FISCO, BANCA DATI QUOTAZIONI OMI: ONLINE VERSIONE AGGIORNATA MANUALE

“Disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate la versione aggiornata del Manuale Operativo che definisce le regole per la formazione e la gestione della Banca Dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (BDQ Omi)”.

Lo riporta una nota che spiega: “il documento ha lo scopo di definire le istruzioni tecniche per la formazione e la gestione della Banca Dati delle Quotazioni Omi. La pubblicazione delle metodologie e dei processi mira, altresì, a garantire la trasparenza dell’operato dell’Agenzia nei confronti di altre organizzazioni, enti e privati cittadini. Oltre a rappresentare un importante strumento di ausilio per le attività di stima effettuate dall’Amministrazione finanziaria, la Banca Dati Omi ha acquisito, negli anni, una considerevole rilevanza esterna, essendo utilizzata sia da istituzioni pubbliche che dagli operatori del mercato immobiliare. Ai maggiori dettagli contenutistici della nuova versione si accompagna un restyling del testo, anche grafico e tipografico, con l’obiettivo di agevolarne la consultazione”.

“Per consultare e scaricare la nuova versione del Manuale – conclude la nota – è sufficiente collegarsi al sito internet www.agenziaentrate.it, nella sezione Documentazione > Osservatorio del Mercato Immobiliare > Manuali e guide è possibile consultare e scaricare la versione 2.0 aggiornata del Manuale della BDQ Omi”.

 

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BANKITALIA: NEL 2017 PIL A +0,9%, IN FRENATA I CONSUMI

Il bollettino di via Nazionale: stime valide solo con spread stabile e riforme

La Banca d’Italia conferma le stime per la crescita dell’economia italiana nel 2016 e nel 2017. Nel bollettino economico, l’istituto rileva come le proiezioni “aggiornate in base agli andamenti più recenti, indicano che in media il Pil dovrebbe essere aumentato dello 0,9% nel 2016, crescerebbe attorno allo 0,9% anche nell’anno in corso e all’1,1 sia nel 2018 sia nel 2019″. Si tratta degli stessi numeri diffusi da Bankitalia a dicembre e sostanzialmente allineati a quelli del bollettino di luglio e ottobre che avevano limato le precedenti stime. Tuttavia la Banca d’Italia avvisa come una crisi bancaria e finanziaria e un rialzo dello spread oltre che un rallentamento del processo di riforme avviato in questi anni potrebbe incidere sulle stime di crescita. Le stime rispecchiano l’ipotesi – si legge – incorporata nelle quotazioni di mercato, che nel nostro paese non si interrompa la realizzazione del processo di riforma avviato negli ultimi anni”.

Rallenta anche la crescita dei consumi delle famiglie, che si stabilizzerà sotto l’1% nel 2017-2019. Secondo il bollettino economico della Banca d’Italia, nel prossimo triennio i consumi cresceranno “a ritmi prossimi” a quelli del Pil: segneranno +0,9% nel 2017, dal +1,4% dell’anno scorso, frenando ancora a +0,8% nel 2018 e nel 2019. “Il rallentamento rispetto allo scorso biennio – spiega Via Nazionale – sarebbe attribuibile prevalentemente agli effetti dei recenti aumenti dei prezzi delle materie prime energetiche sulla capacità di spesa delle famiglie. Il tasso di risparmio salirebbe lievemente nel corso del triennio di previsione, mostrando il consueto andamento prociclico”.

 

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INPS: 581 MILIONI DI ORE CASSA INTEGRAZIONE NEL 2016, -14,8%, MINIMI DAL 2008

“Nel 2016 le aziende hanno richiesto all’Inps 581 milioni di ore di cassa integrazione, con un calo del 14,8% rispetto all’intero 2015″.

Lo si legge sull’Osservatorio sulla cassa integrazione dell’Inps, secondo il
quale “questo è il dato più basso dopo il 2008”.

“A dicembre – si legge in una nota – sono state autorizzate nel complesso 37,7 milioni di ore con un calo dello 0,1% rispetto a novembre e dell’11% rispetto a dicembre 2015. Le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate nel mese sono state 10,4 milioni con una crescita del 2,1% su novembre e del 31,8% su dicembre 2015. Le ore di cassa straordinaria autorizzate sono state 22,3 milioni con un calo del 9% su novembre e una riduzione del 20% su dicembre 2015. Le ore di cassa in deroga autorizzate sono state 5 milioni con un aumento del 62,9% su novembre e un calo del 24,3% su dicembre 2015″.

