BLACK FRIDAY, FENOMENO WEB INVADE ANCHE IL COMMERCIO REALE: OFFERTE IN UN NEGOZIO SU QUATTRO

Indagine Confesercenti sui commercianti: 23% dei negozi aderirà, ma fino ad ora effetto debole sulle vendite al dettaglio

E’ giornata di pre-saldi natalizia, ma dubbi sulla liceità della promozione

Il Black Friday passa dalla rete alle strade: quasi un negozio ‘reale’ su quattro (23%) quest’anno partecipa alle promozioni del ‘Venerdì Nero’, ed un altro 33% è interessato ad aderire in futuro; ma rimangono dubbi sulla liceità della giornata di promozioni, che si scontra con le norme che in molte regioni vietano pre-saldi nei 30 giorni precedenti al Natale.

E’ quanto emerge da un’indagine condotta da Confesercenti su un campione di imprese del dettaglio tradizionale e del turismo a proposito del Black Friday. Una giornata di super-sconti tradizionale degli USA, ma da qualche anno diffusa anche in Italia, sebbene principalmente sul web.

Proprio per questo, fino ad ora, gli incrementi di vendite per i commercianti sono stati pochi: secondo il 62% degli intervistati, infatti, per adesso il fenomeno ha dato risultati ‘tangibili’ solo per l’eCommerce. L’auspicio è che quest’anno la tendenza degli italiani a vedere il Black Friday come esclusiva del web si inverta, e la giornata porti un maggiore afflusso di clienti pure nei negozi al dettaglio tradizionale. Anche se sarà difficile: le dot com hanno bombardato di promozioni gli italiani. Secondo le stime di Confesercenti, negli ultimi 15 giorni, sono stati circa 100 milioni le mail, gli sms e i messaggi promozionali inviati agli italiani sulla giornata. Le offerte impazzano anche sui Social Media.

E questo nonostante la liceità della giornata di super sconti sia quantomeno dubbia: in molte regioni – ad esempio Lombardia, l’Emilia Romagna ed il Lazio, sussiste il divieto di sconti pre-natalizi, nel periodo compreso tra il 25 novembre ed i tradizionali saldi di fine stagione, previsti per l’inizio di gennaio.

Il rischio, dunque, è una sanzione per chi partecipa a quello che, di fatto, è un pre-saldo natalizio: per questo i commercianti chiedono regole certe e, soprattutto, parità di trattamento con il commercio sul web, che invece ha evidentemente carta bianca sulle promozioni. Un disequilibrio che porta ad una forma di concorrenza sleale: motivo per cui sarebbe opportuno intervenire dal punto di vista legislativo, per evitare che il Venerdì Nero non mandi in rosso il commercio tradizionale. E recuperi le sue radici tradizionali: negli Usa, dove è nato, è infatti tipico del commercio al dettaglio fisico, ed è considerato un valido indicatore sia sulla predisposizione agli acquisti, sia indirettamente sulla capacità di spesa dei consumatori.

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COMMERCIO, CONFESERCENTI: “ACCELERANO LE CHIUSURE, -5.788 NEGOZI A OTTOBRE”

Male moda, edicole e macellerie. Vivoli: “Preoccupante che trend di chiusura continui e mostri segnali di peggioramento”

La crisi dei negozi torna a mordere. In autunno accelera la scomparsa di pmi del commercio con 5.788 attività in meno rispetto allo stesso mese del 2015, secondo quanto rileva l’Osservatorio di Confesercenti. Si inasprisce così il calo rispetto al mese di agosto, quando la perdita era ferma a circa 5mila unità. Nell’ultimo anno sono spariti così 475 negozi al mese.

Le riduzioni più consistenti colpiscono le attività non alimentari e appare particolarmente grave la situazione di moda, calzature e tessile, in cima alla top tre delle chiusure: in un anno sono spariti 1.402 negozi del settore. Al secondo posto si trovano edicole e rivenditori di giornali (-518 imprese), ma si registrano perdite pesanti anche per le macellerie (-464). L’emorragia di negozi si registra in tutte le regioni a partire dal Piemonte, che perde 782 attività commerciali. Seguono la Sicilia (-719 imprese), la Campania (-153), la Lombardia (-564) e il Veneto (-494).

“E’ preoccupante che il trend di chiusura dei negozi continui e, anzi, mostri segnali di peggioramento”, dichiara il presidente Confesercenti, Massimo Vivoli, all’ANSA spiegando che “la spesa non sta ripartendo come speravamo facesse e in tre anni di ripresa non abbiamo recuperato nemmeno la metà dei consumi bruciati duranti la crisi”.

