Articoli filtrati per data: Dicembre 2016

Trasmettiamo le tabelle relative ai periodi delle vendite di fine stagione risultanti dai provvedimenti adottati in materia dalle Regioni e dai Comuni ai sensi dell’art. 15 comma 3 D.Lgs Bersani n. 114/1998 e ss. (Riforma del commercio).
Le Regioni stesse, nel dar seguito all’accordo siglato in sede di Conferenza con le Province autonome il 24 marzo 2011 ed integrato da ultimo il 7 luglio 2016, hanno uniformato sulla maggior parte del territorio nazionale la data di inizio dei prossimi saldi invernali al 5 gennaio 2017 (primo giorno feriale antecedente l’Epifania).
Resta comunque salva ogni eventuale prossima diversa deliberazione da adottare in merito all’oggetto a cura dei rispettivi Assessorati al Commercio.
Le varie discipline regionali hanno confermato il divieto di effettuare vendite promozionali nel periodo antecedente l’inizio delle vendite di fine stagione.

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Per la regione Basilicata l'inizio dei saldi è previsto per il 2 Gennaio e continuerà fino al 2 Marzo.

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L’indice dei consumatori sale da 108,1 a 111,1, quello delle imprese scende da 101,4 a 100,3.

“A dicembre 2016 migliora il clima di fiducia dei consumatori, mentre peggiora quello delle imprese“.

Lo riporta l’Istat che spiega come: “l’indice dei consumatori sale da 108,1 a 111,1, con progressi diffusi a tutte le componenti della fiducia, che torna sul livello di luglio 2016. L’indice composito del clima delle imprese Iesi scende, invece, da 101,4 a 100,3. Le dinamiche settoriali sono diversificate. Peggiora, infatti, la fiducia nei servizi e nelle costruzioni, cresce nella manifattura”.

Per quanto riguarda i consumatori, “il clima economico passa da 127,6 a 133,8, attestandosi leggermente al di sopra del livello medio del periodo maggio-giugno 2016. Il clima personale e quello corrente salgono per il secondo mese consecutivo passando, rispettivamente, da 101,3 a 102,7 e da 103,7 a 106,2. La componente futura torna ad aumentare nel mese di dicembre (da 113,8 a 116,2), raggiungendo il livello più elevato da giugno 2016″.

“I giudizi dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese migliorano decisamente così come le aspettative, il cui saldo torna ad aumentare dopo sette mesi consecutivi di diminuzione. Sull’andamento dei prezzi al consumo, prevalgono giudizi e attese orientati alla diminuzione. Infine, diminuiscono per il secondo mese consecutivo le aspettative sulla disoccupazione“.

“Con riferimento alle imprese, nel mese di dicembre si registra un calo della fiducia nei servizi, con l’indice che passa da 105 a 102,5, e nelle costruzioni (da 124,2 a 120,4)”.

“Nella manifattura l’indice sale da 102,2 a 103,5. Più in dettaglio, nel comparto manifatturiero migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sulla produzione e il saldo dei giudizi sulle scorte rimane stabile. Nel settore delle costruzioni, peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le aspettative sull’occupazione. Nei servizi, si deteriorano i giudizi e le attese sul livello degli ordini mentre le attese sull’andamento dell’economia migliorano”.

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“Online la bozza dello schema di relazione da inviare alle Entrate a corredo della richiesta di adesione alla “nuova” collaborazione volontaria. La domanda di accesso alla procedura, i cui termini sono stati riaperti dal Dl n. 193/2016, deve essere infatti accompagnata da una relazione contenente le informazioni necessarie a ricostruire gli investimenti o le attività finanziarie detenute all’estero e a determinare i maggiori imponibili, oltre che dalla relativa documentazione”.

Lo riporta una nota dell’Agenzia delle Entrate che spiega: “prosegue, anche in questo caso, la fase di consultazione, aperta in occasione della pubblicazione della bozza del modello di istanza, per raccogliere i suggerimenti degli operatori, che potranno far pervenire le loro osservazioni alla casella di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.“.

