Articoli filtrati per data: Novembre 2016

 

 

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Il giorno 23 del mese di novembre c.a. il Direttore Angelo Lucia, in nome e per conto della Fipac di Potenza, e Domenico Lapadula, in nome e per conto dell’Agente Generale della Generali italia di Potenza hanno stipulato una convenzione che contempla particolari agevolazioni e scontistiche  ai soci della Fipac di Potenza che intendano usufruire dei servizi della Generali Italia .

In particolare, le prestazioni sulla tutela della salute, il rimborso spese mediche, la prevenzione sui Grandi Rischi e sulla responsabilità civile in ufficio e sulle auto, saranno agevolate, per i soci  Fipac, con sconti  da un 20% ad un 50%.

“Al via la nuova tranche di preavvisi telematici con gli inviti a regolarizzare la propria posizione destinati ai soggetti titolari dipartita Iva che non hanno dichiarato, in tutto o in parte, i compensi per prestazioni di lavoro autonomo comunicati dagli stessi sostituti d’imposta nei modelli 770. In particolare, gli inviti hanno ad oggetto l’ammontare dei guadagni percepiti per attività di lavoro autonomo relativi al periodo d’imposta 2012. Naturalmente, come già comunicato e sperimentato nel corso delle iniziative precedenti, i diretti interessati possono ancora rimediare da soli e pagare sanzioni ridotte senza ricevere controlli. A tal fine, e per ricordare questa opportunità stiamo inviando delle mail apposite agli indirizzi di posta elettronica certificata (Pec) dei contribuenti interessati, in modo da permetter loro di controllare ed eventualmente correggere la rispettiva posizione”.

Lo riporta una nota dell’Agenzia delle Entrate che spiega come: “con il Provvedimento del Direttore sono infatti indicate le modalità con cui vengono messe a disposizione dei contribuentile informazioni da verificare per assicurarsi le sanzioni ridotte previste dal ravvedimentooperoso. In particolare, oltre alle mail certificate, le comunicazioni viaggeranno anche tramite posta ordinaria. Questa seconda opzione seguita dagli inviti è stata scelta al fine di raggiungere anche chi non ha un indirizzo Pec attivo, oppure non registrato nei pubblici elenchi. Riguardo invece le informazioni di dettaglio relative alle comunicazioni, saranno disponibili all’interno del Cassetto fiscale, cui s’accede dall’area riservata dei servizi telematici dell’Agenzia”.

“Gli alert – conclude la nota – elaborati grazie agli incroci dei dati trasmessi dai sostituti d’imposta con quelli dichiarati dai contribuenti stessi, hanno origine dalla differenza effettiva emersa tra i compensi dichiarati dal lavoratore autonomo e le somme certificate dai rispettivi sostituti d’imposta relative al medesimo anno, nel caso specifico il 2012. Gli avvisi, quindi, sono finalizzati a sciogliere i dubbi sulle anomalie riscontrate dall’Agenzia sulla base dei dati trasmessi dai sostituti d’imposta. I destinatari di questa ultima tornata di comunicazioni pro-compliance sono così messi in condizione di verificare se dover regolarizzare o meno la rispettiva posizione. In caso affermativo, grazie al ravvedimento operoso il contribuente potrà beneficiare di una significativa riduzione delle sanzioni”.

“Per eventuali ulteriori informazioni o per comunicare precisazioni ritenute utili a chiarire l’incongruenza segnalata – conclude il Fisco – il contribuente potrà scrivere alla Direzione Provinciale di competenza utilizzando gli indirizzi mail indicati nella lettera. Ricordiamo, inoltre, che all’interno del canale di assistenza CIVIS è attivo il servizio telematico che consente di trasmettere la documentazione in formato elettronico”.

