FISCO: FATTURE ELETTRONICHE, NUOVO FORMATO TRA PRIVATI

Il formato FatturaPA è stato adeguato per consentire anche la fatturazione elettronica tra privati, dal 1° gennaio.

“Il formato FatturaPA, utilizzato per la trasmissione delle fatture elettroniche verso le Pubbliche Amministrazioni, è stato adeguato per consentire anche la fatturazione elettronica tra privati, a partire dal prossimo 1° gennaio. Il nuovo formato sarà utilizzato sia per la fatturazione elettronica verso la PA sia per quella tra privati, secondo un unico tracciato XML e sempre attraverso il Sistema di Interscambio (SdI), come previsto dal Dlgs n. 127/2015″.

Lo riporta una nota delle Entrate ove si spiega: “come già comunicato l’11 novembre scorso, a tal fine è necessario un adeguamento alle nuove specifiche tecniche da parte dei soggetti interessati. In particolare, le Pubbliche Amministrazioni, i loro fornitori, e tutti gli operatori che intendono utilizzare il Sistema di Interscambio per la fatturazione elettronica dovranno configurare i propri sistemi informatici per avvalersi, a partire dal nuovo anno, esclusivamente del nuovo tracciato XML e del relativo schema XSD per tutte le trasmissioni delle fatture. Per consentire il passaggio dal vecchio al nuovo formato FatturaPA il Sistema di Interscambio non sarà fruibile dal 1° all’8 gennaio 2017. In questo periodo non sarà possibile, tramite il SdI, trasmettere le fatture elettroniche e le notifiche; il SdI continuerà a consegnare le fatture elettroniche e le notifiche, alle PA e ai fornitori, nel vecchio formato. Pertanto, fino al 31 dicembre 2016 le fatture elettroniche dovranno essere trasmesse nel vecchio formato (1.1) mentre, a decorrere dal successivo 9 gennaio, il SdI accetterà esclusivamente fatture elettroniche nel nuovo formato (1.2), secondo le regole aggiornate”.

“Le PA che gestiscono manualmente la ricezione delle fatture non dovranno effettuare particolari operazioni – aggiunge la nota – salvo eventualmente recepire il nuovo foglio di stile (file XSLT disponibile sul sito www.fatturapa.gov.it nella sezione Documentazione fatturaPA - Versione valida a partire dal 1 gennaio 2017). Le Pubbliche Amministrazioni che gestiscono le fatture in ingresso con procedure automatizzate dovranno predisporre una soluzione di adeguamento al nuovo formato FatturaPA (1.2) che andrà messa in esercizio nel periodo di chiusura del Sistema di Interscambio (dal 1° all’8 gennaio 2017). Sullo stesso sito è pubblicato un documento di indicazioni operative per le PA per facilitare le operazioni di adeguamento”.

“Sempre a decorrere dal 9 gennaio 2017 – conclude la nota – il servizio gratuito di generazione e trasmissione delle fatture elettroniche, messo a disposizione a partire dallo scorso 1° luglio in linea con il D.Lgs. 127/2015, permetterà di generare e trasmettere le fatture elettroniche verso la PA e tra privati nel nuovo formato FatturaPA 1.2″.

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RETE DISTRIBUTIVA DEI CARBURANTI: PROCESSO PROGRESSIVO DI DECADIMENTO NELL’INDIFFERENZA DEL GOVERNO. NECESSARIO RAZIONALIZZARE LA RETE E COMBATTERE L’ILLEGALITÀ DIFFUSA. RILANCIARE L’AZIONE DEL SINDACATO

