MINISTERO DEL LAVORO: PRODUTTIVITÀ, DEPOSITATI 18MILA CONTRATTI AZIENDALI E TERRITORIALI

“I contratti aziendali e territoriali depositati dalle imprese per permettere ai lavoratori di usufruire della detassazione dei premi di produttività sono 18.716″.

Lo comunica il Ministero del Lavoro in una nota.

“Le norme sulle somme erogate a titolo di premio di produttività prevedono che si abbia un’imposta sostitutiva al 10% fino a un massimo di 2.000 euro di premio annuo (2.500 nel caso di coinvolgimento dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro) purché il reddito annuo da lavoratore dipendente nell’anno precedente non superi i 50.000 euro. Il 15 luglio 2016 era il termine per effettuare l’invio dei modelli relativi agli accordi sottoscritti nel 2015″.

“Alla data del 13 gennaio 2017 – dice il Ministero – sono state compilate 18.716 dichiarazioni di conformità, redatte secondo l’articolo 5 del DM 25 marzo 2016, di cui 11.499 si riferiscono a contratti sottoscritti nel 2015. Dei 18.716 contratti depositati, 14.597 si propongono di raggiungere obiettivi di produttività, 10.911 di redditività, 8.333 di qualità. Inoltre 1.985 contratti prevedono un piano di partecipazione e 3.872 prevedono misure di welfare aziendale”.

“Per il 2017 le regole sulla detassazione del premio di produttività sono cambiate con l’aumento del tetto del premio e di quello per il reddito da lavoro dipendente per avere diritto all’incentivo. Il bonus aziendale legato alla produttività ha un’imposta sostitutiva al 10% fino a un massimo di 4.000 euro annui. Potrà avere l’incentivo il lavoratore che ha un reddito annuo lordo da lavoro dipendente fino a 80.000 euro (prima del 2017 era 50.000)”.

“Da un punto di vista geografico è la Lombardia a registrare un maggior numero di contratti integrativi con cui premiare la produttività con 5.283 accordi di cui 3.259 sottoscritti nel 2015; seconda l’Emilia Romagna con 3.063 contratti aziendali e territoriali ( di cui 2.291 nel 2015); terzo il veneto con 2.642 (1.434 nel 2015). Valori che si dimezzano al Sud che registra numeri minimi. La Campania ne ha registrati 372 ; la Sicilia 221; la Puglia 219 la Basilicata 108; la Calabria 74 e 152 la Sardegna. Complessivamente comunque è la contrattazione aziendale la più diffusa avendone registrati 15.271 rispetto ai 3.445 dei contratti territoriali”.

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CONTI PUBBLICI, MEF: “CONTATTI CON UE PER EVITARE PROCEDURA INFRAZIONE”

La Commissione europea invierà, oggi, una lettera all’Italia per chiedere al Governo impegni precisi

“Sono in corso in questi giorni contatti con la Commissione europea per valutare i passi opportuni per evitare l’apertura di una procedura di infrazione e al tempo stesso scongiurare il rischio che interventi restrittivi sul bilancio compromettano la crescita riavviata nell’economia nazionale a partire dal 2014 ma ancora debole”. Così fonti del Mef sulle anticipazioni di stampa in merito alla richiesta della Commissione europea al governo di una manovra bis pari ad almeno 3,4 miliardi di euro per centrare gli impegni sul bilancio. La Commissione Ue invierà, infatti, oggi una lettera all’Italia in cui si chiederà al Governo di assumere impegni precisi sulla correzione dei conti entro il primo febbraio, data della pubblicazione delle nuove previsioni economiche.

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PREZZI, ISTAT CONFERMA: “ITALIA IN DEFLAZIONE NEL 2016”

Diminuzione dello 0,1% come media dell’anno. Prima volta dal 1959.

I dati definitivi dell’Istat confermano che nel 2016 i prezzi al consumo hanno registrato una variazione negativa (-0,1%) come media d’anno. “E’ dal 1959, quando la flessione fu pari a -0,4%, che non accadeva”, spiega l’istituto di statistica. A dicembre 2016, l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato, invece un aumento dello 0,5% nei confronti di dicembre 2015. Il tasso di inflazione nell’ultimo mese dell’anno, precisa l’Istat, è risultato così il maggiore da due anni e mezzo a partire da maggio del 2014 (quando era stato sempre dello 0,5%), ma si è rivelato insufficiente a risollevare il risultato dell’intero 2016, che ha chiuso in deflazione per la prima volta da 57 anni.

