutturazioni e, in misura minore, il settore manifatturiero, che sembra avere incamerato la lieve ripresa dell’export.

Servirebbero dunque interventi mirati a sostengo del mercato interno ed il commercio, anche considerando che i consumi sono i principali responsabili della crescita del nostro Pil; ma per arrivare ad un consolidamento definitivo del clima di fiducia occorre fare di più. Se infatti è evidente che i gravi eventi dell’ultimo periodo abbiano inciso, continuiamo però anche a scontare i problemi di fondo del Paese, dall’eccesso del carico fiscale – la cui lieve riduzione non sembra essere stata avvertita dalla gran parte degli italiani – ad un quadro di profonda incertezza politica ed economica che ancora impedisce un pieno recupero della fiducia di imprese e consumatori.

 

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L’analisi di Confesercenti: bene il recupero complessivo, ma da famiglie e distribuzione segnali preoccupanti

Peggiora a gennaio la fiducia del consumatori, secondo quanto rende noto l’Istat, che viene affossata dalle opinioni sul clima economico e su quello futuro. Risale invece la fiducia delle imprese, con progressi in tutti i settori tranne il commercio al dettaglio. Il clima di fiducia dei consumatori scende da 110,9 a 108,8 punti mantenendosi comunque su un livello superiore a quello di novembre 2016 e con una “lieve crescita” per la componente personale e quella corrente. L’indice composito del clima di fiducia delle imprese (Iesi) aumenta, invecem da 100,2 a 102,5. Tra le imprese, l’Istat registra un miglioramento della fiducia nel settore manifatturiero (l’indice passa da 103,7 a 104,8), nelle costruzioni (da 120,4 a 123,9) e nei servizi (da 102,5 a 105,4) e, in controtendenza, un calo nel commercio al dettaglio dove l’indice scende da 107,5 a 103,3 in un mese chiave, quello dei saldi invernali.

L’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti. La fiducia degli italiani non si consolida e continua a viaggiare sull’ottovolante. L’andamento dell’indice di fiducia di gennaio, infatti, capovolge completamente le rilevazioni di dicembre, e ci segnala per il mese in corso un peggioramento per i consumatori ed un miglioramento per le imprese, con l’eccezione negativa delle imprese della distribuzione commerciale. Un segnale preoccupante, che dimostra il persistere delle difficoltà del commercio. Per i servizi di mercato, legati o alle imprese o al turismo, la situazione appare invece più serena. E’ l’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti.

Il clima di fiducia dei consumatori diminuisce infatti quasi di un punto, trainato verso il basso proprio dal peggioramento dell’opinione e delle attese degli italiani sulla situazione economica del paese. Una valutazione che sembra integrarsi con quella delle imprese del commercio al dettaglio, unico comparto in cui scende il clima di fiducia, -4 punti, con accentuazione negativa delle grandi imprese, -5, rispetto alle piccole, -1.  Emerge dunque, ancora una volta, un quadro stagnante o di debolezza del mercato interno e del commercio di beni in particolare; a contribuire invece al recupero di fiducia del complesso delle imprese – in crescita di due punti sul mese scorso – oltre ai già citati servizi di mercato, sono infatti soprattutto le costruzioni, aiutate dalla ripresa del mercato immobiliare e dagli incentivi alle ristrutturazioni e, in misura minore, il settore manifatturiero, che sembra avere incamerato la lieve ripresa dell’export.

Servirebbero dunque interventi mirati a sostengo del mercato interno ed il commercio, anche considerando che i consumi sono i principali responsabili della crescita del nostro Pil; ma per arrivare ad un consolidamento definitivo del clima di fiducia occorre fare di più. Se infatti è evidente che i gravi eventi dell’ultimo periodo abbiano inciso, continuiamo però anche a scontare i problemi di fondo del Paese, dall’eccesso del carico fiscale – la cui lieve riduzione non sembra essere stata avvertita dalla gran parte degli italiani – ad un quadro di profonda incertezza politica ed economica che ancora impedisce un pieno recupero della fiducia di imprese e consumatori.

 

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Il testo pone obblighi ai gestori e procedure igieniche da rispettare, pena pesanti sanzioni

La Camera dei Deputati ha approvato il provvedimento di legge n. 3258, d’iniziativa del Deputato Nino Minardo, per disciplinare “l’attività di ristorazione in abitazione privata (home restaurant)”. Si tratta di una normativa finalizzata a regolamentare l’organizzazione di eventi enogastronomici all’interno di abitazioni private, prenotabili sul web.

Una disciplina legislativa che ha già suscitato vibrate proteste da parte dei detentori di queste piattaforme di prenotazioni. Il provvedimento è passato adesso al Senato per la conversione in Legge.