Dai Convegni organizzati in questi giorni dal Rie a Roma e dalla Regione Piemonte a Torino emergono i tratti di una rete distributiva in una forte fase involutiva, come del resto denunciato dalla Giunta Faib del 29 novembre e dall’Assemblea dei gestori di Torino del 30 novembre.
La fotografia aggiornata a questo fine 2016 evidenzia il permanere di una polverizzazione della rete che non ha eguali in Europa.
Con 21.000 punti vendita, la rete italiana ha un erogato medio di 1.345mila litri, ben al di sotto degli indici di redditività media registrati nel resto d’Europa. Alla polverizzazione della rete corrisponde una identica dispersione del valore dei loghi con circa 130 marchi, di cui il 50% di proprietà dell’industria petrolifera e il 50% dei privati. In questo scenario l’industria petrolifera abbandona progressivamente il mercato con chiusure e cessioni di pacchetti rete, meno 4.000 punti vendita in questi ultimi anni.
Ulteriore dato allarmante è l’indice di anzianità degli impianti con punti vendita vecchi, con più di 40 anni, che riguarda il 40% della rete. In Piemonte oltre il 25% degli impianti eroga meno di 400mila litri l’anno. Mentre 7/8mila impianti sono quelli che andrebbero chiusi per incompatibilità e inefficienze e non vengono avviati allo smantellamento per i costi di bilancio di chiusura e di bonifica, in virtù del fatto che la frammentazione dei soggetti privati ha un indice del 60%. Dati che non mancano di riflettersi su una concorrenza selvaggia e su un’illegalità diffusa che giunge – secondo più fonti – ad oltre il 10% della domanda.
A fronte di ciò continua a valere la considerazione che, nonostante i dati allarmanti rispetto ai sistemi distributivi europei, di minori dimensioni, più strutturati ed efficienti, il sistema della distribuzione carburanti italiana assicura la mobilità del Paese, sia pubblica che privata e industriale, con particolare riguardo al trasporto delle merci su gomma, al presidio del territorio, alla sicurezza in tante aree del Paese; un reale servizio di distribuzione e responsabilità sociale diffuso, che assicura lavoro ancora a migliaia di piccoli imprenditori per oltre 100mila occupati; senza contare che almeno per i prossimi 2 decenni – ed anche oltre – i carburanti sono senza alternativa credibile per la mobilità di medio lunga percorrenza. L’incapacità pubblica di non essere intervenuti almeno a chiudere gli impianti incompatibili ha contribuito a far scattare per l’ennesima volta la procedura di infrazione da parte dell’Europa al nostro Paese per l’inquinamento eccessivo delle polveri sottili in gran parte del territorio italiano, consentendo a tanti di questi impianti di lavorare in assenza dei requisiti minimi a tutela dell’ambiente, sia nell’aria che respiriamo sia del sottosuolo, oltre ad alimentare un’altra forma di illegalità sulla sicurezza del codice della strada mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini.
Ad oggi però, in virtù delle cose dette, questo sistema, per i dati sopra esposti, sta per saltare, ovvero scivola giorno dopo giorno nella inefficienza e improduttività complessiva, con conseguenze drammatiche per il gli effetti economici e sociali in termini di servizio.
Siamo difatti, di fronte ad una struttura completamente depauperata e inefficiente, in cui si sono fortemente contratti i consumi, ridotte le marginalità, amplificando le forti improduttività e incapacità di investimento. Una rete in cui si è diffusa l’illegalità, sia in termini di quantitativi dei prodotti introdotti in evasione di IVA ed accise, sia in termini qualitativi (gasolio tagliato con oli combustibili esenti da imposte di fabbricazione), sia in termini di regole di sistema. Con effetti negativi sui prezzi e la redditività, questo si manifesta in termini di concorrenza sleale e dumping contrattuale, producendo una contrazione della redditività per il sistema che si riflette sui mancati investimenti, anche in termini di innovazione dei prodotti meno inquinanti. Come altrimenti si spiega il fatto che improvvisamente il prezzo medio offerto al netto delle imposte statali, sulla rete distributiva italiana è passato da uno stacco medio che oscillava dai 3 ai 5 centesimi in più rispetto alla media EU? oggi siamo il Paese più efficiente con un meno 1/2 cent, fermo restando la mancata razionalizzazione e riduzione dei costi di sistema ?
Manca di fatto un sistema di regole e controlli sulla qualità dei carburanti meno inquinanti, si schiacciano e si precarizzano i rapporti con le gestioni degli impianti stradali di carburante, violando apertamente e in modo diffuso norme di settore sugli affidamenti e i diritti acquisiti, nel silenzio degli operatori strutturati e delle Istituzioni governative, MiSE in testa.
L’effetto sulla gestione economica  della rete si manifestano estromettendo forzatamente le stesse gestioni dagli impianti per far posto all’automazione, spesso mascherata con operatori precari, ricorrendo ad una contrattualistica irrituale ed illegale, operando il dumping contrattuale per conseguire vantaggi competitivi impropri, con un effetto drammatico in termini di redditività e occupazione (-15.000 occupati negli ultimi cinque anni), che ha ridotto le gestioni rimaste sul lastrico.
A fronte di ciò dai confronti di Roma e Torino emerge che per rilanciare il settore e ridare legalità occorre riaffermare il rispetto delle regole del settore, a tutti i livelli, e dare spinta all’approvazione del DDL Concorrenza e alla razionalizzazione della rete.
Occorre partire dai contratti in affidamento e dalla negoziazione con le Parti Sociali, per giungere al diritto ad un prezzo di vendita equo e non discriminatorio, affermando nel contempo il diritto al riconoscimento condiviso di un margine necessario a sostenere la distribuzione carburanti, anche riducendo costi eccessivi e che impropriamente gravano sulle gestioni degli impianti – come le carte di credito e debito. Ciò potrà favorire uno sviluppo qualitativo e commerciale degli impianti e intensificare l’azione di contrasto dell’illegalità della pratica di concorrenza sleale e di controllo della qualità certificata dei prodotti immessi al consumo.
Si delinea in questo processo la necessità di favorire cicli di strutturazione dei soggetti imprenditoriali che operano nel settore, favorendo anche forme di aggregazione per produrre economie di scala, anche gestionali e l’incentivazione al ricorso all’introduzione di prodotti più ecologici che consentano di contribuire a contrastare l’inquinamento urbano.
Come si comprende dalle conclusioni dei diversi momenti convegnistici, osservati dal nostro punto di vista, risalta in modo inequivocabile una latitanza prolungata delle Istituzioni governative.
Da ciò Faib fa discendere la necessità di aprire subito una vertenza nazionale unitaria delle Associazioni dei gestori con il Governo, sostenuta con azioni di mobilitazione sul territorio, assemblee pubbliche, manifestazioni, finalizzata ad aprire un Tavolo di crisi in cui affrontare le varie problematiche evidenziate con tutta la filiera a partire da Unione Petrolifera e da Assopetroli.