“La relazione – prosegue la nota – è strutturata in due sezioni. Una “introduzione”, in cui deve essere fornito un quadro generale di tutte le violazioni oggetto di emersione, delle modalità e dei momenti in cui sono state realizzate e commesse, specificando se la collaborazione volontaria ha ad oggetto anche contanti o valori al portatore, e un “prospetto di riconciliazione”, di raccordo tra i documenti presentati e quanto riportato nel modello. In particolare, la relazione deve contenere le informazioni necessarie per determinare, in maniera analitica e per ogni annualità d’imposta oggetto della procedura:

  • l’ammontare degli investimenti e delle attività di natura finanziaria costituite o
    detenute all’estero, anche indirettamente o per interposta persona, i redditi che
    sono serviti per costituirli o acquistarli, i redditi che derivano dalla loro
    dismissione o dal loro utilizzo a qualunque titolo;
  • l’ammontare delle attività e dei redditi oggetto di emersione nelle ipotesi di
    assenza di violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale;
  • gli eventuali maggiori imponibili con riferimento a: imposte sui redditi e relative
    addizionaliimposte sostitutive, imposta regionale sulle attività produttive,
    imposta sul valore degli immobili all’estero e imposta sul valore delle attività
    finanziarie all’estero, contributi previdenziali nonché imposta sul valore
    aggiunto e ritenute”.

“Nella relazione – conclude la nota – devono inoltre essere fornite adeguate informazioni sui soggetti che presentano un collegamento in relazione alle attività estere oggetto della procedura. Contestualmente, deve essere trasmessa tutta la documentazione utile alla ricostruzione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, degli investimenti e delle attività finanziarie detenute all’estero e alla determinazione dei maggiori imponibili. Relazione e documentazione devono poi essere trasmesse via Pec all’indirizzo indicato nella ricevuta rilasciata dopo la presentazione del modello. La documentazione deve essere inviata entro il 30 settembre 2017″.

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Venerdì, 30 Dicembre 2016 12:37

CANONE RAI: ATTENZIONE AI SITI CONTRAFFATTI

La trasmissione delle dichiarazioni di non detenzione del canone e delle richieste di rimborso può essere fatta solo attraverso il sito del Fisco.

“La trasmissione telematica delle dichiarazioni di non detenzione del canone tv e delle richieste di rimborso può essere fatta solo attraverso il sito dell’Agenzia delle Entrate. L’invio è gratuito: nessun tipo di pagamento è infatti dovuto dai contribuenti”.

Lo chiarisce una nota in cui si raccomanda ai cittadini “di non inserire informazioni personali e soprattutto di non fornire i dati della propria carta di credito su siti diversi da quello istituzionale dell’Agenzia: il rischio è quello di vedersi addebitato un primo importo e nei giorni successivi somme più consistenti, finché il titolare della carta non procede al blocco”.

“L’Agenzia – conclude la nota – invita i cittadini eventualmente interessati a denunciar e l’accaduto, rivolgendosi quanto prima a qualsiasi ufficio delle Entrate e alle Forze di polizia”.

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I consumi delle famiglie sono ancora lontani dal periodo pre-crisi (29 miliardi in meno). Ma i costi fissi e del lavoro non calano. Così i punti vendita di quartiere continuano a chiudere a tutto vantaggio dei grandi centri commerciali

Nel 2016 i consumi delle famiglie sono ancora inferiori di quasi 29 miliardi di euro rispetto al 2011, prima della fase più acuta della crisi finanziaria e della grande recessione. È una sfilza di segni meno, l’ elaborazione di Confesercenti per Libero sulla spesa degli italiani. La federazione di categoria ha assistito alla chiusura di 25mila 469 negozi in quest’ anno che volge al termine. E i dati pubblicati nell’ infografica qui a fianco, che confrontano le vendite dal 2010 ad oggi, certificano che l’ attesa ripresa ancora non si vede, anzi è lontana. I numeri delle vendite, elaborati su dati Istat, mostrano infatti anni di profonda crisi, soprattutto per le imprese del commercio tradizionale e per il comparto non alimentare in genere. Il commercio su piccole superfici cumula tra il 2010 e il 2016 una riduzione del venduto in valore di 10 punti percentuali e sebbene gli alimentari siano in calo dell’ 1,9%, a influire maggiormente in negativo sono i generi non alimentari: -7,9%. Non è la grande distribuzione, non tutta, ad essersi accaparrata quella diminuzione a scapito dei negozi di quartiere. I dati dimostrano infatti che anche per i grandi negozi nel non alimentare la contrazione delle vendite è rilevante, pari al -5,4% dal 2010 a oggi. Se si guarda alla vendita di cibo, sono solamente i discount a segnare un segno più significativo: +13,9% è l’ aumento cumulato, con percentuali di crescita sempre maggiori ogni anno fino al 2015. Un altro segno della propensione e della necessità del risparmio degli italiani.