“Se si guarda all’intero anno – conclude la nota – le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate dall’Inps sono state 137,5 milioni, contro i 183,8 del 2015 (-25,1%), mentre le ore di cassa straordinaria sono state 387 milioni, contro 400,3 (-3,33%) e quelle in deroga 57,1 milioni, contro 98,4 (-41,9%)”.

 

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MEF: ENTRATE TRIBUTARIE E CONTRIBUTIVE IN CRESCITA NEI PRIMI 11 MESI 2016

“Le entrate tributarie e contributive nei primi undici mesi del 2016 mostrano nel complesso una crescita di 6.093 milioni di euro (+1,0 per cento) rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. La dinamica osservata è la risultante della crescita delle entrate tributarie (+3.150 milioni di euro, +0,8 per cento) e delle entrate contributive in termini di cassa (+2.943 milioni di euro, +1,5 per cento)”.

Lo riporta una nota del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia
che spiega: “le entrate tributarie del periodo gennaio-novembre 2016 evidenziano una crescita pari a 3.150 milioni di euro (+0,8 per cento). Registrano una variazione positiva rispetto allo stesso periodo dello scorso anno il gettito delle imposte contabilizzate al bilancio dello Stato (+14.999 milioni di euro, +3,9 per cento) e il gettito dei ruoli incassati (+184 milioni di euro, +2,5 per cento). In flessione le entrate degli enti territoriali (-7.681 milioni di euro, -14,4 per cento). Le poste correttive – che nettizzano il bilancio dello Stato – risultano in crescita rispetto al periodo gennaio-novembre 2015 (4.352 milioni di euro, 11,4 per cento). Nei primi undici mesi del 2016, le entrate tributarie erariali accertate in base al criterio della competenza giuridica ammontano a 404.189 milioni di euro, con un incremento di +14.999 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+3,9 per cento). Per un confronto omogeneo il gettito del periodo gennaio-novembre 2016 deve essere però epurato dei risultati registrati per l’imposta di bollo e il canone di abbonamento radio e TV in quanto il diverso profilo mensile nei versamenti dei due tributi rende non omogeneo il confronto tra i primi undici mesi del 2016 e quelli dell’anno passato. eutralizzando gli effetti sul gettito dei versamenti dell’imposta di bollo e del canone radio e TV, l’andamento delle entrate tributarie del periodo gennaio-novembre risulta pari a +15.262 milioni di euro (+4,0 per cento)”.

“Entrando nel dettaglio – prosegue la nota – le imposte dirette ammontano a 224.533 milioni di euro (+6.763 milioni di euro, +3,1 per cento) e quelle indirette a 179.656 milioni di euro (+8.236 milioni di euro, +4,8 per cento). La variazione di gettito riscontrata sulle imposte dirette è legata all’andamento dell’IRPEF che cresce di 3.776 milioni di euro (+2,3 per cento) rispetto al 2015. La voce più significativa è relativa alla variazione delle ritenute sui redditi da lavoro dipendente (+3.005 milioni di euro, +2,3 per cento) sulla quale si riflettono gli effetti derivanti dalla nuova modalità di compensazione dei rimborsi da assistenza fiscale effettuati dai sostituti d’imposta. Nel periodo in esame si rileva una crescita dei versamenti in autoliquidazione dell’IRPEF (+751 milioni di euro, +3,8 per cento) e dell’IRES (+1.903 milioni di euro, +5,8 per cento). Negative risultano le variazioni di gettito, sia delle ritenute sugli interessi ed altri redditi da capitali sia delle imposte sostitutive sui redditi da capitale e sulle plusvalenze, rispettivamente –1.948 milioni di euro (–18,7 per cento) e –1.274 milioni di euro (–55,8 per cento). Le variazioni negative riscontrate nel 2016 sulle imposte che gravano sugli investimenti di natura finanziaria sono dovute alle riduzioni generalizzate dei rendimenti degli investimenti di natura finanziaria. Anche l’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione, sconta nel 2016 l’effetto della notevole riduzione nei rendimenti dei prodotti finanziari oggetto di investimento delle quote del fondo, registrando una riduzione di gettito pari a –430 milioni di euro (–38,8 per cento)”.