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CANONE TV 2017: TEMPO FINO AL 31 GENNAIO PER PRESENTARE LA DICHIARAZIONE DI NON DETENZIONE DELL’APPARECCHIO

 Il modello di non detenzione ha validità annuale, e quindi va presentato ogni anno.

“I cittadini che non sono in possesso di un apparecchio televisivo hanno tempo fino al 31 gennaio 2017 per comunicarlo all’Agenzia delle Entrate, presentando il modello di dichiarazione sostitutiva disponibile online per il caso di non detenzione dell’apparecchio. Tuttavia, visto che la prima rata per il canone tv dell’anno 2017 scatta già a partire dal prossimo gennaio, per evitare il primo addebito e di dover richiedere il rimborso, è preferibile presentare la dichiarazione sostitutiva in via telematica entro la fine di dicembre (o entro il 20 dicembre se viene presentata per posta)”.

Lo comunica una nota che spiega: “il modello di dichiarazione sostitutiva è disponibile sui siti internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.it e della Rai www.canone.rai.it e va presentato direttamente dal contribuente o dall’erede tramite un’applicazione web, disponibile sul sito internet delle Entrate, utilizzando le credenziali Fisconline o Entratel rilasciate dall’Agenzia, oppure tramite gli intermediari abilitati (Caf e professionisti). Nei casi in cui non sia possibile l’invio telematico, è prevista la presentazione del modello, insieme a un valido documento di riconoscimento, tramite servizio postale in plico raccomandato senza busta all’indirizzo: Agenzia delle Entrate Ufficio di Torino 1, S.A.T. – Sportello abbonamenti tv – Casella Postale 22 – 10121 Torino. La dichiarazione sostitutiva può essere firmata digitalmente e presentata anche tramiteposta elettronica certificata all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. “.

“La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto, da quest’anno – prosegue la nota – la presunzione di detenzione dell’apparecchio tv nel caso in cui esista un’utenza elettrica nel luogo in cui una persona abbia la propria residenza anagrafica e ha previsto che, per i titolari di una utenza elettrica di tipo residenziale, il pagamento del canone tv per uso privato avvenga mediante addebito sulla bolletta elettrica, in 10 rate mensili, da gennaio a ottobre di ogni anno. Per superare questa presunzione ed evitare quindi l’addebito in fattura, i cittadini che non possiedono l’apparecchio televisivo devono presentare una dichiarazione sostitutiva all’Agenzia delle Entrate, con cui dichiarano che in nessuna delle abitazioni per le quali il dichiarante è titolare di un’utenza elettrica è detenuto un apparecchio tv (da parte del dichiarante stesso o di altro componente della famiglia anagrafica). Si tratta di una dichiarazione sostitutiva che se non veritiera comporta delle sanzioni anche penali (articoli 75 e 76 del DPR n.445/2000).