“La Confesercenti è stata la prima a sollevare l’esigenza di una regolamentazione – dice Rita Mazzi, Direttore Provinciale dell’Associazione di categoria di La Spezia- per un fenomeno che sta crescendo anche sul nostro territorio e che sta oggettivamente creando sleale ed abusiva concorrenza nei confronti dei regolari esercizi di somministrazione di alimenti e bevande.

Il provvedimento si propone di regolare un fenomeno recente, ad oggi privo di disciplina, espressione della cosiddetta sharing economy: privati cittadini, nell’ambito di un’attività non professionale, ricevono presso la propria abitazione ospiti con cui sono entrati in contatto attraverso piattaforme digitali, offrendo loro una cena, dietro pagamento effettuato, solitamente, mediante le stesse piattaforme digitali.”

In Italia il fenomeno, secondo l’indagine di Fiepet – Confesercenti, nel 2014 contava già 7 mila cuochi inattività con circa 37 mila eventi realizzati, con un incasso medio di 198 euro. Il testo approvato dalla Camera dei deputati pone degli obblighi in capo ai gestori delle piattaforme digitali attraverso cui avviene il contatto tra il cuoco operatore e l’utente finale.

Stabilisce che l’operatore cuoco debba svolgere questa attività in modo non professionale, fissando un limite annuo ai proventi di 5.000 euro. Fissa, inoltre, le caratteristiche che devono essere possedute dall’immobile in cui si esercita l’attività di ristorazione, nonché l’obbligo di rispettare talune procedure igieniche. Dispone, infine, alcune sanzioni che arrivano fino alla chiusura dell’esercizio per i soggetti che violano le norme.

 

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Dal 2010 al 2016 le banche hanno attuato una politica di gestione del credito che ha privilegiato le imprese di media-grande dimensione e ha tagliato l’erogazione alle piccole, che nel periodo hanno visto 'svanire' 31 miliardi di finanziamenti. E’ quanto emerge dall’analisi sul credito condotta da Confesercenti a partire da dati ufficiali Bankitalia.

Dati che – commenta Prospero Cassino, presidente Confesercenti Potenza - dimostrano in maniera inequivocabile la diversità di trattamento, nonostante la rischiosità delle piccole imprese non sia superiore a quella delle grandi. Anzi: negli ultimi sei anni, l’incidenza percentuale delle imprese con meno di 20 dipendenti sul totale delle sofferenze bancarie è sceso di sei punti, passando dal 25,7% al 19,7%.

Più contenuta, rispetto alle grandi imprese, anche la crescita dello stock di sofferenze delle piccole: +118% in media, +124% per il piccolo commercio, contro un aumento del 207% delle grandi. Non vi è dunque correlazione determinata tra rischiosità e piccole dimensioni. Permane, invece, il problema dell’aumento dell’offerta di finanziamento alle imprese minori.

Eclatante è il caso delle piccole imprese del commercio che pur essendo ‘titolari’ di una percentuale molto bassa del totale di sofferenze (il 4,8%, in discesa dal 6% del 2010) hanno perso ben 7 miliardi di euro di finanziamenti.

Tant’è che per le microimprese del comparto commerciale – vale a dire migliaia di attività – ottenere prestiti, anche di piccolissima entità, dalle banche – dice Cassino - è diventato un vero calvario.

Il problema non è ovviamente quello di aprire una vertenza piccoli contro grandi, ma pretendere dal mondo delle banche una politica del credito rapportata alle reali capacità delle imprese e non condizionata aprioristicamente dalla dimensione delle stesse. Fare chiarezza su chi ha prodotto questa mole di sofferenze bancarie che ha portato al dissesto di molte banche sarebbe a questo punto non una necessità, ma una priorità.

Infatti se si vuole sostenere la crescita del Paese bisogna anche garantire il credito al diffuso e vitale tessuto economico fatto da piccole e medie.

Le attese delle pmi – continua Cassino – sono per gli sviluppi della scelta della Regione di delegare Sviluppo Basilicata a intrattenere i rapporti con la Commissione Regionale ABI per la trattazione dei temi concernenti le complesse problematiche del credito. Si tratta inoltre di individuare misure che favoriscano il consolidamento delle passività a breve termine  tenuto conto della situazione oggettiva di sottocapitalizzazione delle pmi che impedisce il ricorso all'autofinanziamento e ne limita i programmi di investimento e di sviluppo.

 

Confesercenti: “Ripresa mancata, confermata difficoltà famiglie rilevata da Eurispes”

Le vendite continuano a frenare. E dopo l’illusione di ripartenza di ottobre, a novembre tornano a calare, annullando i passi avanti fatti e riportandoci ai livelli – già poco esaltanti – di settembre. E confermando un 2016 complessivamente deludente sotto il profilo del commercio. Si sperava fosse l’anno del consolidamento della ripresa; ma il recupero netto e generalizzato atteso durante l’anno non c’è stato. E non poteva che essere così, in un Paese dove, come rileva Eurispes, una persona su quattro si sente povera e la metà delle famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese.