I dati dell’Osservatorio Confesercenti

La crisi dei negozi torna a mordere. Ad autunno accelera la scomparsa di imprese: ad ottobre 2016 si registrano infatti 5.788 PMI del commercio al dettaglio in sede fissa in meno rispetto allo stesso mese del 2015, con un inasprimento del calo rispetto ad agosto, quando la perdita sull’anno era ferma a 5mila imprese circa. Complessivamente, tra ottobre 2015 ed ottobre 2016 sono spariti 475 negozi al mese.

Ottobre 2015 Ottobre 2016 Var. assoluta Var. %
Commercio al dettaglio in sede fissa 642.858 637.070 -5.788 -0,9%
di cui
alimentare 95.163 94.409 -754 -0,8%
Non alimentare 547.695 542.661 -5.034 -0,9%

Fonte: Osservatorio Confesercenti sul Commercio e sul Turismo

A livello di categoria merceologica, le riduzioni più consistenti del numero di imprese si rilevano nel no food: quasi 9 su 10 (l’87%) dei negozi che hanno cessato per sempre l’attività erano attivi nel commercio di beni non alimentari. Particolarmente grave è la situazione nel commercio al dettaglio di moda, calzature e tessile, in cima alla top 3 delle chiusure: in un anno sono spariti 1.402 negozi, circa uno su quattro del totale nazionale per tutte le categorie. Seguono edicole e rivenditori di quotidiani e periodici (-518 imprese), ma si registrano perdite pesanti anche per le macellerie (-464 attività in dodici mesi). Appena fuori dal podio  i negozi di articoli da regalo e per fumatori, che tra ottobre dello scorso anno e lo stesso mese del 2016 diminuiscono di 390 imprese.

 

Variazione Ottobre 2015/2016
Abbigliamento, tessile, calzature -1.402
Edicole e rivenditori quotidiani e periodici -518
Macellerie – rivendita carni -464

Fonte: Osservatorio Confesercenti sul Commercio e sul Turismo

L’emorragia di negozi si registra in tutte le regioni, anche se con importanti differenze territoriali. Il record di imprese del commercio scomparse negli ultimi 12 mesi va infatti al Piemonte, che perde 782 attività commerciali. Seguono sul podio la Sicilia (-719 imprese) e la Campania (-153), mentre al quarto posto c’è la Lombardia (-564) e al quinto il Veneto (-494).

Regione Alimentare Non alimentare Totale
Piemonte -44 -738 -782
Sicilia -118 -601 -719
Campania -153 -425 -578
Lombardia -27 -537 -564
Veneto -110 -384 -494
Emilia Romagna -42 -428 -470
Puglia -38 -392 -430
Liguria -48 -295 -343
Toscana -47 -243 -290
Marche -29 -202 -231
Abruzzo -25 -158 -183
Sardegna -29 -150 -179
Lazio 29 -189 -160
Umbria -26 -94 -120
Friuli-Venezia giulia -30 -83 -113
Basilicata -2 -53 -55
Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste 0 -15 -15
Trentino-Alto Adige/Südtirol -3 -8 -11

Fonte: Osservatorio Confesercenti sul Commercio e sul Turismo

Portando l’analisi al livello delle province capoluogo, il risultato non cambia: la desertificazione investe tutti i territori esaminati, con la notevole eccezione di Roma, che mette a segno un lieve aumento (0,1%) grazie al traino offerto dalla crescita dei negozi alimentari (+0,8%). Il ritorno alla crescita dell’alimentari, a livello di provincia, si regista anche a Milano (+0,7%), Ancona (+0,7%) e Cagliari (0,4%), dove però non basta a far tornare in positivo la variazione del totale delle imprese del commercio al dettaglio in sede fissa.