“La dichiarazione sostitutiva – conclude la nota – ha validità per l’anno in cui è stata presentata: tuttavia, poiché l’addebito della prima rata di canone tv partirà già dal mese di gennaio 2017, è consigliabile presentare la dichiarazione di non detenzione entro il mese di dicembre (entro fine mese per la presentazione telematica, entro il 20 dicembre per la presentazione tramite posta) per essere sicuri di evitare eventuali addebiti in bolletta e di dover presentare, successivamente, un’istanza di rimborso“.

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INPS: FONDO DI INTEGRAZIONE SALARIALE, PAGAMENTO DIRETTO ASSEGNO ORDINARIO E DI SOLIDARIETÀ

“Con il decreto interministeriale 94343 del 3 febbraio 2016, il Fondo di solidarietà residuale è stato adeguato, con decorrenza 1° gennaio 2016, alle disposizioni del decreto legislativo 148/2015 (in tema di riordino degli ammortizzatori socialiin costanza di rapporto di lavoro) e ha assunto la denominazione di Fondo di integrazione salariale”.

Lo riporta l’Inps che spiega come: “il Fondo di integrazione salariale viene gestito dal Comitato amministratore, costituito con decreto ministeriale il 30 novembre 2015 e garantisce le seguenti due prestazioni:

  • l’assegno di solidarietà, disciplinato dall’art. 6 del D.I. n. 94343/2016;
  • l’assegno ordinario disciplinato dall’art. 7 del D.I. n. 94343/2016, come ulteriore prestazione in favore dei lavoratori dipendenti di datori di lavoro che occupano mediamente più di quindici dipendenti, compresi gli apprendisti, nel semestre precedente la data d’inizio delle sospensioni o delle riduzioni di orario di lavoro”.

“I trattamenti di integrazione salariale erogati dal Fondo – conclude l’Inps – sono autorizzati dalla struttura territoriale INPS competente in relazione all’unità produttiva”.

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TRASMISSIONE TELEMATICA CORRISPETTIVI E DATI FATTURE: FINO AL 31 MARZO

“Nuovo termine per i contribuenti che intendono avvalersi già dal prossimo anno dell’opzione per la memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi o di quella per la trasmissione telematica dei datidelle fatture”.

Lo riporta una nota del Fisco che spiega bene: “con il provvedimento firmato dal Direttore, infatti, l’Agenzia delle Entrate stabilisce che, per il primo anno di applicazione, entrambe le opzioni possono essere esercitate entro il 31 marzo. A regime, invece, la scelta andrà fatta entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello di inizio della trasmissione dei dati delle fatture o di inizio della memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi. La finestra temporale, più ampia di quella inizialmente disposta dai provvedimenti del 28 ottobre scorso, viene stabilita dal Fisco per consentire a contribuenti e intermediari di valutare
attentamente l’opportunità di esercitare le due opzioni vincolanti per 5 anni”.

“Inoltre – prosegue la nota – per semplificare ulteriormente gli adempimenti, lo stesso provvedimento introduce la possibilità, per chi esercita l’opzione per la trasmissione dei dati delle fatture, di modificare i flussi informativi trimestrali entro quindici giorni dalla
scadenza del termine previsto per la trasmissione dei dati relativi a ogni trimestre”.

“Entrambe le opzioni – si legge ancora nella nota – per la trasmissione dei dati, introdotte dal Dlgs n. 127/2015 e regolate da due provvedimenti delle Entrate del 28 ottobre scorso, vanno esercitate ordinariamente:

  • esclusivamente in modalità telematica mediante i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate;
  • entro il termine del 31 dicembre dell’anno precedente a quello di inizio della trasmissione dei dati delle fatture o di inizio della memorizzazione e trasmissione dei dati dei corrispettivi.