LE ECCEZIONI. Passando alla vendita per prodotti, gli unici ad aver visto la ripresa dopo il 2010 sono i servizi (+1,7%) e i beni durevoli (+0,6%). Gli italiani sono tornati, dopo anni, a fare quindi le grandi spese che non potevano più essere rimandate, come l’ automobile o l’ arredamento. Ma la spesa di tutti i giorni è al palo, come evidente dal tracollo di beni semidurevoli, come abbigliamento, calzature e libri (-9,5%) e beni non durevoli, come i detergenti o i medicinali (-7,4%). In particolare, i segni negativi più pesanti nel confronto dal 2010 a oggi sono segnati da libri giornali e riviste (-17,7%), seguiti da elettrodomestici, radio, tv e registratori (-15,6%). Spendiamo meno, poi, per la telefonia o l’ informatica (-12,8%), per le calzature (-11,1%), per la fotografia (-10,7%). Leggo in questi giorni analisi che parlano di ripresa: sono come il chewingum, denuncia Massimo Vivoli, presidente di Confesercenti: Un giorno va tutto bene, il giorno dopo il Pil è in contrazione, e poi torna ancora positivo Sono tutte valutazioni che andrebbero invece analizzate nel dettaglio: quello che registriamo quotidianamente tra i nostri associati è che le piccolissime imprese soffrono oggi come non mai. I negozi continuano a chiudere a ritmi vertiginosi, continua Vivoli, che spiega come anche chi è sul mercato non riesce a guadagnare. I costi di gestione delle attività, come gli affitti, incidono notevolmente. E il costo del personale è troppo alto. Per questo quando sento le critiche ai voucher in questi giorni mi domando se sia davvero chiaro alla politica che ad oggi in settori come il nostro non si possono fare assunzioni a tempo indeterminato, finché non si interviene sulla pressione fiscale e sul costo del lavoro. Per i nostri commercianti, in questo momento, i voucher stanno diventando una necessità. Senza gli incentivi, i problemi per le assunzioni sono tornati ad essere gli stessi di tre anni fa.


PUNTI VENDITA. Nel 2016 quasi 15mila negozi di commercio al dettaglio hanno abbassato la serranda nel centro-nord dello Stivale, 10 mila nel Sud e nelle isole. Dal 2007 ad oggi il numero di esercizi commerciali è diminuito di quasi 91mila unità: ha chiuso per crisi un negozio su dieci. Se si continua così, afferma Vivoli, tra 10 anni l’ Italia sarà un Paese senza i negozi di vicinato, di servizio: spariranno, verranno sostituiti da uffici. Lasciando le città buie e spingendo le persone verso i centri commerciali in periferia per gli acquisiti. I canali dell’ e-commerce certamente incidono sulle nostre vendite. Così come incidono le liberalizzazioni selvagge fatte sugli orari per la grande distribuzione. Per le piccole e piccolissime imprese in questo Paese non si è mai fatto nulla. E sì che siamo il tessuto di questo Paese, quello che potrebbe portare vera ricchezza, crescita economica, occupazione. Senza tutela si rischia di perdere un settore che portava qualità e immagine al made in Italy, penso soprattutto all’ abbigliamento ma non solo.

Articolo di Giulia Cazzaniga pubblicato su “Libero” il 27-12-2016

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Da quest’anno la dichiarazione Iva non può più essere presentata in forma unificata insieme alla dichiarazione dei redditi.

Consultabili sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate  le bozze dei modelli dichiarativi Iva/2017, Iva Base/2017 e del Modello Iva 74-bis con le relative istruzioni.

“Tra le novità, da quest’anno – dice il Fisco – la dichiarazione Iva non può più essere presentata in forma unificata insieme alla dichiarazione dei redditi. Inoltre, solo per il 2017, il termine di presentazione è fissato al 28 febbraio. Sebbene la dichiarazione Iva non possa più essere compresa nella dichiarazione dei redditi, è stata mantenuta la possibilità di versare il saldo annuale Iva entro il termine previsto per il versamento del saldo delle imposte dovute con riferimento alla dichiarazione dei redditi, con la maggiorazione dello 0,40% a titolo d’interesse per ogni mese o frazione di mese successivo al termine di scadenza ordinario fissato al 16 marzo”.