Province Capoluogo Imprese registrate ottobre 2016 Ottobre  2016/Ottobre 2015
Alimentare Non Alimentare Totale Alimentare Non Alimentare Totale
Torino 2.835 17.355 20.190 -1,7 -2,3 -2,3
Milano 3.168 20.907 24.075 0,7 -0,2 -0,1
Venezia 1.203 7.060 8.263 -1,7 -0,2 -0,5
Trieste 272 1.802 2.074 -1,4 -0,8 -0,9
Genova 2.285 8.536 10.821 -1,8 -2,2 -2,1
Bologna 1.195 6.987 8.182 -1,0 -1,1 -1,1
Firenze 1.348 8.641 9.989 -1,5 -0,5 -0,6
Perugia 802 6.615 7.417 -1,6 -1,4 -1,4
Ancona 605 3.662 4.267 0,7 -2,3 -1,9
Roma 6.934 47.800 54.734 0,8 0,0 0,1
L’Aquila 543 3.316 3.859 -2,5 -1,5 -1,6
Campobasso 421 2.320 2.741 -1,4 -1,5 -1,5
Napoli 9.057 41.815 50.872 -0,9 -0,5 -0,6
Bari 2.720 11.782 14.502 -0,5 -1,6 -1,4
Potenza 660 4.135 4.795 -1,6 -1,2 -1,3
Catanzaro 846 4.056 4.902 -0,1 0,2 0,2
Palermo 2.472 11.746 14.218 -0,4 -0,9 -0,8
Cagliari 1.214 4.881 6.095 0,4 -0,5 -0,3

Fonte: Osservatorio Confesercenti sul Commercio e sul Turismo

“Mentre dal turismo e dai pubblici esercizi arrivano segnali positivi, il commercio va in direzione contraria – spiega Massimo Vivoli, Presidente Confesercenti Nazionale. “Nonostante la riduzione del numero di imprese non sia ai livelli registrati durante il biennio 2012-2013, ovvero la fase più nera della crisi, è preoccupante che il trend di chiusura dei negozi continui e, anzi, mostri segnali di peggioramento. Segnali che ci vengono confermati anche da altri indicatori, come quello dell’inflazione: la ridiscesa in campo negativo dell’indice dei prezzi ad ottobre testimonia il momento di stallo ancora attraversato dalla nostra economia. In assenza di una spinta da parte della domanda, che non sembra incorporare i leggeri risparmi dovuti alla deflazione. La spesa non sta ripartendo come speravamo facesse, in tre anni di ripresa non abbiamo recuperato nemmeno la metà dei consumi bruciati duranti la crisi”.

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INPS: AGGIORNATA LA MODULISTICA PER RICHIESTA PIN DISPOSITIVO PER IL CITTADINO

“La modulistica per la richiesta del PIN dispositivo per il cittadino (Modulo codice MV35) è stata aggiornata in relazione alle ultime disposizioni relative alle modalità operative di rilascio del Pin, contenute nel messaggio n. 4590, per adeguarle al Codice dell’Amministrazione Digitale, uniformare le attività di front-office per il rilascio del Pin e garantire l’attribuzione delle credenzialiai diretti interessati”.

Lo riporta una news Inps che spiega: “in particolare, non è più ammessa la presentazione della richiesta di Pin per il cittadino da parte di un delegato del richiedente. Chi è impossibilitato a recarsi in sede per chiedere il PIN, può utilizzare i canali alternativi della procedura online o del Contact center. Nel messaggio Hermes pubblicato il 16 novembre sono contenute anche specifiche disposizioni per i casi di richiesta PIN da parte del tutore o amministratore di sostegno di persona in tutto o in parte incapace e del genitore di un minore”.

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FISCO: DETRAZIONE SPESE PER BOX AUTO DI PERTINENZA, ANCHE PER ACQUISTI SENZA BONIFICO

“Via libera alla detrazione delle spese per box auto, anche nel caso di acquisto senza
bonifico bancario o postale. In questa ipotesi i contribuenti dovranno farsi rilasciare dal venditore una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti che i corrispettivi sono stati inclusi nella contabilitàdell’impresa”.

Lo riporta una nota dell’Agenzia delle Entrate che spiega come: “con la circolare n. 43/E vengono fornite le indicazioni da seguire per accedere all’agevolazione prevista per l’acquisto di autorimesse e posti auto di pertinenza a immobili residenziali, anche se il pagamento delle spese non è stato disposto mediante bonifico, o se invece il bonifico è stato effettuato in modo non corretto”.

“La detrazione, prevista dall’art. 16-bis del Tuir per le spese relative a interventi di recupero del patrimonio edilizio – spiega la nota –  è ammessa anche per gli interventi relativi alla realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali a immobili residenziali, anche a proprietà comune, nonché, per l’acquisto di autorimesse e posti auto pertinenziali, limitatamente ai costi di realizzo comprovati dall’attestazione rilasciata dal costruttore. In base al provvedimento del Direttore dell’Agenzia del 30 giugno 2010, la ritenuta alla fonte dell’8% prevista dal Dl n. 98/2011 va applicata tra le altre alle spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio”.

