“Troppe bancarelle gestite da extracomunitari nell’illegalità” Boom di ambulanti abusivi - Cassino di Confesercenti lancia l’allarme

ambulantiSono 589 le imprese di commercio al dettaglio ambulante registrate alla Camera di Commercio di Potenza al 31 dicembre scorso con un decremento dell’11% rispetto al 2012. Anche in Basilicata si registra un boom di ambulanti extracomunitari per la stragrande maggioranza abusivi.
A riferirlo è l’Associazione nazionale venditori ambulanti di Confesercenti. Secondo i dati del Registro delle Imprese, nel Paese “tra il 2012 e il 2016 la crescita dell’imprenditoria straniera (+24 mila imprese) è stata determinante per il bilancio del commercio ambulante che si è chiuso con un saldo positivo di 15mila unità (+8,3%), portando a quasi 195mila il numero complessivo delle imprese del settore. Positivo, ma meno significativo in termini assoluti, il contributo delle imprese di giovani under 35. I giovani in più, sbarcati nei mercatini negli ultimi quattro anni, sono stati circa 1.800 (+5,3% la crescita della componente
under 35 nel periodo).
Per Prospero Cassino, presidente Confesercenti: “Il boom di imprese a conduzione straniera nel commercio ambulante è impressionante e solleva qualche dubbio. Il  nostro sospetto - rileva - è che dietro il formidabile aumento delle imprese registrate si celino fenomeni di irregolarità ed abusivismo e che andrebbero
indagati a fondo dalle Autorità. Ai consumatori lucani - è scritto nella nota - i mercatini piacciono sempre di più, anche per gli effetti della crisi e della necessità di risparmiare, soprattutto perchè, grazie a un commercio di prossimità, possono acquistare prodotti tessili, abbigliamento e calzature, ma anche prodotti per la casa, fiori e piante, piccoli elettrodomestici o materiale elettrico, a prezzi inferiori a quelli dei negozi. Nelle festività di Pasqua e ancor più in quelle natalizie il fenomeno è in crescita. Ma – aggiunge Cassino – troppe bancarelle con le uova di Pasqua, o altri prodotti tipici pasquali e giocattoli per i bambini sono
gestite da cittadini extracomunitari che operano nella piena illegalità”. I casi più significativi denunciati da tempo dalla Confesercenti nel capoluogo di regione dove la situazione è sempre più inaccettabile per la presenza di ambulanti abusivi in più aree urbane da via Del Gallitello a viale Del Basento, che da sole rappresentano un quinto del potenziale commerciale lucano. Sono attività gestite da campani, pugliesi ed immigrati che vendono di tutto, persino elettrodomestici. “E’ il settore dei tessuti e articoli di abbigliamento – continua la nota – il protagonista tra le bancarelle. A questo settore, a fine dicembre dello scorso
anno, facevano il 27% del totale, cresciute del 6,6% negli ultimi quattro anni. Con riferimento alle sole imprese individuali, la nazionalità in maggiore espansione negli ultimi quattro anni è il Bangladesh (6.659 ambulanti in più e 15.213 imprese in totale) che, insieme al Senegal (+2.257), condivide il secondo posto per rappresentatività nel commercio ambulante (entrambi con il 15% sul totale). Ma la leadership delle bancarelle resta tuttavia saldamente in mano ai marocchini con 40.189 ambulanti (il 39% del totale del comparto), anch’essi cresciuti in modo significativo nel periodo esaminato (+14%).

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Acquisti on line: indagine confesercenti