“Tra le imposte indirette – spiega ancora la nota – le entrate IVA ammontano a 106.823 milioni di euro (+4.847 milioni di euro, +4,8 per cento). L’andamento dell’imposta sul valore aggiunto presenta una variazione positiva nella componente degli scambi interni di 5.712 milioni di euro (+6,3 per cento), di cui 3.666 milioni di euro di crescita derivano dai versamenti da “split payment”. Nel periodo gennaio-novembre 2016 il gettito derivante dai ruoli si è attestato a 7.516 milioni (+184 milioni di euro, pari a +2,5 per cento) di cui: 4.373 milioni di euro (–254 milioni di euro, pari a –5,5 per cento) sono affluiti dalle imposte dirette e 3.143 milioni di euro (+440 milioni di euro, pari a +16,3 per cento) dalle imposte indirette. Da evidenziare che la crescita è più sostenuta se si considerano le entrate da “collaborazione volontaria” (voluntary disclosure) che nei primi undici mesi dell’anno ammontano a 3.447 milioni di euro. Tali entrate risultano contabilizzate nell’aggregato Bilancio dello Stato. Le entrate tributarie degli enti territoriali, nel periodo gennaio-novembre 2016, segnano una flessione rispetto a quelle registrate nel corrispondente periodo dell’anno precedente: si registrano complessivamente entrate per 45.761 milioni di euro (-7.681 milioni di euro, -14,4 per cento). La marcata riduzione delle entrate tributarie territoriali è dovuta alla diminuzione del gettito dell’IRAP in applicazione delle disposizioni per la riduzione del cuneo fiscale di cui alla Legge di stabilità 2015, all’abolizione della Tasi per l’abitazione principale e alle agevolazioni IMU per i terreni agricoli″.

“Le poste correttive – si legge nella nota – nel periodo gennaio-novembre 2016 ammontano a 42.576 milioni di euro (+4.352 milioni di euro, +11,4 per cento), e sono in aumento rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso poiché, come già osservato nel paragrafo 1.1, risentono degli effetti derivanti dall’applicazione delle disposizioni del D.lgs 175/2014 relativi al meccanismo dei rimborsi da assistenza fiscale. Le compensazioni relative alle imposte indirette attribuibili all’IVA sono in crescita (+1.202 milioni di euro, +8,9 per cento). In aumento anche le vincite del gioco del lotto (+340 milioni di euro, +6,3 per cento).

“Le entrate tributarie del bilancio dello Stato incassate – prosegue la nota – nei primi undici mesi del 2016 ammontano a 368.406 milioni di euro e crescono rispetto allo stesso periodo del 2015 di 15.067 milioni di euro (+4,3 per cento). In aumento le imposte dirette che ammontano a 197.685 milioni di euro (+6.366 milioni di euro, +3,3 per cento). In crescita le imposte indirette che ammontano a 170.721 milioni di euro (+8.701 milioni di euro, +5,4 per cento). Si evidenzia la variazione positiva del gettito IVA (+5.762 milioni di euro, +5,7 per cento) per effetto delle maggiori entrate, pari a 3.301 milioni di euro, derivanti dall’IVA versata dalle P.A. c.d. split payment (L. n. 190/2014) e per il versamento in conto residui di 1.573 milioni di euro della quota dell’acconto IVA di competenza del 2015 riversata all’erario nel mese di gennaio 2016″.

“Gli incassi contributivi – conclude la nota – dei primi undici mesi del 2016 si sono attestati a 197.184 milioni di euro, risultando in crescita rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente (+2.943 milioni di euro, pari a +1,5 per cento). Le entrate contributive dell’INPS risultano pari a 181.877 milioni di euro, in crescita rispetto al 2015 (+2.298 milioni di euro, pari a +1,3 per cento). Tale incremento riflette l’andamento positivo registrato sia dalle gestioni del settore privato sia dalla gestione dei dipendenti pubblici. Gli incassi dell’INAIL si sono attestati a 7.277 milioni di euro, segnando un incremento di 317 milioni di euro (+4,6 per cento) rispetto al 2015. Le entrate degli Enti privatizzati risultano pari a 8.030 milioni di euro, in aumento rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente (+328 milioni di euro, pari a +4,3 per cento)”.

 

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LAVORO, INPS: “CON TRACCIABILITÀ A DICEMBRE STOP CORSA VOUCHER”

Con le norme sulla tracciabilità dei voucher entrati in vigore dalla seconda metà di ottobre si ferma la corsa all’acquisto dei buoni lavoro che a dicembre resta in linea con quello di dicembre 2015. E’ quanto comunica l’Inps nel Rapporto sul precariato pubblicato oggi, spiegando che a dicembre sono stati venduti 11,5 milioni di voucher a fronte degli 11,4 milioni venduti a dicembre 2015. Nell’intero anno sono stati venduti 133,8 milioni di voucher con un incremento del 23,9% sul 2015. Da ottobre – scrive l’Inps – c’è stata una significativa flessione”.