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Il Commissario Ue alla salute Andriukaitis inaugura forum contro lo spreco

“Tagliare gli sprechi alimentari del 50% entro il 2030 e fare dell’Europa una regione leader a livello globale negli sforzi per combattere lo spreco alimentare con programmi di prevenzione in tutti i paesi e il coinvolgimento di tutte le parti interessate”. Con questo auspicio il commissario Ue alla salute Vytenis Andriukaitis ha inaugurato i lavori della piattaforma Ue contro gli sprechi alimentari, che stamattina si è riunita per la prima volta a Bruxelles. Il forum è composto da 70 membri, 33 rappresentanti di paesi membri dell’Ue e organizzazioni internazionali (OCSE, Fao, Unep) e 37 rappresentanti del settore privato. I membri si incontreranno regolarmente (due incontri sono già in programma per il 2017) fino al 31 Novembre 2019. L’obiettivo della piattaforma è individuare, condividere e sviluppare soluzioni praticabili per ridurre lo spreco nella filiera alimentare.

Si calcola che ogni anno in Europa vadano sprecate circa 88 milioni di tonnellate di alimenti, quasi il 20% di tutto il cibo prodotto, con costi per un valore di 143 miliardi di euro.

Il tema dello spreco alimentare è nell’agenda dell’Ue dal 2012. Il Parlamento europeo vi ha dedicato diverse mozioni e nell’ultimo pacchetto sull’economia circolare la Commissione ha proposto un piano d’azione contro gli sprechi che prevede l’elaborazione di una metodologia di misurazione del fenomeno, norme per facilitare la donazione di alimenti e loro riuso (per esempio come mangimi) e la presentazione di proposte sulla data di scadenza. Su quest’ultimo tema la Commissione sta valutando se estendere la lista degli alimenti che sono esenti dall’obbligo di termine minimo di conservazione (“preferibilmente entro”) all’aceto, lo zucchero, il sale, la gomma da masticare. Nel 2016, Italia e Francia hanno adottato legislazioni sullo spreco alimentare.

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E’ stato davvero un venerdì  nero per il commercio. Qualche vendita in più per effetto della campagna di sconti decisa autonomamente da alcuni commercianti (specie di abbigliamento) non annulla i dati negativi a vendite al dettaglio registrate a settembre e della chiusura dei negozi». Lo ha ribadito Confesercenti Potenza sottolineando che in Basilicata a ottobre hanno abbassato la saracinesca 55 esercizi (53 non alimentari e 2 alimentari). A Potenza, secondo i dati dell’Osservatorio Confesercenti, gli esercizi ad ottobre sono complessivamente 4.795 di cui 4.135 non alimentari e 660 alimentari con un segno -1,3% per le chiusure (-1,6% per gli alimentari e -1,2% per i non alimentari).

Le riduzioni più consistenti colpiscono le attività non alimentari e appare particolarmente grave la situazione di moda, calzature e tessile, in cima alla top tre delle chiusure; al secondo posto si trovano edicole e rivenditori di giornali, ma si registrano perdite pesanti anche per le macellerie.

«È preoccupante che il trend di chiusura dei negozi continui e, anzi, mostri segnali di peggioramento», sottolinea Confesercenti che spiega che «la spesa non sta ripartendo come speravamo facesse e in tre anni di ripresa non abbiamo recuperato nemmeno la metà dei consumi bruciati duranti la crisi». Inoltre a settembre le vendite al dettaglio segnano il terzo calo consecutivo, il peggiore degli ultimi sei mesi. La crisi del commercio è grave soprattutto per i piccoli esercizi, che rispetto ad un anno fa hanno perso il 2,5% di fatturato. E che intanto continuano a chiudere. «Il rallenta-mento delle vendite nella seconda parte del 2016, dunque - commenta Prospero Cassino, presidente Confesercenti Potenza - è ormai un dato di fatto e conferma il cli-ma di profonda incertezza in cui ancora vivono le famiglie italiane. Un quadro estremamente preoccupante per il commercio, che è stremato. E mentre la drammatica erosione degli spazi di mercato dei piccoli esercizi di vicinato continua, la spesa delle famiglie non riparte in modo netto. Un dato evidente dalle vendite degli ultimi tre mesi ma che emerge anche da altri indicatori, come quello dell’inflazione: la ridiscesa in campo negativo dell’indice dei prezzi ad ottobre testimonia infatti il momento di stallo ancora attraversato dalla nostra economia. In assenza di una spinta da parte della domanda, che non sembra incorporare i leggeri risparmi dovuti alla deflazione, la crisi del commercio non finirà. Serve più sostegno diretto all’economia in generale e al rafforzamento, in particolare, della domanda interna. Che, ricordiamo, è anche il principale volano di crescita del nostro Pil».