newsconfeserc17AaCresce la quota di consumatori lucani che acquistano online e cambia lo scenario del commercio elettronico. Lo afferma in una nota Confesercenti Potenza. Tuttavia, la penetrazione del commercio elettronico rimane ancora pari solo al 4%, a dimostrazione che si deve fare ancora molto per permettere che questa opportunità venga colta pienamente. Si pensi che sono meno di 500 (erano circa 200 nel 2014) le imprese lucane che vendono esclusivamente attraverso internet; uso dell’e-commerce in Basilicata tra il 15 e il 20% degli internauti under18 (rispetto ad una media nazionale del doppio e in crescita anno dopo anno): sono le due facce della “medaglia” dei negozi virtuali con affari però reali. A tracciare una mappa dell’e-commerce ci ha pensato un’indagine condotta da Confesercenti SWG.
Le piccole imprese commerciali – commenta il presidente Prospero Cassino - hanno una visione ambivalente del fenomeno dell’e-commerce e dell’effetto che questo può avere sul settore.  E se la maggioranza (il 55%) degli imprenditori vede nelle vendite online un’opportunità di crescita per tutte le imprese, quasi uno su tre (il 31%) teme che l’e-commerce, a lungo andare, farà scomparire la rete commerciale tradizionale. Per questo, il 48% ritiene che per sopravvivere, le imprese commerciali dovranno abbracciare l’e-commerce, ed una quota identica pensa che i social network siano il canale dove investire per la promozione della propria attività.
Il sentimento ambivalente dei piccoli verso l’e-commerce trova riscontro nella pratica: solo il 12% degli imprenditori intervistati, infatti, utilizza già internet come canale di vendita, il 38% prevede di farlo, mentre il 42% non è interessata nemmeno in futuro. Chi è già su internet, si affida nel 53% ad un proprio sito indipendente, per il 51% ad eBay. Seguono la vendita attraverso social network (16%), Amazon (7%) e altre piattaforme (6%).
Ma dalla ricerca emerge come le imprese di minori dimensioni siano ancora dubbiose sull’investire o meno nelle piattaforme commerciali via web. Infatti, se da un lato, oltre l’80% dichiara di avere investito in almeno una innovazione digitale, soprattutto per fare promozione dei propri prodotti o per farsi conoscere (coupon digitali, pubblicità via web, e-mail, sms o social network), solo il 20% di chi possiede un sito permette oggi di acquistare on-line.
«Le piccole aziende, attraverso la corretta interpretazione dei dati – dice ancora Cassino - possono inserirsi nelle nicchie di mercato e capire a quali utenti rivolgersi. Inoltre, la scelta delle parole chiave da associare alla propria azienda è fondamentale. Bisogna studiare il comportamento delle persone e agire di conseguenza. Essere autentici, raccontare episodi veri può accorciare le differenze: su questo devono e possono puntare i piccoli. Ma – mette in guardia il presidente di Confesercenti - essere presenti su internet deve significare innanzitutto cambiare mentalità. Ormai non basta più spendere soldi in pubblicità generica. Non vogliamo trasferire conoscenze secche, ma vorremmo far capire agli imprenditori questo nuovo mondo. Per trionfare nel web non basta più legarsi alla parola maggiormente ricercata, ma bisogna evocare emozioni. Un’ alternativa più realistica ed efficace potrebbe essere, invece, la trasformazione dell’attuale rete in multicanalità, promuovendo anche un cambiamento culturale ed organizzativo: un po’ commercio tradizionale (con il punto vendita) e tanto servizio per il click and collect , cioè la possibilità di ordinare un prodotto online ma di poterlo ritirare in negozio e lì completare l’acquisto. Questo modello, tra quelli più interessanti che stanno emergendo, permette ai consumatori di ottenere i prodotti con i prezzi dell’online, ma al tempo stesso di avere maggiori informazioni e di poter contare sul valore aggiunto offerto dalla presenza del commerciante, dal pagamento all’assistenza in caso di difetti o non conformità del prodotto ordinato”.

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Sinergie e sviluppo per le start-up

LA CONFESERCENTI OFFRE SOSTEGNO PER LA PROMOZIONE, ASSISTENZA E FORMAZIONE
Cassino: riconoscere l’impegno della Regione Basilicata e Sviluppo Basilicata