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FISCO, FONDO DI SOLIDARIETÀ INVESTITORI: INDENNIZZI RICONOSCIUTI ESCLUSI TASSAZIONE

“Non sono soggetti a imposizione gli indennizzi che risarciscono il valore di acquisto o sottoscrizione di strumenti finanziari emessi dagli istituti di credito oggetto del decreto “Salva banche” (Dl 183/2015)”.

Con la risoluzione n. 3/E l’Agenzia delle Entrate chiarisce infatti che “non è tassabile l’indennizzo erogato dal Fondo di Solidarietà istituito appositamente dalla Legge di Stabilità 2016 per gli investitori persone fisiche che, avendo acquistato obbligazioni dalle banche insolventi oggetto dell’intervento dello Stato, sono stati risarciti con un indennizzo erogato in via forfetaria a seguito di un’apposita istanza, oppure a conclusione di una procedura arbitrale. Sotto il profilo fiscale, infatti, si tratta di un reintegro patrimoniale che non ha, conseguentemente, rilevanza ai fini delle imposte”.

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BEI: NEL 2016 PROGETTI IN ITALIA PER 37,4 MLD, SOSTENUTE 36MILA PMI

Nell’ultimo quinquennio sono oltre 97mila le pmi sostenute.

“Il gruppo Bei ha sostenuto in Italia nel 2016 progetti per un valore di 37,4 miliardi (13,3 miliardi attraverso il Fondo europeo per gli investimenti), destinati a circa 36mila piccole e medie imprese, che hanno permesso di garantire 682mila posti di lavoro”.

Sono i dati presentati dal vicepresidente della Banca europea per gli investimenti, Dario Scannapieco, nel corso di una conferenza stampa al Ministero dell’Economia.

“Nel dettaglio, sono state condotte 137 operazioni di sostegno per 11,2 miliardi di nuova finanza: 9,9 miliardi di prestiti Bei e 1,3 miliardi di garanzie ed equity del Fondo europeo per gli investimenti (Fei). A questi si aggiungono i mandati siglati con il governo italiano per 0,5 miliardi che attiveranno operazioni per oltre 2 miliardi.  In totale gli impieghi Bei in Italia a fine 2016 risultano pari a 67,4 miliardi. Dal 1958 a oggi la Bei ha mobilizzato oltre 200 miliardi di finanziamenti in Italia che si conferma il principale beneficiario storico dalla costituzione della Banca”.

“Negli ultimi cinque anni sono stati finanziati oltre 52 miliardi di nuove operazioni per circa 150 miliardi di investimenti attivati. Nello stesso quinquennio sono oltre 97mila le pmi sostenute“.

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BANKITALIA: A NOVEMBRE PRESTITI A FAMIGLIE +1,8%, FERMI A IMPRESE

“Crescono i prestiti bancari destinati alle famiglie mentre restano stabili quelli destinati alle imprese”.

Secondo i dati del Supplemento al Bollettino Statistico Moneta e banche della Banca d’Italia, “i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, hanno registrato una crescita su base annua dello 0,5 per cento (1,2 per cento a ottobre). I prestiti alle famiglie sono cresciuti a novembre dell’1,8 per cento sui dodici mesi (1,7 per cento a ottobre); quelli alle società non finanziarie sono rimasti stabili su base annua (0 per cento a novembre; 0,8 per cento nel mese precedente)”.

“I tassi d’interesse sui finanziamenti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni – prosegue Bankitalia – comprensivi delle spese accessorie, sono stati pari al 2,35 per cento (2,34 nel mese precedente); quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo all’8,02 per cento (8,08 nel mese precedente). I tassi d’interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro sono risultati pari al 2,23 per cento (2,31 nel mese precedente); quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia all’1,11 per cento (1,07 per cento a ottobre). I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono rimasti stabili (0,41 per cento a novembre e ottobre)”.