 

La Gazzetta di Basilicata.

 

“Nonostante un rafforzamento nella crescita dell’occupazione, l’Italia soffre di un indebolimento dei consumi e di investimenti ancora troppo bassi. Questo è il quadro che emerge dal ‘Global Economic Outlook‘ dell’Ocse. “La crescita dei consumi privati si è indebolita in seguito a un aumento dell’incertezza e a un calo della fiducia dei consumatori”, si legge nel rapporto, che sottolinea come “la crescita degli investimenti rimane più bassa rispetto alle precedenti riprese”.

“Ad ostacolare la ripresa degli investimenti, osserva l’Ocse, è l’elevato stock di sofferenze nei bilanci delle banche (il 18% del totale dei prestiti alle società non finanziarie), che ha creato una stretta sul credito. “Inoltre il credito alle imprese si è ristretto per un pò di tempo, con le incerte prospettive economiche e l’eccesso di capacità che hanno tagliato la domanda di prestiti delle aziende”.

“Nondimeno l’occupazione ha continuato a crescere e ciò ha portato a un aumento della partecipazione del mercato del lavoro che ha impedito una crescita più rapida del tasso di disoccupazione”. “Inoltre i salari reali sono cresciuti grazie a un’inflazione al consumo persistentemente bassa derivante dall’ancora sostanziosa fiacchezza dell’economia”.

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Per i consumatori la fiducia scende a 107,9, da 108,0 di ottobre; per le imprese passa da 101,7 a 101,4.

Fiducia di consumatori e imprese in lieve calo a novembre. In particolare l’indice della prima scende a quota 107,9 (108,0 a ottobre), mentre quello della seconda cala da 101,7 a 101,4″.

Lo segnala l’Istat che spiega: “tra le componenti del clima di fiducia dei consumatori, il clima economico si mantiene sostanzialmente stabile (da 127,3 a 127,2) mentre la componente futura registra una diminuzione riportandosi sul livello medio del periodo luglio-agosto (da 114,3 a 113,7). Dopo i cali registrati negli ultimi tre mesi, in novembre sia il clima personale sia quello corrente migliorano: la componente personale aumenta da 100,5 a 101,3 e quella corrente passa da 102,8 a 103,7″.

“I giudizi dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese - dice l’Istituto -scendono lievemente (il saldo passa da -52 a -53) cosi’ come le aspettative il cui saldo si attesta sul valore più basso registrato da marzo 2014 (il saldo passa da -19 a -20). Le opinioni sull’andamento dei prezzi al consumo, espresse su un arco temporale di 12 mesi (giudizi sui 12 mesi passati e aspettative per i prossimi 12 mesi), sono orientate alla diminuzione: per i giudizi, il saldo passa da -30 a -34 e per le aspettative da -25 a -28. Infine, diminuiscono le aspettative sulla disoccupazione: il saldo raggiunge il valore più basso dallo scorso giugno (da 31 a 28)”.