p cassino

Il successo di una start up innovativa passa dalla cooperazione e dal lavoro sinergico operato su più livelli e con il coinvolgimento diretto delle organizzazioni di categoria della pmi. Le 48 start up innovative in
Basilicata, censite al primo semestre 2016 dal Rapporto di Infocamere, sono una buona base di partenza a cui dare seguito. E’ quanto sostiene una nota di Confesercenti Potenza, a firma del presidente Prospero Cassino che ribadisce l’impegno della confederazione per la promozione, la consulenza, l’assistenza tecnica e la formazione a favore di nuovi imprenditori. Intendiamo dare continuità – si legge nella nota – agli incontri territoriali che si sono svolti negli ultimi mesi per illustrare le opportunità del pacchetto di agevolazioni CreOpportunità per favorire e stimolare l’imprenditorialità lucana mediante il sostegno all’avvio ed allo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali nei settori dell’industria, della trasformazione
dei prodotti agricoli, dei servizi, del commercio, dell’artigianato, del turismo, della cultura, dell’intrattenimento, del sociale, nonché di incentivare le professioni. L’ancora ridotta diffusione
della disciplina delle PMI innovative – afferma Cassino - è da rinvenire innanzitutto nelle difficoltà registrate nel processo di attuazione di alcune delle più importanti agevolazioni previste dal decreto-
legge 24 gennaio 2015, n. 3, c.d. “Investment Compact”, convertito con legge 24 marzo 2015, n. 33. Il decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, con cui è stata attribuita alle PMI innovative la possibilità di accedere gratuitamente e con forme semplificate al Fondo di Garanzia per le PMI, è stato emanato soltanto il 23 marzo 2016.
Inoltre, a oggi non è stato ancora approvato il decreto interministeriale attuativo degli incentivi fiscali per gli investimenti nelle PMI innovative, provvedimento che risente di alcune criticità strutturali dovute alle modifiche introdotte con la legge di conversione dell’Investment Compact. Bisogna dare atto che la Regione Basilicata – aggiunge il presidente di Confesercenti – con i tre bandi attivi con uno stanziamento complessivo di 24,4 milioni di euro punta con forza, in piena cooperazione con Basilicata Sviluppo, sull’innovazione del tessuto imprenditoriale e sull’innovazione tecnologica in genere. In particolare lo strumento del Venture Capital, messo in campo e fortemente sostenuto dal Governatore Pittella nell’ambito degli strumenti di politica regionale, si rivela ogni giorno di più una leva finanziaria di fondamentale importanza per la nascita e la crescita di imprese a elevato contenuto tecnologico. Oltre a programmi tesi a favorire l’autoimprenditorialità per specifiche categorie lavorative – come persone a rischio sul mercato del lavoro, giovani e donne – si è investito su realtà imprenditoriali capaci di rinnovare il tessuto produttivo territoriale (grazie a borse di ricerca, spin-off universitari, accademici e aziendali per le imprese ad alto potenziale tecnologico e supporto economico nelle primissime fasi dell’impresa). Le start up innovative che si occupano per il 70 per cento di fornire servizi alle imprese vanno sostenute con forme adeguate di credito, di consulenza ed assistenza tecnica a partire dai nuovi bandi che la Regione intende attivare attraverso una parte delle risorse ex fondo card carburanti e con i bandi che verranno nel nuovo anno in attuazione del Fesr 2014- 2020 oltre che attraverso un impegno maggiore del sistema camerale.
Uno sforzo maggiore va fatto per accrescere le start up energetiche (da noi solo 3) intendendo quelle imprese che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico che – conclude Cassino –hanno un ruolo più rilevante nel costituendo distretto energetico lucano.

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CONFESERCENTI: A SOSTEGNO STURT UP INNOVATIVE

start up innovativeIl successo di una start up innovativa passa dalla cooperazione e dal lavoro sinergico operato su più livelli e con il coinvolgimento diretto delle organizzazioni di categoria della pmi. Le 48 start up innovative in Basilicata, censite al primo semestre 2016 dal Rapporto di Infocamere, sono una buona base di partenza a cui dare seguito. E’ quanto sostiene una nota di Confesercenti Potenza, a firma del presidente Prospero Cassino che ribadisce l’impegno della confederazione per la promozione, la consulenza, l’assistenza tecnica e la formazione a favore di nuovi imprenditori. Intendiamo dare continuità – si legge nella nota - agli incontri territoriali che si sono svolti negli ultimi mesi per illustrare le opportunità del pacchetto di agevolazioni CreOpportunità per favorire e stimolare l’imprenditorialità lucana mediante il sostegno all’avvio ed allo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali nei settori dell’industria, della trasformazione dei prodotti agricoli, dei servizi, del commercio, dell’artigianato, del turismo, della cultura, dell’intrattenimento, del sociale, nonchè di incentivare le professioni. L’ancora ridotta diffusione della disciplina delle PMI innovative – afferma Cassino - è da rinvenire innanzitutto nelle difficoltà registrate nel processo di attuazione di alcune delle più importanti agevolazioni previste dal decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, c.d. “Investment Compact”, convertito con legge 24 marzo 2015, n. 33. Il decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, con cui è stata attribuita alle PMI innovative la possibilità di accedere gratuitamente e con forme semplificate al Fondo di Garanzia per le PMI, è stato emanato soltanto il 23 marzo 2016. Inoltre, a oggi non è stato ancora approvato il decreto interministeriale attuativo degli incentivi fiscali per gli investimenti nelle PMI innovative, provvedimento che risente di alcune criticità strutturali dovute alle modifiche introdotte con la legge di conversione dell’Investment Compact.

Bisogna dare atto che la Regione Basilicata – aggiunge il presidente di Confesercenti – con i tre bandi attivi con uno stanziamento complessivo di 24,4 milioni di euro punta con forza, in piena cooperazione con Basilicata Sviluppo, sull’innovazione del tessuto imprenditoriale e sull’innovazione tecnologica in genere. In particolare lo strumento del Venture Capital, messo in campo e fortemente sostenuto dal Governatore Pittella nell’ambito degli strumenti di politica regionale, si rivela ogni giorno di più una leva finanziaria di fondamentale importanza per la nascita e la crescita di imprese a elevato contenuto tecnologico.