“E’ stato istituito, inoltre – prosegue la nota – il nuovo quadro VN per indicare il credito derivante dal minor debito o dal maggior credito scaturito dalle dichiarazioni integrative presentate ai sensi del Dpr n. 322 del 1998. Nei quadri VE e VF sono stati inseriti i righi per esporre le operazioni soggette alle percentuali di compensazioni di nuova istituzione (decreto interministeriale del 26 gennaio 2016). Nella sezione 3 del quadro VO, rigo VO33, è stata introdotta la casella per comunicare la revoca dell’opzione per il regime ordinario dell’Iva, esercitata relativamente al 2015, da parte dei soggetti che si sono avvalsi per il 2016 del regime forfetario disciplinato dall’art. 1 della legge n. 190 del 2014. Nella stessa sezione, rigo VO34, sono state introdotte tre nuove caselle: la prima per comunicare l’opzione per il regime ordinario, a partire dal 2016, da parte dei soggetti che negli anni precedenti si sono avvalsi del regime fiscale di vantaggio di cui all’art. 27, commi 1 e 2, del Dl n. 98 del 2011; la seconda per comunicare la revoca dell’opzione per il regime ordinario da parte dei soggetti che nel 2014, in presenza dei requisiti di accesso al regime di vantaggio, non si sono avvalsi di questo regime e accedono, dal 2016, al regime forfetario di cui all’art. 1 della legge n. 190 del 2014; la terza per comunicare la revoca dell’opzione per l’adesione dal 2015 al regime di vantaggio da parte dei soggetti che accedono, dal 2016, al regime forfetario disciplinato dall’art. 1 della legge n. 190 del 2014″.

“Le bozze dei modelli – conclude la nota –  sono disponibili sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.it, seguendo questo percorso: Home - Strumenti – Modelli – Modelli in bozza”.

 

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AIGO CONFESERCENTI, SERVE TAVOLO CONTRO ABUSIVISMO NELLA RICETTIVITA’

Maggiori controlli, anche su Airbnb, e regole condivise per stanare gli abusivi nella ricettività turistica: Roma, Venezia, Firenze, Milano, Torino e Napoli facciano come Parigi.

E’ l’appello di AIGO, l’associazione dei gestori dell’ospitalità e ricettività diffusa di Confesercenti.Che chiede un tavolo con Anci e Regioni, per condividere una proposta di legge nazionale di contrasto all’abusivismo nel turismo, come quella già approvata in Francia, per la tutela dei consumatori e degli imprenditori in regola.

“Proponiamo un tavolo per discuterne – dichiara Agostino Ingenito, presidente AIGO Confesercenti -. La Camera francese ha già licenziato un testo che pone delle strette fiscali a chi affitta ad uso turistico in maniera non professionale. Inoltre sono state previste delle attività di controllo fiscale proprio mediante le maggiori piattaforme online di prenotazione, come Airbnb, che saranno obbligate a dichiarare i ricavi percepiti dagli host per tassarli. Si tratta di un provvedimento che arriva dopo la legge proposta dal Sindaco di New York che ha difatti bloccato l’attività irregolare di affitti a breve termine. Non a caso Airbnb non ha inteso più effettuare il ricorso”.

“Non vogliamo fare guerra alla sharing economy che è un’opportunità di valorizzazione ed un esempio di economia diffusa – continua Ingenito – ma è necessario che qualsiasi forma economica stia in un quadro di regole per garantire e tutelare i consumatori. L’Unione Europea non può trincerarsi dietro alle logiche di libero mercato senza tener conto di quanti danni provoca chi agisce fuori dalle norme, con residenze internazionali in paradisi fiscali e svolgendo un’attività concorrenziale ingiusta rispetto ad altri player di mercato”.

“Ecco perché auspichiamo – conclude il presidente AIGO Confesercenti – che subito dopo le festività natalizie sia indetto un tavolo nazionale per affrontare la questione, come peraltro già richiesto più volte, per discutere le esperienze degli altri Paesi ed individuare un’attività sinergica di valorizzazione del patrimonio immobiliare ad uso turistico, offrendo opportunità concrete anche ai territori interni, con un progetto nazionale di ospitalità turistica diffusa, favorendo la sicurezza e la tutela dei consumatori”.

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Si tratta del secondo giorno bancabile come stabilito dall’articolo 6 del dl 21 maggio 2015, n. 65.

“La rata pensionistica di gennaio 2017 sarà  erogata da Poste e banche il 3 gennaio 2017″.

Lo comunica l’Inps ricordando come nel mese di gennaio 2017, “i pagamenti dei trattamenti pensionistici, degli assegni, pensioni e indennità di accompagnamento,erogate agli invalidi civili, nonché delle rendite vitalizie dell’Inail saranno effettuati il secondo giorno bancabile, come stabilito dall’articolo 6 del decreto legge 21 maggio 2015, n. 65″.

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Aumentano i prestiti bancari a famiglie e imprese.

A novembre, secondo il rapporto mensile dell’ABI, “il complesso dei finanziamenti a famiglie e aziende segna un +1,05% su base annua, dopo il -1,02% di ottobre. Una dinamica delineata sulla base di stime dell’associazione bancaria fondate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia, ricalcolata includendo i prestiti non rilevati nei bilanci bancari in quanto cartolarizzati e al netto delle variazioni delle consistenze non connesse con transazioni”.