“Frenano le sofferenze delle banche, aumenta la raccolta – dice ancora la Banca d’Italia. A novembre il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze – tenendo conto delle discontinuità statistiche ma senza correggere per le cartolarizzazioni e le altre cessioni – è stato pari a -1,7 per cento (-1 per cento a ottobre). Quando si corregge tale tasso di crescita per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, analogamente a quanto si fa per i prestiti, il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze è stato a novembre dell’11,8 per cento (12 per cento nel mese precedente)”.

“A novembre – conclude –  il tasso di crescita sui dodici mesi dei depositi del settore privato è aumentato al 4,4 per cento (3,2 per cento a ottobre). La raccolta obbligazionaria, incluse le obbligazioni detenute dal sistema bancario, è diminuita del 9,3 per cento su base annua (-9 per cento nel mese precedente)”.

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ASSOPANIFICATORI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI: NECESSARIO E URGENTE DISTINGUERE IL PANE FRESCO DA QUELLO SURGELATO, CONSENTIRE LA DEFINIZIONE DI PANIFICIO SOLO AI FORNAI E DEFINIRE I GRANI ANTICHI. DARE CHIAREZZA E TRASPARENZA AI CONSUMATORI

Si sono svolte ieri le Audizioni delle Associazioni dei Panificatori davanti alla XIII^ Commissione Parlamentare della Camera dei Deputati presieduta dal Presidente On. Luca Sani nell’ambito delle Audizioni per le proposte di Legge 2365 recante disposizioni in materia di produzione e vendita del pane: primo firmatario l’On. Romanini e 1932, recante disposizioni concernenti l’etichettatura delle farine di grano duro non raffinate o integre e dei prodotti da esse derivati e misure per la promozione della loro vendita e del loro consumo primo firmatario l’On. L’Abbate.
Alle Audizioni hanno partecipato  le delegazioni di Assopanificatori Fiesa Confesercenti, Fippa e Assipan Confcommercio.
La delegazione Fiesa Assopanificatori è stata guidata dal Presidente Davide Trombini accompagnato dal Direttore Dr. Gaetano Pergamo, dai Vice Presidenti Benvenuto Pagnoni e Vinceslao Ruccolo e da Angelo Pellegrino, Direttore della Scuola dell’Alimentazione di Sulmona.
Le due iniziative legislative hanno lo scopo di consentire al consumatore di scegliere con consapevolezza il pane fresco artigianale potendolo facilmente distinguere da quello conservato o prodotto in discontinuità di luoghi o in altre maniere, come anche quello di conoscere correttamente le farine con cui viene prodotto. L’iniziativa legislativa tende anche a definire chi può fregiarsi del titolo di panificio, riservato esclusivamente alle Aziende che compiono l’intero ciclo della panificazione.
Sulle due proposte di Legge i Rappresentanti dell’Associazione Nazionale dei Panificatori (Assopanificatori Confesercenti), della Fippa e dell’Associazione Nazionale Panificatori (Assipan), si sono espresse favorevolmente.
I Rappresentanti delle Associazioni hanno evidenziato che – come hanno dichiarato all’Ansa –  occorre fare chiarezza nel settore informando sulle differenze tra prodotto fresco di giornata e quello sfornato anche al momento, come avviene nei supermercati, ma su basi surgelate magari provenienti dall’estero.
Per il Presidente di Assopanificatori Confesercenti Davide Trombini l’Audizione “riveste particolare importanza. L’iniziativa legislativa dell’On. Romanini va a coprire un vuoto legislativo a lungo denunciato dalle Associazioni di Settore di fronte all’immobilismo dei Governi che si sono succeduti in questi anni, incapaci di dare concretezza attuativa alla norma previsionale della Legge Bersani sulla definizione di pane fresco e panificio. Ben venga poi  la distinzione tra i vari tipi di pane – precisa il Presidente di Assopanificatori, Davide Trombini – per far capire l’importanza dell’arte artigiana dei panificatori che vuole processi di lievitazione ben diversi; una norma che va a tutela dei cittadini ma anche della tipicità e della specificità del prodotto artigianale italiano”. Secondo il Presidente Trombini “occorre battersi non solo su quali farine vengono usate, se da grano duro, tenero, non raffinate o integre, ma anche sulla loro italianità; un punto sul quale occorre fare chiarezza al più presto, così come su quello dell’utilizzo dei grani antichi, che rivestono una grande importanza ma che vanno disciplinati al più presto, all’interno stesso della proposta Romanini. Speriamo che l’iter di approvazione sia veloce. Per quanto riguarda la proposta di Legge dell’On. L’Abbate, recante alcune disposizioni concernenti l’etichettatura delle farine di grano duro non raffinate o integre e dei prodotti da esse derivati, nonché misure per la promozione della loro vendita e del loro consumo, anche al fine di tutelare la salute dei consumatori mediante una più accurata prevenzione alimentare primaria, ha aggiunto Trombini – Assopanificatori ha evidenziato che occorrono integrazioni e modifiche migliorative della proposta”.