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ABI: A DICEMBRE +1,4% PRESTITI A FAMIGLIE E IMPRESE

“A fine 2016 l’ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.807,7 miliardi di euro è nettamente superiore, di quasi 132 miliardi, all’ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.676,1 miliardi di euro. Dai dati di dicembre 2016, emerge che i prestiti a famiglie e imprese sono in crescita su base annua del +1,4%, in accelerazione rispetto al +0,8% del mese precedente, confermando la prosecuzione del miglioramento della dinamica dello stock dei finanziamenti. Tale evidenza emerge da nostre stime basate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia,
relativi ai finanziamenti a famiglie e imprese”.

E’ quanto emerge dal Rapporto mensile ABI dal quale si evince come: “sulla base degli ultimi dati ufficiali, relativi a novembre 2016, si conferma, anche per i finanziamenti in essere, la ripresa del mercato dei mutui, inizialmente colta con l’impennata dei nuovi mutui. L’ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie ha registrato una variazione positiva di +1,7% rispetto a novembre 2015 (quando già si manifestavano segnali di miglioramento). A dicembre 2016, si sono ridotti ulteriormente i tassi di interesse applicati sui prestiti alla clientela: il tasso medio sul totale dei prestiti è risultato pari al 2,85%, toccando il nuovo minimo storico (era pari a 2,91% il mese precedente e a 6,18% prima della crisi, a fine 2007). Il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni si è attestato al 2,02%, nuovo minimo storico (2,05% a novembre 2016 e 5,72% a fine 2007). Sul totale delle nuove erogazioni di mutui circa i due terzi sono mutui a tasso fisso. Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese si è posizionato all’1,54%, era pari a 1,56% il mese precedente (5,48% a fine 2007)”.

“Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni già effettuate dalle banche con proprie risorse) – prosegue il Rapporto – a fine novembre 2016 si collocano a 85,2 miliardi
di euro, un valore in ulteriore lieve diminuzione rispetto al dato di ottobre (85,5 miliardi). Si conferma quindi la riduzione di oltre il 4% delle sofferenze nette rispetto al picco di 89 miliardi di fine novembre 2015. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è risultato pari al 4,80% a novembre 2016, lo stesso valore di ottobre 2016 (era il 4,91% a fine 2015 e lo 0,86% prima dell’inizio della crisi). In Italia i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) sono aumentati, a fine dicembre 2016, di circa 54,6 miliardi di euro rispetto a un anno prima (variazione pari a +4,2% su base annuale), mentre si conferma la diminuzione della raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni, per quasi 77 miliardi di euro in valore assoluto negli ultimi 12 mesi (pari a -19,9%). La dinamica della raccolta complessiva (depositi da clientela residente + obbligazioni) ha registrato a fine 2016 una variazione su base annua pari a -1,3%, era -1,2% il mese precedente. Dalla fine del 2007, prima dell’inizio della crisi, ad oggi la raccolta da clientela è cresciuta da 1.513 a 1.676,1 miliardi di euro, segnando un aumento – in valore assoluto – di oltre 163 miliardi”.

” A dicembre 2016 – conclude ABI – il tasso di interesse medio sul totale della raccolta
bancaria da clientela (somma di depositi, obbligazioni e pronti contro termine in euro a famiglie e società non finanziarie) in Italia si è collocato allo 0,97% (1% il mese precedente e in flessione dal 2,89% a fine 2007) ad effetto:

  • del tasso praticato sui depositi (conti correnti, depositi a risparmio e
    certificati di deposito), che si è attestato allo 0,40% (0,41% a novembre);
  • del tasso sui PCT pari a 1,18% (dall’1,22% di novembre);
  • del rendimento delle obbligazioni, pari al 2,75%, lo stesso valore del
    mese precedente.

Il margine (spread) fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie permane in Italia su livelli particolarmente bassi, a dicembre 2016 risultava pari a 188 punti base (191 punti base il mese precedente), in marcato calo dagli oltre 300 punti base di prima della crisi finanziaria (329 punti base a fine 2007). In media nel 2016 tale differenziale è risultato pari a 1,98 p.p (2,12 p.p. nel 2015)”.