“Una volta esercitate, le opzioni vincolano i contribuenti per 5 anni – spiega ancora la nota. Al fine di consentire, sia ai contribuenti che agli intermediari, una più serena e attenta analisi delle nuove modalità di trasmissione dei dati delle fatture e dei corrispettivi e della loro correlazione con gli usuali processi contabili ed amministrativi e, quindi, permettere un’accurata valutazione dell’opportunità di esercitare le predette opzioni, il provvedimento garantisce un’ampia finestra temporale per l’esercizio dell’opzione per il primo anno di applicazione. Pertanto, in questo caso, la scelta potrà essere esercitata entro il 31 marzo 2017 con riferimento alle fatture e ai corrispettivi riferiti alle operazioni effettuate nel periodo d’imposta 2017 e nei 4 successivi”.

“Il provvedimento del Direttore – conclude la nota – attribuisce ai contribuenti la possibilità di modificare i dati trasmessi, relativi alle fatture di un trimestre, entro quindici
giorni dalla scadenza del termine previsto per la loro trasmissione. L’opportunità viene introdotta nel provvedimento del 28 ottobre scorso, relativo alla trasmissione dei dati delle fatture”.

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CENSIS AIGO-CONFESERCENTI: CRESCE IL TURISMO NELL’EXTRALBERGHIERO MA SERVONO REGOLE TRASPARENTI CONTRO ‘NERO’ E ABUSIVISMO

“Il Rapporto Censis fotografa una realtà ormai consolidata circa la diffusione di strutture ricettive alternative, come bed and breakfast e case destinate ad affitti brevi, soprattutto nelle principali città d’arte.

Si tratta – sottolinea Agostino Ingenito, presidente di AIGO-Confesercenti – di un fenomeno sociale che deriva sia dall’impoverimento del ceto medio, alla ricerca di strade alternative per  mantenere lo status pre-crisi, ma anche dallo sfruttamento immobiliare. La sharing economy ed il turismo low cost stanno così invadendo il nostro Paese, senza offrire vere opportunità economiche di rilancio e senza garantire tutele a consumatori ed operatori, ma aprendo agli speculatori”.

“Siamo consapevoli di questo fenomeno – continua Ingenito – in un settore come il nostro che oggi è il primo nel Paese come numero di strutture censite (secondo l’ultimo dato Istat i bed and breakfast in Italia sono 25.000, impiegano circa 40.000 persone e contano circa 8 milioni di pernottamenti con un fatturato annuo di 270 milioni di euro).

Ma la gestione non controllata del fenomeno è dovuta alla mancata chiarezza dell’Unione Europea e del legislatore nazionale: nessun protezionismo corporativo, né tentativo di creare ostacoli in un settore, considerato “piccolo, ma in rapida crescita” che nel 2015 ha generato redditi lordi complessivi pari a 28 miliardi di euro”.

AIGO Confesercenti condivide l’invito di Bruxelles agli Stati dell’Unione di rivedere le proprie normative nazionali a favore delle piattaforme di sharing, a patto che queste rispettino le regole sull’imposizione fiscale, quelle per la tutela dei consumatori e quelle relative alle condizioni di lavoro.

E’ infatti difficile immaginare la tutela del consumatore tanto evocata, quando è possibile inventarsi un b&b del tutto fasullo con qualche click o pubblicizzare strutture ricettive che non garantiscono servizi ed offerte, pure pubblicizzate da portali senza alcun filtro di verifica-qualità.

AIGO-Confesercenti chiede dunque un tavolo nazionale sul fenomeno. L’emendamento del Pd alla legge di bilancio, che mirava ad imporre una cedolare secca per gli affitti brevi, seppur discutibile nella modalità, poi bocciata dal Premier Matteo Renzi, avviava un primo segnale di attenzione al fenomeno, costringendo all’emersione quanti nel settore operano abusivamente.

“Più che inseguire proclami – conclude Ingenito – serve accompagnare un fenomeno che esiste e che sta garantendo economie a molte famiglie italiane. Servono chiarezza ed azioni che sostengano l’ospitalità extralberghiera, nelle realtà territoriali come nei piccoli borghi e nel turismo interno, lavorando ad un modello condiviso, in regola per le maggiori località turistiche italiane”.