Leggi il Documento lasciato in Audizione da Assopanificatori

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CONFESERCENTI POTENZA SU NUOVE PARTITE IVA

Nel mese di novembre 2016 in provincia di Potenza sono state aperte 191 nuove partite Iva con un sensibile decremento rispetto al mese precedente (-17,3%) e sia pure minore rispetto a novembre 2015 (-9,4%) a conferma della situazione di incertezza che registra l’attività della piccola imprenditoria sul nostro territorio.

E’ il commento di Confesercenti Potenza riferendo che dai dati dell’Osservatorio Partite Iva del Dipartimento Finanze del Ministero dell’Economia la distribuzione per natura giuridica mostra che il 65,6% delle aperture di partita Iva è stato aperto da persone fisiche, il 27,8% da società di capitali, il 5,7% da società di persone. Riguardo alla ripartizione territoriale, il 40,9% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22,6% al Centro e il 36,3% al Sud e Isole. Il dato positivo in alcune regioni del Sud – aggiunge la nota - è influenzato dagli incrementi nel settore dell’agricoltura, che sono presumibilmente dovuti all’emanazione dei bandi regionali legati al nuovo Programma di sviluppo rurale (PSR) 2014-2020, promosso della Commissione Europea. Analogamente, nei precedenti mesi del 2016, in altre regioni del Mezzogiorno sono stati riscontrati incrementi di aperture di partita Iva nel settore dell’agricoltura, in relazione alla diversa tempistica dei predetti bandi regionali. Rispetto al corrispondente mese dell’ anno 2015, la distribuzione per classi di età evidenzia un generale calo di aperture che rileva, in particolare, per i giovani (circa il 20% in meno). Il 19,2% di coloro che a novembre hanno aperto una partita Iva risulta nato all’estero. I soggetti che hanno aderito al regime forfetario sono 9.361, pari al 27% del totale delle nuove aperture, con una diminuzione del 24,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno 2015. 

Si “legge” molta prudenza tra i giovani della provincia di Potenza a differenza del dato della provincia di Matera (116 nuove partite iva, più 17% rispetto a novembre 2015 ma -5,6% rispetto ad ottobre 2016) – commenta Prospero Cassino, presidente Confesercenti Potenza – in quanto le Partite IVA, più e meno giovani, sono sobbarcate da una quantità immane di tasse. Spesso questi privati sono fucine di nuove idee e nuove proposte e dobbiamo lasciarli liberi di agire in un mondo del lavoro sempre più competitivo – afferma ancora -: dobbiamo intervenire sull’IRPEF in modo deciso, accompagnando questa azione con l’inserimento di prestiti agevolati per avviare l’attività. A questo non si può non accompagnare un discorso riguardante la formazione, perché ragionare di lavoro vuol dire pensare anche alla formazione. Per formazione intendo formazione sia scolastica ma anche lavorativa, dobbiamo migliorare l’accesso ai voucher formativi e migliorare la formazione per chi si vuole immettere nel mercato delle Partite IVA. 

Cassino aggiunge che nel corso degli incontri territoriali promossi di intesa con Confartigianato per illustrare le opportunità del pacchetto di agevolazioni CreOpportunità per favorire e stimolare l’imprenditorialità lucana mediante il sostegno all’avvio ed allo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali come in occasione natalizia a Potenza di Trend abbiamo registrato una ripresa di interesse dei giovani per iniziative nei settori della trasformazione dei prodotti agricoli, dei servizi, del commercio, dell’artigianato, del turismo, della cultura, dell’intrattenimento, del sociale. Ci sono circa 4mila nuove imprese under 35 in provincia di potenza, un dato molto importante che lascia ben sperare per il nuovo anno. 