 

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INPS: PENSIONI FERME ANCHE NEL 2017, MINIME A 502 EURO

E da aprile al via il recupero della quota di perequazione 2015, sarà pari allo 0,1% degli assegni

I trattamenti pensionistici quest’anno non avranno nessun aumento così come accaduto nel 2016 mentre scatterà il recupero della quota di perequazione data nel 2015 e poi risultata in eccesso rispetto all’inflazione che si è effettivamente registrata. L’Inps con una circolare spiega che anche quest’anno gli assegni resteranno al palo a causa dei prezzi fermi e ricorda che per gli assegni più alti non ci sarà più il contributo di solidarietà previsto dalla legge di stabilità fino a fine 2016 sulle pensioni superiori a 14 volte il minimo. Il recupero sui pensionati sarà pari allo 0,1% degli assegni e scatterà ad aprile. Sono previste quattro rate.

“Il recupero del differenziale negativo pari allo 0,1%, relativamente ai ratei corrisposti nel 2015 – scrive l’Inps – viene effettuato in massimo 4 rate, dalla mensilità di aprile 2017, con il limite minimo di 1 euro per ciascuna rata. Gli importi inferiori a 1 euro vengono recuperati in unica soluzione. Il recupero era stato bloccato nel 2016 e rinviato al 2017.  Il decreto del Ministero dell’Economiadi fine anno scorso - spiega l’Inps – fissa nello “0,0% l’aumento di perequazione automatica da attribuire alle pensioni, in via definitiva, per il 2016. I valori provvisori dell’anno 2017 – spiega ancora l’Inps - sono identici a quelli definitivi dell’anno 2016. Le pensioni sono state quindi poste in pagamento nello stesso importo di dicembre 2016″.

Il trattamento minimo di pensione per i lavoratori dipendenti e autonomi (preso a base anche per l’individuazione dei limiti di riconoscimento delle prestazioni collegate al reddito) è a 501,89 euro al mese con un importo annuo di 6.524,57 euro. Gli indici di rivalutazione definitivi per il 2016 e provvisori per il 2017 si applicano anche alle prestazioni a carattere assistenziale. Per il 2017 l’importo mensile della pensione sociale (quella erogata agli over 65 in difficoltà) resta a 369,26 euro con un limite di reddito annuo personale di 4.800,38 euro e familiare di 16.539,86 euro. Per l’assegno sociale (che ha sostituito dal 1996 la pensione sociale) l’importo è a 448,07 euro al mese con un limite di reddito personale di 5.824,91 euro (11.649,82 il tetto di reddito familiare).

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri si è detto preoccupato per l’aumento della quota delle famiglie in povertà assoluta e ha sottolineato che la condizione di bisogno è cresciuta soprattutto tra gli under 65. Boeri ha spiegato che l’estensione a tutto il Paese della sperimentazione della nuova carta acquisti (Sia) ha lasciato fuori molte persone in stato di bisogno (il tasso di accoglimento, al netto delle domande sospese, è stato del 29%) e ha sottolineato che il riordino delle prestazioni assistenziali dovrebbe riguardare anche quelle ora in pagamento e non solo i nuovi trattamenti per evitare una fase di transizione troppo lunga. Il riordino delle prestazioni assistenziali, anche quelle “oggi in pagamento” – ha spiegato Boeri – è la “premessa per evitare di operare scelte alquanto discutibili fra poveri di serie A e di serie B”, visti “i vicoli di bilancio”.

 

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CONTI PUBBLICI, ARRIVATA LA LETTERA UE

La richiesta è una correzione dello 0,2% del Pil, il Governo valuterà

Il Ministero dell’Economia ha ricevuto la lettera inviata dalla Commissione europea per chiedere un aggiustamento dei conti.

“Da novembre dello scorso anno la Commissione europea ritiene che il bilancio dell’Italia per il 2017 possa far deviare dal percorso pluriennale di riduzione del rapporto Debito/Pil e ha trasmesso una richiesta di intervento per assicurare la conformità del bilancio. Lo scostamento che, secondo la Commissione, andrebbe corretto è stimato in 2 decimi di punto di Pil”, affermano fonti MEF che aggiungono: “Siamo in contatto con la Commissione e nei prossimi giorni faremo le valutazioni del caso. Se come e quando intervenire verrà deciso dal Governo nei prossimi giorni”.