“Con riferimento alle imprese – spiega l’Istat - a novembre si registra un peggioramento della fiducia diffuso in tutti i comparti tranne nel commercio: nella manifattura l’indice passa da 102,9 a 102,0, nei servizi di mercato da 106,6 a 105,2, nelle costruzioni da 125,8 a 124,2; nel commercioal dettaglio l’indice sale da 101,6 a 106,5.  Per quanto riguarda le componenti dei climi di fiducia, nel comparto manifatturiero peggiorano i giudizi sugli ordini (il saldo passa da -11 a -14) mentre aumentano le attese sulla produzione (da 9 a 10). Il saldo dei giudizi sulle scorte rimane stabile. Nel settore delle costruzioni, migliorano i giudizi sugli ordini (da -27 a -25) mentre si segnala un diffuso peggioramento delle aspettative sull’occupazione (da -7 a -11 il saldo)”.

“Nei servizi – conclude l’Istituto – si deteriorano i giudizi sul livello degli ordini (da 8 a 6 il saldo) e le attese sull’andamento general dell’economia (da 5 a 3); il saldo delle attese sugli ordini rimane stabile a quota 5. Nel commercio al dettaglio migliorano sia i giudizi sulle vendite correnti (il saldo passa da -1 a 7) sia le attese sulle vendite future (da 23 a 29); il saldo dei giudizi sulle scorte di magazzino diminuisce da 10 a 9. Il clima di fiducia migliora nella grande distribuzione (da 100,1 a 108,9), ma peggiora in quella tradizionale (da 104,6 a 100,4). Nella prima, aumenta sia il saldo dei giudizi sulle vendite correnti sia quello relativo alle aspettative sulle vendite future; nella seconda, al contrario, i due saldi diminuiscono decisamente. Quanto infine alle scorte di magazzino, il saldo della variabile diminuisce nella grande distribuzione mentre aumenta in quella tradizionale”.

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“A settembre 2016 le vendite al dettaglio registrano una diminuzione congiunturale, pari a -0,6% sia in valore sia in volume, confermando le tendenze negative registrate nei mesi precedenti. Le vendite di prodotti alimentaridiminuiscono dello 0,3% in valore e risultano stazionarie in volume; quelle non alimentari calano dello 0,8% sia in valore sia in volume. Nella media del trimestre luglio-settembre 2016, l’indice complessivo del valore delle vendite al dettaglio diminuisce dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. L’indice in volume diminuisce, nello stesso arco temporale, dello 0,6%”.

Lo riporta l’Istat che spiega: “rispetto a settembre 2015, le vendite diminuiscono complessivamente dell’1,4% in valore e dell’1,7% in volume. La flessione più marcata riguarda i prodotti non alimentari: -1,6% in valore e 1,9% in volume. Tra i prodotti non alimentari si registrano variazioni negative per quasi tutti i gruppi di prodotti. Le diminuzioni più marcate si rilevano per i gruppi Cartoleria, libri, giornali e riviste (-4,1%) e Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-3,9%)”.

“Rispetto a settembre 2015 – conclude l’Istituto – si osserva una contenuta flessione del valore delle vendite per la grande distribuzione ( 0,2%), mentre il calo risulta molto più marcato per le imprese operanti su piccole superfici (-2,5%)”.

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“L’INPS fornisce le prime indicazioni sulla nuova disciplina introdotta dal decreto legislativo n. 185/16 che ha modificato l’art. 15, comma 2, del decreto legislativo n. 148/15, relativa al nuovo termine di presentazione delle domande di cassa integrazione ordinaria per eventi oggettivamente non evitabili. Si tratta di una disposizione con la quale si realizza una significativa semplificazione degli adempimenti procedurali a carico delle aziende”.

Lo si apprende da una nota dell’Istituto che spiega come: “queste ultime per effetto della nuova disposizione, possono presentare un’unica domanda per tutti gli eventi oggettivamente non evitabili – in particolare eventi meteo – intervenuti nel corso di un mese, entro la fine del mese successivo, superando la previgente disciplina che prevedeva anche per tali fattispecie il termine di quindici giorni dal verificarsi del singolo evento di sospensione”.