“Nella circolare, però, le Entrate chiariscono che non si perde automaticamente il diritto al
beneficio nei casi in cui viene soddisfatta la finalità della norma agevolativa, che punta alla corretta tassazione del reddito derivante dalla esecuzione delle opere di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica”.

Nel documento di prassi pertanto l’Agenzia chiarisce che, “nel caso di pagamento che non risulti da un bonifico, il ricevimento delle somme da parte dell’impresa deve risultare attestato dall’atto notarile. Inoltre, il contribuente deve farsi rilasciare una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti che i corrispettivi accreditati a suo favore sono stati inclusi nella contabilità dell’impresa ai fini della loro concorrenza alla corretta determinazione del reddito del percipiente. Anche in caso di bonifico bancario compilato in modo tale da non consentire alle banche e a Poste italiane di effettuare la ritenuta d’acconto dell’8%, il contribuente può continuare ad aver diritto all’agevolazione. Basterà farsi rilasciare una dichiarazione sostitutiva in cui il venditore afferma di aver ricevuto le somme e di averle incluse nella contabilità dell’impresa”.

“Il meccanismo ordinario dell’agevolazione prevista per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio – conclude la nota – consiste nella detrazione del 36% delle spese sostenute dai contribuenti che possiedono o detengono l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi, per un importo massimo di 48 mila euro per unità immobiliare. Le spese devono essere e rimanere a loro carico. Le Entrate ricordano che anche per le spese effettuate nel corso del 2016 la percentuale di detrazione sarà del 50%, su un importo massimo di spesa di 96mila euro”.

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TERREMOTO, CONFESERCENTI CONSEGNA CONTRIBUTO AL SINDACO DI AMATRICE

Devoluti alla cittadina colpita dal terremoto 50 mila euro raccolti da Confesercenti nell’ambito dell’iniziativa insieme all’Associazione Nazionale “Città del Vino”. Vivoli, avvieremo nuove iniziative per raccogliere altri fondi.

“Una piccola goccia nel mare rispetto ai mezzi economici necessari a rimettere in piedi il vostro comune, ma certamente la prova della vicinanza e dell’affetto di molte imprese”.

Con queste parole il presidente della Confesercenti, Massimo Vivoli, ha consegnato ieri al sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, l’assegno di 50 mila euro raccolti attraverso l’iniziativa “Un’amatriciana per Amatrice”, avviata a pochi giorni dal terremoto la scorsa estate.

“Le nostre imprese della ristorazione – ha sottolineato Vivoli – si sono attivate subito per cercare di raccogliere più fondi possibile da inviarvi, in modo da contribuire alla riapertura degli esercizi commerciali distrutti dal sisma. Abbiamo sempre sostenuto che le imprese commerciali e turistiche illuminano i centri urbani, ma nel vostro caso la loro riapertura, oltre a creare importanti momenti di aggregazione, sarebbe il segnale che la vita riprende”.

“Stiamo facendo una corsa con il tempo – ha detto il sindaco Pirozzi – per cercare di risolvere il problema abitativo e realizzare la zona commerciale, all’interno della quale saranno presenti imprese della ristorazione e pubblici esercizi. Un ritardo di 20 giorni può fare la differenza tra la vita e la morte morale, cosi come fa la differenza usare il ‘noi’ invece che l’’io’ nell’affrontare questa situazione. Quanto al ruolo dei negozi – ha aggiunto – la chiusura di un esercizio in un paese può avere un profondo effetto: noi stiamo lavorando per aiutare chi ha perso tutto e le imprese commerciali e della ricettività sono state le più massacrate. Bisogna avere più attenzione per le aree di frontiera – ha concluso Pirozzi – l’ho detto in Parlamento, al presidente della Repubblica Mattarella ed al presidente del Consiglio Renzi, altrimenti la gente che ci vive potrebbe riversarsi nelle città e saranno problemi”.

Prima di lasciare Amatrice con la delegazione di cui facevano parte la presidente della Fiepet, Esmeralda Giampaoli, il direttore di Assoturismo, Tullio Galli ed il sindaco di ConeglianoFloriano Zambon, presidente dell’associazione “Città del vino”, il presidente di Confesercenti ha assicurato che, dopo “Un’amatriciana per Amatrice”, saranno attivate altre iniziative di solidarietà per raccogliere nuovi contributi da destinare alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto.

“Crediamo che in circostanze come questa si debbano mettere in campo tutti gli strumenti possibili – ha concluso Vivoli – e noi cercheremo di fare nel nostro meglio”.