“A ottobre – riporta il Rapporto – l’ammontare complessivo dei mutui ai nuclei familiari ha segnato un +1,7% rispetto allo stesso mese del 2015, quando già si manifestavano segnali di miglioramento. Frena invece l’andamento del totale dei prestiti all’economia: +0,50% a novembre, dal +0,60% di ottobre”.

“Il mese scorso, sottolinea Palazzo Altieri, l’ammontare dei finanziamenti è stato di 1.814,5 miliardi, nettamente superiore, di quasi 151 miliardi, all’ammontare complessivo della raccolta, 1.663,8 miliardi”.

A novembre, spiega l’ABI, “diminuisce ancora la raccolta a medio e lungo termine (tramite obbligazioni), con un -18% su base annua (quasi -70 miliardi) dopo il -16,97% di ottobre. I depositi invece aumentano di oltre 56 miliardi rispetto a novembre dell’anno scorso (+4,4%). Resta negativo l’andamento della raccolta complessiva (depositi da clientela residente e obbligazioni), che a novembre segna un calo dello 0,82% annuo, in miglioramento rispetto al -1,51% di ottobre. Dalla fine del 2007 a oggi, aggiunge l’associazione bancaria, la raccolta è passata da 1.513 a 1.663,8 miliardi, con un aumento di oltre 151 miliardi”.

“Tassi d’interesse mai così bassi per i prestiti bancari, dice ancora: i tassi sono diminuiti e quello medio sul totale dei finanziamenti è sceso al 2,90%, dal 2,94% di ottobre, toccando un nuovo minimo storico. Anche i tassi d’interesse sui mutui restano vicini ai minimi storici: il tasso medio sui nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si è attestato al 2,06%, in crescita dal 2,03% di ottobre ma non lontano dal valore record di settembre (2,02%). Sul totale delle nuove erogazioni circa i due terzi sono a tasso fisso. Il tasso medio sui nuovi finanziamenti alle imprese, aggiunge l’associazione bancaria, è aumentato invece all’1,67%, dall’1,57% di ottobre”.

“Sofferenze bancarie in leggero aumento – conclude l’ABI. Nel rapporto mensile, le sofferenze nette (al netto delle svalutazioni già fatte dalle banche) sono state pari a 85,471 miliardi, in crescita dagli 85,162 miliardi di settembre. Il rapporto con i prestiti totali è stato del 4,80%, lo stesso valore di settembre”.

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Per le piccole superfici, su base annua, male le vendite sia alimentari che non

Le piccole realtà commerciali continuano a sentire la crisi.

Se infatti, secondo l’Istat le vendite al dettaglio a ottobre 2016, su base annua, aumentano in valore per la grande distribuzione (+0,8%) per le imprese operanti su piccole superfici il dato è ancora una volta negativo (-1,0%).

Tra queste ultime ad essere sempre più in difficoltà sono le attività commerciali fino a 5 addetti: su base annua le loro vendite diminuiscono, in termini tendenziali, del 3,3%. Dato leggermente negativo, invece, per le imprese da 6 a 49 addetti (-0,3) e positivo per quelle con almeno 50 addetti,+1,5%, segno che sono proprio i piccoli a non vedere minimamente una ripresa dell’attività imprenditoriale.

Entrando più nel dettaglio, mentre nella grande distribuzione le vendite registrano variazioni positive in entrambi i settori merceologici (+0,4% per i prodotti alimentari e +1,2% per quelli non alimentari) nelle imprese operanti su piccole superfici il valore delle vendite registra variazioni tendenziali negative sia per i prodotti alimentari (-2,3%) sia per quelli non alimentari (-0,9%).

In termini generali le vendite registrano un incremento congiunturale pari all’1,2% sia in valore sia in volume e diminuiscono su anno -0,2%.

Nonostante la forte crescita congiunturale registrata a ottobre, nella media del trimestre agosto-ottobre 2016 l’indice complessivo delle vendite al dettaglio diminuisce dello 0,2%, sia in valore sia in volume, rispetto al trimestre precedente.

Su base annua, i prodotti alimentari calano dello 0,4% in valore e registrano una variazione nulla in volume. I prodotti non alimentari diminuiscono sia in valore ( 0,2%), sia in volume (-0,4%).

Tra i prodotti non alimentari, il maggiore incremento tendenziale riguarda il gruppo Mobili, articoli tessili, arredamento (+1,8%), mentre il calo più rilevante si registra per il gruppo Generi casalinghi, durevoli e non durevoli (-2,1%).

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