Oltre a programmi tesi a favorire l’autoimprenditorialità per specifiche categorie lavorative – come persone a rischio sul mercato del lavoro, giovani e donne – si è investito su realtà imprenditoriali capaci di rinnovare il tessuto produttivo territoriale (grazie a borse di ricerca, spin-off universitari, accademici e aziendali per le imprese ad alto potenziale tecnologico e supporto economico nelle primissime fasi dell’impresa). Le start up innovative che si occupano per il 70% di fornire servizi alle imprese vanno sostenute con forme adeguate di credito, di consulenza ed assistenza tecnica a partire dai nuovi bandi che la Regione intende attivare attraverso una parte delle risorse ex fondo card carburanti e con i bandi che verranno nel nuovo anno in attuazione del Fesr 2014-2020 oltre che attraverso un impegno maggiore del sistema camerale. Uno sforzo maggiore va fatto per accrescere le start up energetiche (da noi solo 3) intendendo quelle imprese che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico che – conclude Cassino –hanno un ruolo più rilevante nel costituendo distretto energetico lucano.

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NO ALL'AUMENTO IVA

No iva“L’aumento dell’Iva danneggerebbe i consumi e la crescita, per questo riteniamo che sia da evitare assolutamente”: è il commento di Prospero Cassino, presidente Confesercenti Potenza riferendo i risultati di uno studio fatto dalla Confederazione: impatto sul prodotto interno lordo per -5 miliardi di euro; possibili fino a 10mila chiusure d’impresa;  l’incremento delle aliquote colpirebbe cultura e turismo, ma anche servizie beni essenziali, dai trasporti a farmaci, uova, carne e pesce L’aumento dell’Iva inciderà sulla spesa degli italiani e sul Pil. Se il governo decidesse di innalzare le aliquote come da indicazioni europee, perderemmo a regime 8,2 miliardi di consumi: si tratta di circa 305 euro di spesa in meno a famiglia. Sul prodotto interno lordo, invece, l’impatto negativo ammonterebbe a -5 miliardi di euro. Il Rapporto di Confesercenti – spiega una nota - si muove dall’ipotesi di un aumento di 3 punti all’aliquota agevolata al 10 per cento, che passerebbe quindi al 13 per cento, e di 1 punto sull’aliquota super-agevolata, che salirebbe dal 4 all’5 per cento, il valore minimo che la Commissione Europea raccomanda ai paesi dell’Unione. Gli effetti sulla crescita della nostra economia sarebbero significativi. In particolare, sulla base delle relazioni storiche si stima un effetto negativo in termini di Pil del -0,3 per cento a regime. Il calo è legato in larga parte all’impatto della misura su inflazione e consumi. L’effetto atteso sui prezzi, infatti, è di un aumento dello 0,7 per cento. Una stangata che secondo le nostre analisi si trasformerebbe quasi completamente in contrazione di spesa, anche considerando che le due aliquote interessano molti servizi e generi di largo consumo, colpendo anche le fasce più deboli della popolazione. Tra i prodotti interessati dall’incremento di imposizione fiscale ci sarebbero, infatti, beni alimentari di prima necessità (come carne, pesce uova e latte) ma anche servizi di ristorazione e turistici e medicinali per uso umano e veterinario. L’aumento dell’Iva - dice ancora Cassino – penalizzerebbe i consumatori italiani anche nel confronto europeo. Dal punto di vista dell’imposizione sui consumi l’Italia si colloca tra le prime posizioni nel panorama internazionale, seconda solo alla Svezia, paese noto per l’elevata pressione fiscale come il resto dei paesi scandinavi. Sommando la tassazione dei consumi nelle forme vigenti oggi, si ottiene per l’Italia un valore dell’11.7 per cento del Pil, in salita dal 10,3 registrato nel 2008. E che si confronta con l’11 per cento della Francia, fino al ben più modesto 9,5 per cento osservato in Spagna. “ Alzare ancora il livello di imposizione porterà inevitabilmente ad un’accelerazione dell’inflazione, con conseguente perdita del potere d’acquisto delle famiglie e un’ulteriore riduzione dei consumi. L’effetto negativo sulla crescita potrebbe portare anche ad un gettito fiscale aggiuntivo minore delle attese, oltre alla chiusura di un numero oscillante tra le 5 e le 10mila imprese del commercio e del turismo. Dopo un decennio di aumenti delle tasse sarebbe più serio, opportuno ed efficace reperire le risorse che servono dalla lotta all’evasione e dalla revisione della spesa pubblica”.

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CONFESECENTI POTENZA: IL FRANCHISING IN BASILICATA È UN’IMPORTANTE REALTÀ COMMERCIALE

Il franchising in Basilicata è un’importante realtà commerciale con 581 punti di vendita nel 2015 e una buona tenuta delle posizioni nel quinquennio di crisi 2011-2015. La vitalità del settore, seppure nelle difficoltà del periodo considerato, è dimostrata da una serie di segni positivi, +4,5% il giro d’affari, +4,6% gli addetti occupati nei punti vendita, +14,2% il numero dei franchisor, e incremento del 6% nel numero dei punti vendita.  Si aggiorna la rete dei Franchising Point, gli oltre 120 Sportelli messi a disposizione da Federfranchising presso le sedi di Confesercenti in tutta Italia, per assistere gli imprenditori che vogliono avvicinarsi al mondo del franchising. Una delle poche formule imprenditoriali che continua a crescere, anche nel 2016, perché permette la creazione di imprese più resistenti ed efficaci sul mercato.