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GIORNATA SEMINARIALE FIEPET FIESA NAZIONALE – “DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SICUREZZA, ETICHETTATURA E TABELLA NUTRIZIONALE”

Il tema della sicurezza alimentare ha acquisito, nel corso degli anni, sempre più un’importanza fondamentale nell’attività delle imprese della somministrazione e della vendita di prodotti per il consumo degli alimenti. Argomenti quali le disposizioni in materia igienico sanitaria, l’etichettatura dei prodotti commestibili, la tabella nutrizionale, il sistema Haccp continuano a rimanere un caposaldo per operare nel rispetto delle regole e garantire al consumatore ed al turista prodotti salubri e informazione corretta sugli alimenti, la loro conservazione, la tracciabilità.

Per queste ragioni le nostre Federazioni di categoria hanno progettato, all’interno di Confesercenti, la creazione di uno “Sportello sulla Sicurezza Alimentare’ che dovrà consentire, attraverso la consulenza e la professionalità di esperti e di professori universitari, un’informazione continua ed una vera e propria cabina di regia in grado di svolgere un’attività di assistenza alle imprese di categoria ed ai nostri responsabili territoriali di settore su tutte le materie e gli argomenti che riguardano gli aspetti legati alla sicurezza degli alimenti, somministrati o venduti per asporto.

Su questi temi le nostre due Federazioni hanno progettato un’area riservata all’interno dei rispettivi siti internet, curata da esperti e sempre aggiornata sulle questioni normative legate alla sicurezza, etichettatura ed igienico sanitarie.

Per presentare lo Sportello ed iniziare un’informazione circostanziata su alcuni argomenti di più stretta attualità abbiamo, inoltre, promosso una “Giornata Seminariale” a Roma, mercoledì 23 novembre, presso la sede della Direzione Confesercenti, in previsione della prossima entrata in vigore delle norme sulle indicazioni della tabella nutrizionale.

Leggi di più su: http://www.fiepet.it/giornata-seminariale-fiepet-fiesa-nazionale-roma-23-novembre-2016.html#sthash.j4GoQ5zK.dpuf

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UNIONCAMERE: NEL 2015, QUASI UNA IMPRESA SU 10 HA OSPITATO STUDENTI IN ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

“Le imprese italiane disposte ad ospitare nel 2016 studenti in alternanza scuola-lavoro saranno almeno il 10% in più del 2015″.

A rivelarlo è il Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del lavoro.

“Il 2015 – spiega una nota – quando le imprese che hanno accolto studenti sono state quasi 1 su 10, ha segnato l’inizio dei tirocini in alternanza scuola-lavoro (previsti dalla Legge 107/2015 e di durata dalle 200 alle 400 ore) espressamente destinati agli studenti delle scuole medie superiori. E’ un’iniziativa di particolare importanza, che per la prima volta rende il tirocinio in azienda parte integrante del percorso formativo, chiamando il sistema delle Camere di commercio, presso il quale viene istituito il “Registro nazionale per l’alternanza scuola-lavoro”, a un ruolo attivo nell’incontro tra imprese disponibili a ospitare i giovani e istituti scolastici che devono rendere questa esperienza parte integrante del curriculum formativo”.

“I diplomati, d’altro canto – prosegue la nota – rappresenteranno anche quest’anno la quota maggiore della forza lavoro ricercata dalle imprese italiane dell’industria e dei servizi. Il 40% delle assunzioni programmate nel 2016 è destinato a chi ha il titolo di scuola superiore, un ulteriore 20% riguarderà le qualifiche professionali, il 13%, invece, interesserà le lauree. Per reperire tutto il personale che intendono assumere nel corso dell’anno, le imprese mediamente segnalano una difficoltà che riguarderà solo il 12% dei profili ricercati. Questa percentuale è però più elevata nel Nord del paese (14%), nelle imprese con almeno 250 dipendenti (15%) e per le professioni high skill, cioè quelle dirigenziali, specialistiche e tecniche (22%). Tra i settori produttivi, sono quelli della metalmeccanica, elettronica ed informatica a segnalare le maggiori difficoltà”.

“Se i più richiesti dalle imprese dell’industria e dei servizi – conclude – nel corso del 2016 sono i diplomati in Amministrazione e Marketing, Turismo, Enogastronomia e Ospitalità, Meccanica, Meccatronica ed Energia, quelli per i quali le imprese segnalano difficoltà di reperimento superiori alla media sono soprattutto i diplomati in Grafica e Comunicazione, Informatica e Telecomunicazioni, Produzioni industriali e artigianali. In questi casi, la difficoltà di reperimento segnalata è compresa tra il 26 e il 19% delle assunzioni che quest’anno interesseranno questi specifici titoli di studio. Tra le qualifiche professionali, le maggiori opportunità offerte dalle imprese nel 2016 riguarderanno gli indirizzi Ristorazione, Benessere e Meccanico. Difficoltà di reperimento superiori al 20% è segnalata invece per gli indirizzi Abbigliamento, Impianti termoidraulici e Legno”.