Secondo la Commissione europea ”misure di bilancio aggiuntive, pari a uno sforzo strutturale di almeno lo 0,2% del Pil, possono far evitare l’apertura di una procedura per deficit eccessivo per il mancato rispetto con la regola del debito basata sui dati del 2015″.

Si tratterebbe dunque di una manovra di circa 3,4 miliardi. Nella stessa lettera l’Ue dà tempo all’Italia per avere una risposta “entro l’ultima data utile per le previsioni economiche invernali della Commissione, fissata per il primo febbraio”. La risposta, sollecitata dalla Commissione, dovrà essere “pubblica” e “comprendere un pacchetto sufficientemente dettagliato di impegni specifici e un calendario chiaro per una loro adozione legale rapida”. Il comma 3 dell’articolo 126 dei trattati dell’Ue stabilisce che se uno Stato membro non rispetta anche uno solo dei requisiti previsti per deficit (soglia massima del 3% in rapporto al Pil) o debito pubblico (soglia massima consentita 60% sempre in rapporto al Pil), la Commissione prepari una relazione. A Bruxelles spiegano che la lettera inviata rientra in questo esercizio che la Commissione è tenuta a compiere.

 

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ONLINE LE BOZZE DEI MODELLI REDDITI ENC, SC E CNM 2017

“Disponibili, sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate le bozze delle dichiarazioni
Redditi Enc (Enti non commerciali) e Sc (Società di capitali) e del modello Cnm (Consolidato nazionale e mondiale) con le relative istruzioni, da utilizzare per il periodo d’imposta 2016. Il nome del modello è stato modificato da Unico in Redditi 2017, poiché da quest’anno la dichiarazione Iva non potrà più essere presentata in forma unificata insieme alla dichiarazione dei redditi. Fanno ingresso nei nuovi modelli le novità riguardanti la proroga delle agevolazioni fiscali per le spese di riqualificazione energetica e per le spese relative ad interventi su edifici ricadenti nelle zone sismiche, nonché il nuovo credito d’imposta per gli investimenti in favore di tutti gli istituti del sistema nazionale di istruzione (c.d. “School bonus”)”.

Lo riporta una nota che spiega: “con i nuovi modelli diventa possibile utilizzare il credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro destinate agli investimenti in favore di tutti gli istituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti. Al contribuente spetta un credito d’imposta pari al 65% per le erogazioni effettuate nel 2016 e 2017 e del 50% per quelle disposte nel 2018. L’importo massimo ammesso all’agevolazione fiscale è pari a 100 mila euro per ciascun periodo d’imposta. Il credito d’imposta deve essere ripartito in tre quote annuali di pari importo”.

“Nei quadri di determinazione del reddito d’impresa – prosegue la nota – sono state previste apposite “variazioni in diminuzione” per indicare la maggiorazione del 40 per cento (c.d. super ammortamento) e del 150 per cento (c.d. iper ammortamento) del costo fiscalmente riconosciuto dei beni strumentali nuovi. Con l’abrogazione della disciplina di indeducibilità parziale per le spese e gli altri componenti negativi derivanti da operazioni intercorse con imprese residenti ovvero localizzate in Stati o territori aventi regimi fiscali privilegiati, sono stati eliminati i righi per l’indicazione di dette spese e componenti negativi nei quadri di determinazione del reddito d’impresa. Trova spazio la proroga dei termini per la rivalutazione del valore dei terreni e delle partecipazioni, posseduti alla data del 1° gennaio 2017, di cui all’art. 2 del D.L. n.282 del 2002, con la previsione dell’aliquota dell’imposta sostitutiva nella misura unica dell’8 per cento”.

“È stata recepita la proroga, fino al 31 dicembre 2017 – dice ancora il Fisco – dell’agevolazione fiscale che consente di detrarre dall’imposta lorda il 65 per cento delle spese relative ad interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Per gli interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali o che interessano tutte le unità immobiliari del singolo condominio, l’agevolazione viene invece prorogata fino al 31 dicembre 2021. Gli interventi che interessano l’involucro dell’edificio e quelli finalizzati a migliorare la prestazione energetica beneficiano di una percentuale di detrazione maggiorata. Spazio per le novità riguardanti le agevolazioni per gli interventi su edifici ricadenti nelle zone sismiche effettuati a decorrere dal 1° gennaio 2017. Al fine di ridurre il numero dei dati richiesti ai contribuenti, sono stati semplificati i campi relativi al modello Cnm dedicati all’esposizione delle spese sostenute per risparmio energetico e per gli interventi in zone sismiche, che vengono esposti esclusivamente negli appositi prospetti del quadro CS”.