I Franchising Point, lanciati nel 2008, forniscono informazioni sui diversi aspetti necessari per intraprendere la strada del franchising, dagli obblighi di Legge alla contrattualistica, dalla formazione all’accesso al credito ed alle relative garanzie sui finanziamenti. Sono anche un luogo dove incontrare professionisti esperti e ricevere indicazioni per fare il primo passo verso una nuova attività o per sviluppare una attività già avviata. Ma a partire da quest’anno, gli Sportelli si arricchiranno di nuovi servizi.


“Il nostro obiettivo è creare una rete permanente di Franchising Point – spiegano Alessandro Ravecca e Prospero Cassino – l’unica distribuita capillarmente su tutto il territorio nazionale, per offrire un’assistenza mirata a chi si avvicina al mondo del franchising o a chi vuole convertire la propria azienda tradizionale. Ma anche per promuovere i brand dei franchisor associati, valorizzare i franchisee meritevoli, favorire le esperienze multibrand e la sinergia tra i canali di retailing fisico ed online, che nel franchising trovano naturalmente una sintesi. Vogliamo, poi, mettere a sistema le informazioni del settore, per creare nuove opportunità di investimento, sostenendo l’internazionalizzazione delle nostre imprese. A partire dall’accesso al credito, per il quale Federfranchising, unica tra le Associazioni del settore, è in grado di fornire tutto il supporto necessario per le pratiche di accesso e l’avvio dell’attività in franchising, grazie alla Società Italia Comfidi di Confesercenti”.

 

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TURISMO, CONFESERCENTI NAZIONALE SI MOBILITA PER I SOGGIORNI IN ABRUZZO

I gestori delle strutture ricettive lanciano iniziativa in tutta Italia: “Basta sciacallaggio”

Un sito web, una pagina Facebook e una campagna di comunicazione nazionale per sostenere le vacanze in Abruzzo. Si chiama “Ospitalità Solidale” l’iniziativa promossa da Aigo, l’Associazione italiana Gestori ospitalità diffusa aderente a Confesercenti, per promuovere il turismo in Abruzzo e fermare lo sciacallaggio mediatico.

Aigo associa gli operatori turistici minori, che assieme agli alberghi di Assohotel, ai pubblici esercizi di Fiepet ed ai balneari di Fiba rappresentano la gran parte delle imprese turistiche aderenti a Confesercenti.

“L’Abruzzo ha subito tragedie pesantissime – sottolinea Agostino Ingenito, presidente nazionale di Aigo-Confesercenti – i suoi cittadini e le sue imprese hanno bisogno della solidarietà e dell’aiuto del Paese, dalla politica ai cittadini, e certamente non hanno bisogno di chi approfitta della loro condizione di difficoltà per dirottare altrove il turismo, creando ulteriore preoccupazione e panico tra i potenziali turisti. Questo è sciacallaggio.

Non possiamo condannare all’oblio i tanti operatori che vivono di turismo come unica fonte economica – aggiunge Ingenito – e per questo motivo abbiamo deciso di lanciare una proposta di un soggiorno turistico solidale che coinvolgerà, primi tra tutti, i nostri operatori.

Sarà possibile prenotare presso le strutture del Centro Italia che si renderanno disponibili mediante un format online che abbiamo attivato all’indirizzo web www.ospitalitasolidale.it e su Facebook ‘Ospitalità Solidale’“.

“Quello che certamente non serve è fare del terrorismo dipingendo l’Abruzzo come una regione a rischio nella sua totalità: non è vero e non è giusto dirlo. A causa di questa distorta informazione sulla situazione emergenziale, non solo le zone colpite ma anche le strutture pur sicure e ben collegate dei territori circostanti stanno subendo disdette.

Per questo – Paola Perseo, operatore turistico di Pretoro e rappresentante locale di Aigo-Confesercenti – auspichiamo che la nostra iniziativa sia seguita da molte altre per contribuire insieme a ridare forza ad una regione in ginocchio”.

“La Confesercenti conferma un impegno straordinario per l’Abruzzo – sottolinea Lido Legnini, direttore regionale dell’associazione di categoria – perché questa campagna nazionale di Aigo arriva subito dopo lo stanziamento di un fondo che consentirà finanziamenti a tasso zero per 10 milioni di euro alle imprese abruzzesi, e subito dopo la richiesta di stato di calamità naturale e di risarcimento repentino dei danni subiti.