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CONFESERCENTI POTENZA E CONFARTIGIANATO ORGANIZZANO UN SEMINARIO INFORMATIVO PER IL "PACCHETTO CREOPPORTUNITA'"

Confesercenti Potenza e Confartigianato organizzano, per il giorno Venerdì 25 novembre alle ore 17e30 a Melfi, un seminario informativo per il pacchetto CreOpportunità.

Il pacchetto CreOpportunità riguarda gli avvisi pubblici della Regione Basilicata START AND GO e GO AND GROWTH per gli interventi di supporto delle nuove imprese attraverso incentivi diretti e e offerte di servizio.

Gli avvisi sono rivolti a imprese già costituite e iscritte alla Camera di Commercio da non più di 12 mesi o costituende e alle imprese già costituite da più di 12 mesi e da non più di 60 mesi.

 

 

Il seminario si terrà presso la sede zonale della

CONFARTIGIANATO DI MELFI

Via Bonanni, 7 (Zona Artigianale D1)  

 

 

 

SCARICA IL PDF IN ALLEGATO DELLA LOCANDINA PER LE INDICAZIONI STRADALI

 

Download allegati:
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INPS: 11,9 MLN DIPENDENTI PRIVATI NEL 2015, +1,4%

Nell’anno preso in analisi oltre il 93% delle imprese ha meno di 15 dipendenti

Il numero medio dei dipendenti del settoreprivato non agricolo (esclusi i domestici) nel 2015 è pari a 11,9 milioni, (+1,4% sul 2014 quando erano 11,74 milioni).

Lo scrive l’Inps nell’Osservatorio sulle imprese2015 ricordando che si tratta di lavoratoriimpiegati almeno un giorno ogni mese e spiegando che l’85,69% di questi ha un contratto a tempo indeterminato. La percentuale dei dipendenti con un orario a tempo pieno è del 73,2% (74,1% nel 2014).

Nel 2015 i dipendenti con almeno una giornata retribuita sono stati 14,4 milioni (+2,8% sul 2014); i dipendenti del settore privato con almeno una giornata retribuita nell’anno (14,45 milioni con un aumento del 2,8% sul 2014) ha avuto una retribuzione media di 21.341 euro dell’anno e una media di 240 giornate lavorative.

Gli operai sono stati 7,9 milioni con una retribuzione media di 15.862 euro (224 la media delle giornate lavorate) mentre i dirigenti con 301 giorni lavorati in media hanno avuto una retribuzione, sempre media di 138.428 euro. Gli impiegati (5,4 milioni sempre considerando quelli con almeno un giorno di lavoro) con 258 giorni di lavoro in media hanno avuto una retribuzione di 24.055 euro. La retribuzione media è molto più alta per gli uomini (24.653 euro in media) rispetto alle donne (16.828 euro) anche a causa della maggiore presenza del part time tra le donne (quasi doppio rispetto ai maschi).

Se si guarda alla media dei lavoratori dipendenti del privato (quelli con almeno una giornata retribuita in ogni mese) gli 11,92 milioni sono il risultati di medie molto diverse nei vari mesi.

Grazie agli sgravi contribuiti la media dei lavoratori con rapporti a tempo indeterminato (10,21 milioni in media annua) è passata da 10 milioni a gennaio a 10,68 milioni a dicembre con un boom proprio in quest’ultimo mese (erano 10.387.014 a novembre), limite per ottenere l’incentivotriennale pieno sulle assunzioni a tempo indeterminato.

Sempre considerando la media annua i lavoratori a tempo pieno sono stati nel 2015 il 73,2% (8,7 milioni) mentre le varie forme di tempo parziale erano il 26,8%. Prevale il tempo parziale orizzontale con oltre 2,8 milioni di dipendenti privati (+4,5%).

Nel 2015 le imprese del settore privato non agricolo con lavoratori dipendenti attive erano 1.644.628 con un aumento dell’1,87% sul 2014, dice ancora l’Inps spiegando che “questo è il primo aumento degno di nota che si riscontra dal 2008 ad oggi”.