“L’articolo 5 del decreto legge n. 193/2016, intervenendo sull’articolo 2, comma 8, del DPR n. 322/1998 – conclude la nota – ha esteso il termine entro cui il contribuente può presentare la dichiarazione in proprio favore, equiparandola, sotto tale profilo, alla dichiarazione integrativa in favore dell’Amministrazione, ovvero entro i termini stabiliti dall’articolo 43 del DPR n. 600/1973. Per questo motivo, nel riquadro “Tipo di dichiarazione” del frontespizio, è stata eliminata la casella “Dichiarazione integrativa a favore” in quanto, nell’ipotesi di presentazione di una dichiarazione integrativa, non è più necessario segnalare se trattasi di integrativa a favore o a sfavore. Il nuovo termine si rende applicabile anche alle dichiarazioni integrative di annualità pregresse per le quali non siano ancora spirati i termini di decadenza per l’accertamento con la conseguente eliminazione del prospetto “Errori contabili” del quadro RS. L’articolo 5 del decreto legge n. 193/2016 ha stabilito, inoltre, che, nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui è presentata la dichiarazione integrativa a favore, è indicato il credito derivante dal minor debito o dal maggiore credito risultante dalla dichiarazione integrativa. A tal fine è stato inserito nei modelli Redditi il nuovo quadro DI”.

 

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PREZZI ORTOFRUTTICOLI, CONDIZIONI METEO E DIFFICOLTÀ LOGISTICHE NON SIANO ALIBI PER SPECULAZIONI. GOVERNO VIGILI E ALLERTI SISTEMI DI SORVEGLIANZA

“Gli aumenti dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli se da un lato rispondono certamente alle difficoltà meteo e al venir meno di molti prodotti sui mercati e alle problematiche della logistica dei trasporti causate dalle nevicate e dalle gelate, dall’altra si prestano a fare da alibi alle speculazioni”.
E’ quanto afferma il Presidente di Assofrutterie Fiesa Confesercenti, Daniele Mariani che aggiunge: “E’ già da alcuni giorni che si notano tensioni che non possono essere che speculative. Segnaliamo che su tanti prodotti si sono rilevati aumenti anche del 2-300%: non sono giustificati in nessun modo, né dal maggior consumo di carburante per riscaldare le serre né dai trasporti difficoltosi poiché sono significativamente aumentati anche i prodotti di località non interessate dalle cattive condizioni meteo. E’ evidente che ci sono in azione lungo la filiera elementi di speculazione che si riverberano negli acquisti:  chi ne fa le spese è il consumatore e la distribuzione al minuto che si vede scaricare gli aumenti e comunque deve diminuire la marginalità per poter mantenere attrattività competitiva. Chiediamo alle Autorità di vigilare ed allertare i sistemi di monitoraggio e verifica dei meccanismi di mercato. Perché se è vero che questo è quello che accade quando ci sono delle carenze di merce, ed è per questo che le importazioni servono al nostro mercato, per calmierare i prezzi, è anche vero che ci sono anomalie sulle quali le Autorità debbono vigilare.”
Se l’impennata di questi giorni di freddo  segue un anno di deflazione che ha tagliato i consumi a tavola, i prezzi all’origine degli ortaggi nella seconda settimana di gennaio mostrano aumenti medi del 113% rispetto alla stessa settimana dell’anno passato, e aumenti del +30% rispetto alla settimana precedente. Cipolle e patate gli unici beni in discesa. La frutta insieme agli agrumi segna un incremento dei prezzi all’origine rispetto all’anno precedente di circa il 20% (seconda settimana di gennaio).

 

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UNIONCAMERE-INFOCAMERE: FALLIMENTI IN FRENATA NEL 2016

“Prosegue il calo dei fallimenti delle aziende italiane. Nel 2016 sono scesi del 7 per cento nei primi undici mesi attestandosi a poco più di 1.000 al mese. In totale sono state 11.655 le procedure fallimentari aperte dalle imprese tra gennaio e novembre dello scorso anno, contro le 12.583 dell’analogo periodo dell’anno precedente”.

È quanto emerge dalla fotografia scattata da Unioncamere-InfoCamere secondo cui a portare i libri in tribunale l’anno passato sono state in media 1,9 imprese ogni mille registrate negli archivi delle Camere di commercio.