“La riforma – conclude la nota – si applica per tutte le domande presentate a partire dall’8 ottobre 2016, giorno di entrata in vigore della nuova disciplina”.

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“Il Decreto Fiscale, per i tabaccai, è a due facce. Da un lato ci sono novità positive come il ripristino dell’aggio del 5% sui valori bollati e l’eliminazione definitiva dell’obbligo di invio dei plichi contabili del Lotto; dall’altro si interviene senza motivo sulla formazione, introducendo obblighi assurdi che diventeranno un aggravio economico e burocratico. Alla faccia della necessità di semplificazione, a parole sempre sostenuta da tutti”.
Così Celso Montanari, Presidente di Assotabaccai Confesercenti, sul DL Fisco.
“Su aggio e plichi vediamo finalmente recepite richieste che avanziamo da anni, anche se per quanto riguarda i plichi bisognerà attendere il provvedimento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli affinché le nuove norme siano operative. L’intervento sulla formazione, invece, è una doccia fredda per gli imprenditori. Che non contestano certo la formazione in sé, peraltro prevista già dal 2010 ma giustamente limitata a chi prende la concessione per la prima volta.
Quel che non va giù è prevedere di ripetere obbligatoriamente il corso di formazione ad ogni rinnovo, cioè ogni nove anni. Un’idea senza molto senso: vuol dire infatti che dovranno sottoporsi al nuovo ciclo formativi anche tabaccai attivi da venti o trent’anni. Cosa dobbiamo insegnare loro?  Andrebbero piuttosto chiamati per insegnare. Quest’obbligo si tramuterà in un impegno burocratico ed economico, che non porterà alcun beneficio né per i tabaccai né per i consumatori”.

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“L’indice delle retribuzioni contrattuali a ottobre 2016 cresce dello 0,1% rispetto a settembre e dello 0,6% su ottobre 2015, restando ai minimi dall’inizio delle serie storiche”.

Lo rileva l’Istat spiegando che “alla fine di ottobre i contratti nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 32,1% degli occupati dipendenti e corrispondono al 31,0% del monte retributivo. La quota dei dipendenti in attesa di rinnovo per tutta l’economia è dunque pari al 67,9%, in calo rispetto a settembre (68,2%).  L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 41,2 mesi. L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 28,0 mesi (22,2 un anno fa). Nel complesso nei primi dieci mesi del 2016 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2015. A ottobre le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dello 0,7% per i dipendenti del settore privato (0,3% nell’industria e 1,1% nei servizi privati) e una variazione nulla per quelli della P.A”.

“I settori – prosegue l’Istituto – che su base tendenziale presentano gli incrementi maggiori sono: commercio (2,0%); alimentari, bevande e tabacco (1,8%); energia elettrica e gas (1,4%). Si registrano variazioni nulle nell’agricoltura, estrazione minerali, legno, carta e stampa, energia e petroli; chimica, metalmeccanica, servizi di informazione e comunicazione, telecomunicazioni e in tutti i comparti della Pubblica Amministrazione.  A ottobre 2016 tra i contratti monitorati dall’indagine è stato recepito l’accordo per i dipendenti delle aziende municipalizzate di servizi di smaltimento rifiuti e nessuno è venuto a scadenza”.

“Complessivamente – conclude l’Istat – nel corso del 2016 sono stati rinnovati 11 contratti nazionali relativi a poco più di 735.000 dipendenti. Alla fine del mese risultano in vigore 27 contratti che regolano il trattamento economico di circa 4,1 milioni di dipendenti che rappresentano il 31,0% del monte retributivo complessivo. Nel settore privato l’incidenza è pari al 42,5%, con quote differenziate per attività economica: nel settore agricolo è del 93,2%, mentre è del 18,1% nell’industria e del 62,2% nei servizi privati. Nel complesso i contratti in attesa di rinnovo sono 48 (di cui 15 appartenenti alla Pubblica Amministrazione) relativi a circa 8,7 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego)”.

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