A parte un lieve aumento nel 2012 il numero delle imprese con dipendenti era sceso costantemente. Le posizioni lavorative, considerando anche coloro che sono in malattia, maternità, congedo e cig sono 13.419.512 (+2,07%), dato per la prima volta in aumento dal 2008.

Nell’anno preso in analisi oltre il 93% delle imprese italiane con dipendenti attive, pari a circa 1.542.000 unità su 1,644 milioni totali, ha meno di 15 dipendenti. Ma in queste aziende lavorano solo il 37% dei lavoratori mentre il 63% è in forza a imprese più grandi.

Secondo l’Inps il 79,48% circa del totale delle imprese appartiene alla classe 1-5 posizioni lavorative. Le imprese con “16 e più posizioni lavorative” rappresentano il 6,22% del totale delle imprese, ma forniscono il 63,35% del totale dei posti di lavoro.

Nel 2015 – conclude l’Inps – il numero di lavoratori dipendenti in somministrazione del settore privato con almeno una giornata retribuita nell’anno è risultato pari a 599.821 (+16,1% sul 2014), con una retribuzione media di 8.200 euro e una media di 114 giornate retribuite.

Il 91,3% del totale ha un contratto a tempo determinato. Con riferimento alla distribuzione per qualifica, nel 2015 è prevalente la componente degli operai che con 436.925 lavoratori rappresenta il 72,8% del totale contro il 25,5% degli impiegati e l’1,7% delle altre qualifiche.

Analizzando la distribuzione dei lavoratori per area geografica di lavoro, nel 2015 più del 70% dei lavoratori dipendenti in somministrazione lavora nelle regioni del Nord; segue il Centro (16,2%), il Sud (10,5%), le Isole (2,5%).

Il numero medio di lavoratori dipendenti in somministrazione nel 2015 è stato pari a 275.100 (+16,3% sul 2014).

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ISTAT: CONFESERCENTI, PIL TAGLIATO DI 5 MILIARDI RISPETTO A STIME, QUADRO ECONOMIA ANCORA CONTRADDITORIO

L’Associazione: bene consolidamento Pil nel 2017, ma preoccupa eventuale instabilità politica dopo Referendum.

Il quadro dell’economia italiana è ancora contraddittorio e incerto. Da un lato si rilevano miglioramenti su occupazione e investimenti, dall’altro il Pil cresce 5 miliardi in meno – 190 euro a famiglia – rispetto alle stime di 6 mesi fa. E anche sulla spesadelle famiglie le prospettive non sono brillanti: quest’anno la crescita frena di 2 decimali rispetto al 2015, e per il 2017 si prevede un ulteriore rallentamento.

Così l’Ufficio economico Confesercenti sui dati diffusi oggi dall’Istat.

Più che di ripresa dei consumi delle famiglie, possiamo al massimo parlare di consolidamento. La spesa cresce ma meno di prima e, soprattutto, meno di quanto ci si aspetterebbe, considerando i dati che si riferiscono al reddito, al potere d’acquisto e all’occupazione: nonostante l’incremento significativo del potere d’acquisto (+1,1%), le famiglie italiane stanno destinando una quota significativa del proprio reddito a ricostituire i propri risparmi. Va segnalato, inoltre, un certo riavvio delle compravendite immobiliari e, per quanto, invece riguarda la spesa, questa è trainata dai servizi e da una nuova lieve crescita degli acquisti di automobili che, però in gran parte si indirizza a produzioni estere, facendo aumentare l’import: i commercianti, come si evince dai dati delle vendite e delle chiusure di impresa, non stanno festeggiando.

Il contributo delle esportazioni nette è negativo, e anche il credito alle imprese continua a calare (-2,6%).

“Cercare di trovare un senso in questi segnali contraddittori – afferma il Presidente di Confesercenti Massimo Vivoli – è diventato ormai un esercizio di equilibrismo. Nel 2017, comunque, grazie anche al proseguimento del QE della BCE, al cambio euro-dollaro più favorevole e a una legge di stabilità espansiva, si intravede un ulteriore consolidamento del Pil, anche se sempre sotto il punto percentuale. A patto, però, di evitare scossoni: preoccupa, da questo punto di vista, la possibile instabilità politica legata all’esito del Referendum. Che potrebbe bloccare ulteriormente le performance già poco brillanti del Paese”.

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FISCO: ALERT AGENZIA ENTRATE PER DICHIARAZIONI IVA 2015

L’Agenzia delle Entrate sta inviando delle mail agli indirizzi Pec dei contribuenti interessati.

I contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione Iva per il 2015 o che l’hanno presentata compilando solo il quadro VA possono ancora rimediare da soli e pagare sanzioni ridotte senza ricevere controlli.

Per ricordare questa opportunità, l’Agenzia delle Entratesta inviando delle mail agli indirizzi di posta elettronica certificata (Pec) dei contribuenti interessati, in modo da permettergli di controllare ed eventualmente correggere la propria posizione.

Lo comunica la stessa Agenzia spiegando che nel provvedimento del Direttore, sono indicate le modalità con cui vengono messe a disposizione dei contribuenti le informazioni da verificare per assicurarsi le sanzioni ridotte previste dal ravvedimento operoso. Oltre alle mail certificate, le comunicazioni saranno disponibili all’interno del Cassetto fiscale, presente all’interno dell’area riservata dei servizi telematici dell’Agenzia, in modo da raggiungere anche chi non ha un indirizzo Pec attivo, oppure non registrato nei pubblici elenchi.

I contribuenti che non hanno ancora presentato la dichiarazione IVA relativa al periodo d’imposta 2015 possono regolarizzare la propria posizione avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso, presentando il modello dichiarativo entro il 29 dicembre 2016 versando le imposte, se dovute, gli interessi e le sanzioni in misura ridotta.

Coloro che hanno presentato la dichiarazione Iva compilando solo il quadro VA possono regolarizzare gli errori eventualmente commessi mediante la presentazione di una dichiarazione integrativa, il versamento delle maggiori imposte dovute, degli interessi e delle seguenti sanzioni: 250 euro che si riducono a un nono (27,78 euro) se la correzione avviene entro il 29 dicembre 2016.

Rimane comunque ferma la necessità di regolarizzare anche l’eventuale violazione di omesso versamento; per la violazione di infedele dichiarazione in misura ridotta, a seconda del momento in cui interviene il versamento, se la correzione avviene dopo il 29 dicembre 2016.

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ISTAT: PROSPETTIVE PER L’ECONOMIA ITALIANA, NEL 2016 PIL A +0,8%. SALE A +0,9% NEL 2017

Le incertezze legate alle tensioni sui mercati potrebbero condizionare il percorso delineato.

“Il Pil nel 2016 crescerà dello 0,8% mentre salirà dello 0,9% nel 2017″.

Sono le ultime previsioni dell’Istat che spiega come questo rafforzamento della crescita ”sarà caratterizzato dal consolidamento dei consumi privati e da una ripresa del processo di accumulazione del capitale supportata dal miglioramento delle aspettative sull’evoluzione della domanda, da condizioni favorevoli sul mercato del credito e dalle misure di politica fiscale a sostegno degli investimenti“.

L’Istat spiega che “nell’orizzonte di previsione la determinante principale della crescita rimarrebbe la domanda interna al netto delle scorte. In particolare nel 2016 il contributo alla crescita è stimato pari all’1,2%, con un apporto prevalente della spesa delle famiglie rispetto a quella in beni capitali. Nel 2017 l’attesa accelerazione degli investimenti e la minore vivacità dei consumi determinerebbero comunque un contributo ampiamente positivo della domanda interna (+1,1%). Il rallentamento del ciclo economico delle principali economie dei paesi emergenti influenzerà l’andamento dei flussi commerciali. Il brusco rallentamento delleesportazioni e, in misura più marcata, delle importazioni determineranno, nel 2016, una lieve riduzione del contributo della domanda estera netta (-0,1 punti percentuali). Nel 2017 la prevista ripresa dei flussi commerciali, in particolare delle importazioni, comporterebbe un leggero peggioramento del contributo della domanda estera netta (-0,2 punti percentuali)”.

“Le incertezze legate al riaccendersi  delle tensioni sui mercati finanziari potrebbero condizionare il percorso di crescita delineato”, spiega l’Istituto.

“Per quanto riguarda l’occupazione - dice l’Istat – aumenterà nel 2016 (+0,9% in termini di unità di lavoro) congiuntamente a una riduzione del tasso di disoccupazione (11,5%). I miglioramenti sul mercato del lavoro proseguiranno anche nel 2017 ma a ritmi più contenuti: le unità di lavoro sono previste in aumento dello 0,6% e la disoccupazione si attesterebbe all’11,3%”.

“Nel 2016 – conclude – la spesa per consumi delle famiglie in termini reali è stimata in aumento dell’1,2%, alimentata dall’incremento del reddito disponibile e dal miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro. La crescita della spesa proseguirebbe ad un ritmo analogo nel 2017 (+1,1%)”.

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