“Dal punto di vista geografico – si legge in una nota – la flessione dei fallimenti rispetto al 2015 ha riguardato tutte le aree della Penisola, fatta eccezione per Sardegna (+19,3%), Basilicata (+14,3%) e Sicilia (8,8%). In termini assoluti, la regione con il maggior numero di procedure aperte è la Lombardia (2.511), seguita dal Lazio (1.373) e dal Veneto (1.031). Ed è ancora la Lombardia in vetta nella classifica regionale per incidenza dei fallimenti sul tessuto imprenditoriale locale, con 2,6 nuove procedure ogni mille imprese. Ma al secondo posto si colloca questa volta la Toscana (2,3), seguita a ruota dal Lazio (2,2). Sul fronte opposto è la Basilicata a detenere il tasso di fallimenti meno elevato sul totale imprese (0,9 procedure aperte ogni mille imprese), rincorsa dalla Valle d’Aosta (1,2) e, dal tandem, Calabria e Puglia (1,4)”.

“La contrazione del flusso di nuovi fallimenti – prosegue la nota – si registra in tutte le principali forme giuridiche, con l’eccezione di un incremento nel settore delle cooperative e consorzi. Mentre a livello settoriale, tra i principali comparti, è il commercio quello in cui si osservano i progressi più marcati, con un calo a due cifre delle procedure fallimentari che sfiora la soglia del 12%. Più contenute, invece, si presentano le riduzioni nell’industria e soprattutto nelle costruzioni, dove i fallimenti fanno registrare una flessione rispetto ai livelli del 2015 dell’ordine del 6%”.

“Tuttavia in termini assoluti – conclude la nota – il commercio appare ancora il settore più pesantemente colpito dal fenomeno: 2.705 procedure fallimentari aperte tra gennaio e novembre 2015, pari al 23,2% del totale fallimenti. Seguono le costruzioni con 2.380 eventi aperti (20,4%) e l’industria manifatturiera con 2.187 (18,8%). La manifattura si segnala anche come il comparto – al netto di quelli di minori dimensioni per numero di imprese – dove l’esposizione delle imprese al rischio di fallimento è più elevata (3,8 procedure aperte ogni mille imprese esistenti)”.

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CREDITO: SEMPRE MENO PER LE PICCOLE IMPRESE, IN SEI ANNI PERSI FINANZIAMENTI PER 31 MILIARDI

Confesercenti: “Nessuna correlazione tra rischiosità e piccole dimensioni”.

Dal 2010 al 2016 le banche hanno attuato una politica di gestione del credito che ha privilegiato le imprese di media grande dimensione e ha tagliato l’erogazione alle piccole, che nel periodo hanno visto ‘svanire’ 31 miliardi di finanziamenti.

E’ quanto emerge dall’analisi sul credito condotta da Confesercenti a partire da dati ufficiali Bankitalia.

Dati che dimostrano in maniera inequivocabile la diversità di trattamento, nonostante la rischiosità delle piccole imprese non sia superiore a quella delle grandi. Anzi: negli ultimi sei anni, l’incidenza percentuale delle imprese con meno di 20 dipendenti sul totale delle sofferenze bancarie è sceso di sei punti, passando dal 25,7% al 19,7%. Più contenuta, rispetto alle grandi imprese, anche la crescita dello stock di sofferenze delle piccole: +118% in media, +124% per il piccolo commercio, contro un aumento del 207% delle grandi. Non vi è dunque correlazione determinata tra rischiosità e piccole dimensioni. Permane, invece, il problema dell’aumento dell’offerta di finanziamento alle imprese minori.

Eclatante è il caso delle piccole imprese del commercio che pur essendo ‘titolari’ di una percentuale molto bassa del totale di sofferenze (il 4,8%, in discesa dal 6% del 2010) hanno perso ben 7 miliardi di euro di finanziamenti.

Tant’è che per le microimprese del comparto commerciale – migliaia di attività – ottenere prestiti, anche di piccolissima entità, dalle banche è diventato un vero calvario. Il problema non è ovviamente quello di aprire una vertenza piccoli contro grandi, ma pretendere dal mondo delle banche una politica del credito rapportata alle reali capacità delle imprese e non condizionata aprioristicamente dalla dimensione delle stesse. Fare chiarezza su chi ha prodotto questa mole di sofferenze bancarie che ha portato al dissesto di molte banche sarebbe a questo punto non una necessità, ma una priorità.

Infatti se si vuole sostenere la crescita del Paese bisogna anche garantire il credito al diffuso e vitale tessuto economico fatto da piccole e medie imprese.

 

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