Ma ora è importante anche correggere la distorsione delle informazioni: la montagna abruzzese in queste ore è assolata, piena di neve, con gli impianti aperti, le strade sgombre: chiunque può venirne a godere in piena sicurezza”.

 

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RETE IMPRESE ITALIA SU LEGGE BUONA SCUOLA: PARTI SOCIALI VANNO COINVOLTE

Necessario definire indirizzi di studio e profili professionali

Tutte le organizzazioni imprenditoriali vanno coinvolte nella definizione degli indirizzi di studio e dei profili professionali previsti dalla legge sulla ‘Buona scuola’ affinché corrispondano alle nuove esigenze del sistema produttivo e del mercato del lavoro. E’ la sollecitazione espressa dai rappresentanti di Rete Imprese Italia nel corso dell’audizione sui profili attuativi della legge 107/2015, svoltasi oggi presso la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera.

Rete Imprese Italia apprezza le finalità dei provvedimenti attuativi della Legge che, nel revisionare il sistema di istruzione e formazione professionale, puntano a formare gli studenti ad arti, mestieri e professioni strategici per l’economia italiana.

Giudizio positivo anche sulla possibilità di attivare percorsi di alternanza scuola-lavoro e di apprendistato duale.

Tuttavia, Rete Imprese Italia critica il mancato coinvolgimento delle parti sociali nella individuazione dei nuovi indirizzi di studio dell’istruzione professionale e auspica la costituzione di Comitati nazionali di settore con le parti sociali con il compito di aggiornare costantemente e rapidamente le qualifiche e i diplomi inseriti nel Repertorio nazionale al fine di corrispondere alle richieste del mercato del lavoro e alla domanda delle imprese. Oggi il Repertorio comprende 22 qualifiche e 21 diplomi professionali, troppo pochi per rispondere ad un mercato in costante evoluzione soprattutto nei settori più esposti alla concorrenza degli altri Paesi europei.

A giudizio di Rete Imprese Italia, inoltre, devono essere garantiti finanziamenti stabili al segmento dell’istruzione e formazione professionale, così come vanno assicurati adeguati investimenti per promuovere la cultura umanistica, valorizzare patrimonio e produzioni culturali e sostenere la creatività.

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ISTAT: A DICEMBRE CRESCE DEL 1,1% SULL’ANNO. MA È BOOM DI OVER50

I lavoratori con oltre 50 anni di età sono quasi 8 milioni, pesano Fornero e demografia. La disoccupazione giovanile risale al 40,1%.

A dicembre gli occupati sono rimasti sostanzialmente invariati su novembre (+1.000 unità) mentre sono cresciuti di 242.000 unità su dicembre 2015 (+1,1%). Lo rileva l’Istat spiegando che gli occupati nel complesso registrati nel mese sulla base dei dati destagionalizzati erano 22.783.000. Il tasso di occupazione è al 57,3%, invariato rispetto a novembre e in aumento di 0,7 punti su dicembre 2015. Sono aumentati i lavoratori dipendenti con +52.000 unità su novembre (soprattutto a termine) mentre gli indipendenti sono diminuiti di 52.000 unità.

Gli occupati over 50 a dicembre sfiorano quota 8 milioni (7.922) con un calo di 23.000 unità su novembre e una crescita di 410.000 unità su dicembre 2015. L’Istituto sottolinea che esiste un effetto demografico con il passaggio in questa fascia di coloro che sono nati nel 1966 e naturalmente e un peso della riforma pensioni Fornero che blocca al lavoro più a lungo avendo aumentato i requisiti per l’uscita verso la pensione. Il tasso di occupazione in questa fascia di età a dicembre era al 58,5% con un calo di 0,2 punti su novembre e un aumento di 1,8 punti su dicembre 2015.

Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni risale a dicembre superando quota 40%. L’Istat spiega che la quota di disoccupati sul totale degli attivi in quella fascia di età (occupati e disoccupati) a dicembre è al 40,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali sul mese precedente, al livello più alto da giugno 2015.

A dicembre cresce l’occupazione nella fascia dei 25-34enni rispetto a novembre con 46.000 unità al lavoro in più (+1,2%) mentre i disoccupati diminuiscono di 43.000 unità. In questa fascia, dice l’Istituto, gli occupati diminuiscono invece di 20.000 unità rispetto all’anno scorso. Il tasso di occupazione è al 60,5% con una crescita di 0,8 punti su novembre e di 0,5 punti su dicembre 2015. Il tasso di disoccupazione è al 17,8% con un calo di 0,9 punti su novembre e un aumento di 0,3 punti su dicembre 2015.