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INPS: CON AUMENTO ETÀ CALO NUOVE PENSIONI,-22% IN 2016

Nell’anno sono scattati l’aumento dell’aspettativa di vita e i nuovi requisiti per le donne.

” Le nuove pensioni liquidate dall’Inps nel 2016 sono state 443.477 con un calo del 22,19% rispetto al 2015 (570.002)”.

Lo si legge nell’Osservatorio dell’Istituto sul monitoraggio sui flussi di pensionamento nel quale si ricorda come “nell’anno siano scattati sia l’aumento dell’aspettativa di vita (4 mesi per tutti) sia i nuovi requisiti per le donne (passaggio da 63,9 anni a 65,7). Nel secondo semestre la tendenza si attenua (il calo era del 34%) poiché accedono alla pensione coloro che sono stati bloccati nei primi mesi. Il calo maggiore per la vecchiaia (-30,2%)”.

L’Inps segnala “un calo annuale consistente per i flussi di pensionamento di vecchiaia con un -30,28% (da 162.815 nuovi assegni nel 2015 a 113.500 nel 2016) e di uscita anticipata con un -28,56% (da 157.522 a 112.529). Cali meno consistenti si sono registrati per le nuove pensioni di invalidità (-15,98% a 43.423) e per quelle ai superstiti (-12,1% a 174.025). Un calo significativo è stato registrato anche dai nuovi assegni sociali passati da 48.297 a 34.411 (-28,7%). L’importo medio mensile di pensione nel 2016 è stato di 987 euro, lo stesso del 2015. Il dato è molto diverso per le varie tipologie di pensione con 643 euro medi per la vecchiaia, 1.929 euro medi per la pensione anticipata, 765 euro medi per l’invalidità e 657 per i nuovi assegni ai superstiti”.

“Per i lavoratori dipendenti – conclude l’Inps – le nuove pensioni in media valgono 1.221 euro mentre per i coltivatori diretti sono state in media di 615 euro. La pensione media degli artigiani in uscita nel 2016 è stata di 946 euro mentre per i commercianti è stata di 911 euro. La pensione per i parasubordinati usciti nel 2016 è stata in media di 192 euro al mese. I trattamenti di questi ultimi sono basati esclusivamente sul sistema contributivo e su versamenti fatti a partire dal 1996“.

 

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JOBS ACT: LA CONSULTA DICE NO AL REFERENDUM SULL’ARTICOLO 18

La Consulta ha dichiarato inammissibile il quesito sui licenziamenti illegittimi.

La Corte Costituzionale dice ‘no‘ al referendum abrogativo sulle modifiche all’articolo 18 introdotte con il Jobs act. La Consulta ha infatti dichiarato inammissibile il quesito sui licenziamenti illegittimi, mentre ha dato il suo via libera a quelli sui voucher e sulla responsabilità solidale negli appalti.

Tutti e tre i quesiti referendari erano stati presentati dalla Cgil con 3,3 milioni di firme.

Ecco nel dettaglio i temi dei tre quesiti:

 

  • APPALTI: REINTRODUZIONE DELLA PIENA RESPONSABILITA’ SOLIDALE: si richiede l’abrogazione di parte dell’art. 29 della Legge Biagi. In particolare, si tratta del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, recante “Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30 comma 2″. In sostanza, il quesito chiede che ci sia un’uguale responsabilità, in tutto e per tutto (responsabilità solidale), tra appaltatore e appaltante nei confronti di tutto ciò che succede nei rapporti di lavoro.
  • REINTEGRO ED ESTENSIONE DELL’ARTICOLO 18si chiede l’abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi, contenute nel Jobs act. In particolare, oggetto del quesito referendario è il decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23 recante “Disposizioni urgenti in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti in attuazione della legge del 10 dicembre 2014, n. 183″, nella sua interezza, e dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. In base a quanto previsto dal Jobs act, un licenziamento ingiustificato prevede il pagamento di un’indennità che cresce con l’anzianità di servizio, con un minimo di 4 e un massimo di 24 mensilità.
  • VOUCHER: CANCELLAZIONE DEL LAVORO ACCESSORIO: il quesito chiede l’abrogazione delle disposizioni sul lavoro accessorio contenute nel Jobs act. Oggetto del referendum è,  in particolare, l’abrogazione degli art. 48, 49 e 50 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 recante “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’art. 1 comma 7 della legge 10 dicembre 2014, n. 183. 