La differente dinamica della ripresa delle vendite è evidente estendendo il confronto alle performance del 2015, nei cui primi 11 mesi le vendite sono cresciute del +1,3% in valore e del +0,2% in volume sull’anno precedente. Tra gennaio e novembre del 2016, invece, l’incremento in valore è stato appena dello 0,1%; mentre si è registrata una riduzione dello 0,3% in volume. A meno di risultati sorprendenti – ed inattesi, visto quanto ci comunicano le imprese – a dicembre, è dunque probabile che l’anno si chiuda nuovamente in territorio negativo. Un rallentamento che conferma il momento di difficoltà in cui ancora versano troppe famiglie italiane. La mancata ripresa del 2016 ha portato inoltre al riacutizzarsi della crisi del commercio, che dal 2012 ad oggi ha ‘bruciato’ 96mila imprese del commercio al dettaglio e più di 100mila posti nell’occupazione indipendente. Ma a soffrire sono anche i dipendenti, come suggeriscono i licenziamenti recentemente annunciati da alcuni attori della grande distribuzione.

“Per uscire dal pantano – dichiara Massimo Vivoli, Presidente Confesercenti – occorre una riflessione seria sul mercato interno e sul bisogno di rafforzare la domanda interna come volano per la crescita, anche con soluzioni innovative. Ci appare ormai chiara oltre ogni ragionevole dubbio, poi, la necessità di fare un passo indietro sulle liberalizzazioni, che hanno contribuito alla crisi delle PMI senza dare benefici: i supposti vantaggi in termini di occupazione e consumi, evidentemente, non ci sono stati. Nemmeno per la stessa Gdo”.

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In aumento dello 0,8% rispetto a novembre 2015.

A novembre 2016 le vendite al dettaglio registrano una variazione congiunturale negativa dello 0,7% in valore (0,8% in volume) che, dopo l’accelerazione rilevata ad ottobre, riallinea i livelli delle vendite a valori di poco superiori a settembre. E’ quanto comunica l’Istat sottolineando che su novembre 2015 si registra invece un aumento dello 0,8%. Le vendite di alimentari calano dell’1,2% in valore e dell’1,3% in volume, quelle di beni non alimentari -0,5% in valore -0,4% in volume.

Nella media del trimestre settembre-novembre 2016 l’indice complessivo delle vendite al dettaglio segna una lieve flessione (-0,1%), sia in valore sia in volume, rispetto al trimestre precedente. Rispetto a novembre 2015, le vendite aumentano complessivamente dello 0,8% in valore e dello 0,7% in volume. Le vendite di prodotti alimentari crescono dello 0,3% in valore e dello 0,2% in volume. Quelle di prodotti non alimentari registrano un incremento dell’1,0 in valore e dello 0,9% in volume. Tra i prodotti non alimentari, l’incremento tendenziale più sostenuto riguarda i gruppi Mobili, articoli tessili, arredamento e Prodotti farmaceutici (+2,2% per entrambi i gruppi). In diminuzione soltanto il gruppo Cartoleria, libri, giornali e riviste ( 1,6%). Rispetto a novembre 2015 si osserva un incremento del valore delle vendite sia per la grande distribuzione (+0,3%) sia, in misura più ampia, per le imprese operanti su piccole superfici (+1,0%). Rispetto a novembre 2015 il valore delle vendite al dettaglio aumenta dello 0,3% nelle imprese della grande distribuzione e dell’1,0% in quelle operanti su piccole superfici.

Nella grande distribuzione le vendite registrano variazioni positive in entrambi i settori merceologici: +0,2% per i prodotti alimentari e +0,4% per quelli non alimentari.
Anche nelle imprese operanti su piccole superfici il valore delle vendite registra variazioni tendenziali positive: +0,6% per i prodotti alimentari e +1,2% per quelli non alimentari. Con riferimento alla tipologia di esercizio della grande distribuzione, a novembre 2016 il valore delle vendite al dettaglio registra una variazione nulla per gli esercizi non specializzati, mentre aumenta dell’1,7% per quelli specializzati. Tra i primi, diminuisce il valore delle vendite degli esercizi a prevalenza alimentare (-0,1%), mentre aumenta quello degli esercizi a prevalenza non alimentare (+0,6%). In particolare, per gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare, il valore delle vendite aumenta per i Discount (+1,6%) e per i Supermercati (+0,4%); diminuisce, invece, per gli Ipermercati (-1,4%).

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