Il tasso di disoccupazione a dicembre è al 12%, stabile su novembre (dato rivisto al rialzo da 11,9% a 12%) e in rialzo di 0,4 punti su dicembre 2015. Si tratta, conclude l’Istat, del  livello più alto da giugno 2015 (12,2%). I disoccupati raggiungono quota 3.103.000 con un aumento di 9.000 unità su novembre e di 144.000 unità su dicembre 2015. Ancora in calo gli inattivi tra i 15 e i 64 anni con -15.000 unità su novembre e -478.000 unità su dicembre 2015. Il tasso di inattività è stabile sui minimi storici al 34,8%.

Al netto degli effetti demografici, specifica però l’Istat, a dicembre 2016 la performance occupazionale delle persone di 15-34 anni risulta positiva (+27 mila occupati stimati) e la variazione negativa osservata tra gli occupati (-19 mila) risulta interamente determinata dal calo della popolazione in questa classe di età. Anche tra i 35-49enni- spiega l’Istituto -  il forte calo della popolazione di questa classe di età (-2,0% nell’ultimo anno) influisce in modo decisivo sul calo dell’occupazione: la variazione osservata è pari a -149 mila a fronte di una performance occupazionale al netto dell’effetto demografico, di segno contrario pari a +49 mila. Tra i 50-64enni la crescita demografica contribuisce ad accentuare l’aumento degli occupati (da +217 mila occupati stimati al netto degli effetti demografici si passa a +350 mila osservati).

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CONFESERCENTI: FIDUCIA, SIAMO SEMPRE SULL’OTTOVOLANTE. BENE RECUPERO IMPRESE, MA DA CONSUMATORI E DISTRIBUZIONE SEGNALI NEGATIVI PER IL COMMERCIO

L’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti.

La fiducia degli italiani non si consolida e continua a viaggiare sull’ottovolante. L’andamento dell’indice di fiducia di gennaio, infatti, capovolge completamente le rilevazioni di dicembre, e ci segnala per il mese in corso un peggioramento per i consumatori ed un miglioramento per le imprese, con l’eccezione negativa delle imprese della distribuzione commerciale. Un segnale preoccupante, che dimostra il persistere delle difficoltà del commercio. Per i servizi di mercato, legati o alle imprese o al turismo, la situazione appare invece più serena. E’ l’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti.

Il clima di fiducia dei consumatori diminuisce infatti quasi di un punto, trainato verso il basso proprio dal peggioramento dell’opinione e delle attese degli italiani sulla situazione economica del paese. Una valutazione che sembra integrarsi con quella delle imprese del commercio al dettaglio, unico comparto in cui scende il clima di fiducia, -4 punti, con accentuazione negativa delle grandi imprese, -5, rispetto alle piccole, -1.  Emerge dunque, ancora una volta, un quadro stagnante o di debolezza del mercato interno e del commercio di beni in particolare; a contribuire invece al recupero di fiducia del complesso delle imprese – in crescita di due punti sul mese scorso – oltre ai già citati servizi di mercato, sono infatti soprattutto le costruzioni, aiutate dalla ripresa del mercato immobiliare e dagli incentivi alle ristrutturazioni e, in misura minore, il settore manifatturiero, che sembra avere incamerato la lieve ripresa dell’export.

Servirebbero dunque interventi mirati a sostengo del mercato interno ed il commercio, anche considerando che i consumi sono i principali responsabili della crescita del nostro Pil; ma per arrivare ad un consolidamento definitivo del clima di fiducia occorre fare di più. Se infatti è evidente che i gravi eventi dell’ultimo periodo abbiano inciso, continuiamo però anche a scontare i problemi di fondo del Paese, dall’eccesso del carico fiscale – la cui lieve riduzione non sembra essere stata avvertita dalla gran parte degli italiani – ad un quadro di profonda incertezza politica ed economica che ancora impedisce un pieno recupero della fiducia di imprese e consumatori.

 

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ISTAT: “CALA FIDUCIA CONSUMATORI, SU PER IMPRESE MA SOFFRE IL COMMERCIO”

L’analisi di Confesercenti: bene il recupero complessivo, ma da famiglie e distribuzione segnali preoccupanti

Peggiora a gennaio la fiducia del consumatori, secondo quanto rende noto l’Istat, che viene affossata dalle opinioni sul clima economico e su quello futuro. Risale invece la fiducia delle imprese, con progressi in tutti i settori tranne il commercio al dettaglio. Il clima di fiducia dei consumatori scende da 110,9 a 108,8 punti mantenendosi comunque su un livello superiore a quello di novembre 2016 e con una “lieve crescita” per la componente personale e quella corrente. L’indice composito del clima di fiducia delle imprese (Iesi) aumenta, invecem da 100,2 a 102,5. Tra le imprese, l’Istat registra un miglioramento della fiducia nel settore manifatturiero (l’indice passa da 103,7 a 104,8), nelle costruzioni (da 120,4 a 123,9) e nei servizi (da 102,5 a 105,4) e, in controtendenza, un calo nel commercio al dettaglio dove l’indice scende da 107,5 a 103,3 in un mese chiave, quello dei saldi invernali.