 

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SCUOLA, ISCRIZIONI ON LINE DAL 16 GENNAIO AL 6 FEBBRAIO

“Lunedì scorso si è aperto il portale delle iscrizioni on line a scuola: le famiglie sono così ora in grado di registrarsi e ottenere le credenziali da utilizzare al momento dell’iscrizione per l’anno scolastico 2017/2018. Le domande potranno poi essere inoltrate dalle ore 8.00 del 16 gennaio alle ore 20.00 del 6 febbraio 2017, come previsto dall’annuale circolare diffusa nelle scorse settimane dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca”.

Lo riporta una nota del MIUR che spiega: “chi ha già un’identità digitale SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) potrà utilizzare quelle credenziali per accedere al portale delle iscrizioni senza effettuare prima la registrazione. Le iscrizioni on line riguardano le classi prime delle scuole primarie e secondarie di primo e di secondo grado. Sono obbligatorie per le scuole statali e facoltative per le paritarie. La modalità via web potrà essere utilizzata anche per l’iscrizione ai corsi di istruzione e formazione dei Centri di formazione professionale regionali delle Regioni che hanno aderito al sistema (Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sicilia e Veneto). Rimane valida la procedura cartacea per le scuole dell’infanzia, che potrà essere effettuata sempre dal 16 gennaio al 6 febbraio prossimi”.

“Per le famiglie delle zone colpite dal terremoto – conclude la nota – ci saranno azioni di supporto affinché possano svolgere la procedura on line con l’aiuto delle scuole e specifiche indicazioni che saranno comunicate nei prossimi giorni con una circolare ad hoc. La domanda di iscrizione potrà essere compilata per tutto il periodo fissato dal Miur. Per consentire alle famiglie di prendere confidenza con il sistema delle iscrizioni on line e per guidarle in tutte le fasi della domanda il Ministero ha previsto video tutorial, una ‘mini guida’, Faq che si potranno trovare sul portale dedicato. Sarà prevista una specifica assistenza telefonica, attiva dal 9 gennaio alle ore 9.00. Il sistema si farà carico di avvisare le famiglie in tempo reale, via posta elettronica, dell’avvenuta registrazione e delle eventuali variazioni di stato della domanda”.

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MEF, NUOVE PARTITE IVA: A NOVEMBRE -10,6% SU ANNO

In diminuzione anche le adesioni al regime forfettario

“A novembre 2016 sono state aperte 34.732 nuove partite Iva con una flessione, rispetto allo stesso mese del 2015, del 10,6%“.

Lo rende noto il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia.

“La distribuzione per natura giuridica - spiega il Dipartimento – mostra che il 65,6% delle aperture di partita Iva è stato aperto da persone fisiche, il 27,8% da società di capitali, il 5,7% da società di persone. La percentuale dei “non residenti” ed “altre forme giuridiche” è pari allo 0,9%. Rispetto al mese di novembre 2015 si rileva un calo di avviamenti per le persone fisiche (-15,4%) e per le società di persone (-3,5%) e un incremento dell’1,6% per le società di capitali”.

“Sempre rispetto a novembre 2015 - sottolinea il Dipartimento - si evidenzia un incremento nelle attività immobiliari (+6,9%), collegato al miglioramento delle aspettative nel settore e segnala invece cali sensibili nelle attività professionali (-30,5%) e nella sanità (-24,1%). Il 19,2% di coloro che a novembre hanno aperto una partita Iva risulta nato all’estero“.

“Infine – conclude il Dipartimento – i soggetti che hanno aderito al regime forfetario sono 9.361, pari al 27% del totale delle nuove aperture, con una diminuzione del 24,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno 2015″.

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