L’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti. La fiducia degli italiani non si consolida e continua a viaggiare sull’ottovolante. L’andamento dell’indice di fiducia di gennaio, infatti, capovolge completamente le rilevazioni di dicembre, e ci segnala per il mese in corso un peggioramento per i consumatori ed un miglioramento per le imprese, con l’eccezione negativa delle imprese della distribuzione commerciale. Un segnale preoccupante, che dimostra il persistere delle difficoltà del commercio. Per i servizi di mercato, legati o alle imprese o al turismo, la situazione appare invece più serena. E’ l’analisi dell’Ufficio Economico Confesercenti.

Il clima di fiducia dei consumatori diminuisce infatti quasi di un punto, trainato verso il basso proprio dal peggioramento dell’opinione e delle attese degli italiani sulla situazione economica del paese. Una valutazione che sembra integrarsi con quella delle imprese del commercio al dettaglio, unico comparto in cui scende il clima di fiducia, -4 punti, con accentuazione negativa delle grandi imprese, -5, rispetto alle piccole, -1.  Emerge dunque, ancora una volta, un quadro stagnante o di debolezza del mercato interno e del commercio di beni in particolare; a contribuire invece al recupero di fiducia del complesso delle imprese – in crescita di due punti sul mese scorso – oltre ai già citati servizi di mercato, sono infatti soprattutto le costruzioni, aiutate dalla ripresa del mercato immobiliare e dagli incentivi alle ristrutturazioni e, in misura minore, il settore manifatturiero, che sembra avere incamerato la lieve ripresa dell’export.

Servirebbero dunque interventi mirati a sostengo del mercato interno ed il commercio, anche considerando che i consumi sono i principali responsabili della crescita del nostro Pil; ma per arrivare ad un consolidamento definitivo del clima di fiducia occorre fare di più. Se infatti è evidente che i gravi eventi dell’ultimo periodo abbiano inciso, continuiamo però anche a scontare i problemi di fondo del Paese, dall’eccesso del carico fiscale – la cui lieve riduzione non sembra essere stata avvertita dalla gran parte degli italiani – ad un quadro di profonda incertezza politica ed economica che ancora impedisce un pieno recupero della fiducia di imprese e consumatori.

 

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HOME RESTAURANT, LA CAMERA APPROVA LA LEGGE. MAZZI: “BENE LA REGOLAMENTAZIONE”

Il testo pone obblighi ai gestori e procedure igieniche da rispettare, pena pesanti sanzioni

La Camera dei Deputati ha approvato il provvedimento di legge n. 3258, d’iniziativa del Deputato Nino Minardo, per disciplinare “l’attività di ristorazione in abitazione privata (home restaurant)”. Si tratta di una normativa finalizzata a regolamentare l’organizzazione di eventi enogastronomici all’interno di abitazioni private, prenotabili sul web.

Una disciplina legislativa che ha già suscitato vibrate proteste da parte dei detentori di queste piattaforme di prenotazioni. Il provvedimento è passato adesso al Senato per la conversione in Legge.

“La Confesercenti è stata la prima a sollevare l’esigenza di una regolamentazione – dice Rita Mazzi, Direttore Provinciale dell’Associazione di categoria di La Spezia- per un fenomeno che sta crescendo anche sul nostro territorio e che sta oggettivamente creando sleale ed abusiva concorrenza nei confronti dei regolari esercizi di somministrazione di alimenti e bevande.

Il provvedimento si propone di regolare un fenomeno recente, ad oggi privo di disciplina, espressione della cosiddetta sharing economy: privati cittadini, nell’ambito di un’attività non professionale, ricevono presso la propria abitazione ospiti con cui sono entrati in contatto attraverso piattaforme digitali, offrendo loro una cena, dietro pagamento effettuato, solitamente, mediante le stesse piattaforme digitali.”

In Italia il fenomeno, secondo l’indagine di Fiepet – Confesercenti, nel 2014 contava già 7 mila cuochi inattività con circa 37 mila eventi realizzati, con un incasso medio di 198 euro. Il testo approvato dalla Camera dei deputati pone degli obblighi in capo ai gestori delle piattaforme digitali attraverso cui avviene il contatto tra il cuoco operatore e l’utente finale.

Stabilisce che l’operatore cuoco debba svolgere questa attività in modo non professionale, fissando un limite annuo ai proventi di 5.000 euro. Fissa, inoltre, le caratteristiche che devono essere possedute dall’immobile in cui si esercita l’attività di ristorazione, nonché l’obbligo di rispettare talune procedure igieniche. Dispone, infine, alcune sanzioni che arrivano fino alla chiusura dell’esercizio per i soggetti che violano le norme.

 

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