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CONSUMI NATALIZI, LIEVE INCREMENTO. IN RILANCIO IL FRESCO DI PROSSIMITÀ

Secondo un sondaggio condotto tra gli operatori delle diverse tipologie degli esercizi di vicinato alimentare (macellerie, frutterie, panetterie, gastronomie, enoteche) da Fiesa Confesercenti quest’anno, ancora con più forza, saranno in aumento le richieste di prodotti del territorio, tipici e tradizionali, in particolar modo di prodotti gastronomici e dolciari artigiani di prossimità; molta attenzione viene riservata ai prodotti riconosciuti e certificati con denominazioni protette che evidentemente infondono più fiducia. È’ atteso un lieve incremento della spesa in valore più che in volume.
Secondo il risultato del sondaggio vi è un forte ritorno alle tradizioni gastronomiche dei territori e meno interesse consumeristico verso le novità e l’esterofilia degli acquisti,  sia per quanto riguarda i regali che per gli acquisti per pranzi e cene in famiglia, che tra l’altro sono in aumento.
Il consumatore è molto attento alle provenienze e caratteristiche dei prodotti e questo spiega l’attenzione alle denominazione di origine protetta e controllata. Si registra quindi una maggiore propensione a spendere “meglio” e quindi a fidarsi sempre più del professionista alimentarista di fiducia.
L’auspico è che la ricerca della qualità e professionalità, che viene riservata durante queste festività, possa tornare ad essere una buona pratica quotidiana, con positivi benefici per le città e i servizi ai cittadini.
Emerge in sostanza tanta qualità e tradizione con un occhio allo spreco e alla linea. Quindi,la gioia di stare insieme con portate regionali magari resuscitate dalla nonna ma, di qualità. Sembrerebbe delinearsi un Natale un po’ più ricco in termini di regali sopratutto pratici, a parte i più piccini.
Riprende quota dunque il tradizionale consumo natalizio: antipasto di salumi o pesce, primo piatto con cappelletti in brodo o secondo altri piatti regionali, cappone lesso, abbondanza di  verdure declinate nelle ricette tipiche locali, dolci delle tradizioni territoriali. Buone performance per il salmone, più contenuto il tartufo (anche per il prezzo). Molto quotati i vini mossi, rossi di qualità, passiti e spumanti. Nella norma e tradizione frutta secca, datteri, fichi e della frutta ricoperta di cioccolato. Bene la frutta secca italiana (noci e nocciole) e per i frutti esotici coltivati in Italia. In generale è tutto il settore ortofrutticolo che registra un rinnovato interesse che da tempo non si riscontrava.
Per i prezzi, per il momento sono stabili su quasi tutto il comparto dell’alimentare e non si registrano tensioni ad eccezione dei tagli pregiati delle carni bovine e suine e per le ovicaprine nazionali che sono segnalate in leggero rialzo.
In definitiva il sondaggio indica un leggero e contenuto miglioramento dell’andamento dei consumi a favore della qualità e della tradizione.

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CONFESERCENTI E ASSOVIAGGI PROMUOVONO UN FONDO DI GARANZIA VIAGGI PER AGENZIE VIAGGI E TOUR OPERATOR

Confesercenti  Nazionale, in accordo con Assoviaggi, ha promosso la costituzione di Garanzia Viaggi srl “Fondo privato di Garanzia” per rispondere alle finalità previste dall’art. 50 del DLGS 23/05/2011 n. 79 (codice del turismo).

 

A tutt’oggi hanno aderito al Fondo di Garanzia Viaggi oltre 400 imprese(Agenzie di viaggio e Tour operator).

 

Per poter fruire dei servizi di Garanzia Viaggi è richiesta l’iscrizione ad Assoviaggi Nazionale.

 

 

L’iscrizione ad Assoviaggi Nazionale deve ritenersi pienamente idonea per fruire delle convenzioni e dei “ servizi gratuiti “ che le Confesercenti territoriali mettono a disposizione dei propri iscritti.

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FIPAC-CONFESERCENTI: INIZIATIVE A TUTELA PENSIONATI AUTONOMI

Il sistema di welfare, così come lo abbiamo conosciuto in tutti questi anni, è in crisi e non risponde più a quello che abbiamo rivendicato per anni: la presa in carico delle persone nella loro globalità. La Fipac, federazione italiana pensionati del commercio, aderente a Confesercenti Potenza non si rassegna e intensifica la propria iniziativa di tutela che riguarda una categoria di lavoratori autonomi con pensioni decisamente basse. E’ quanto si afferma in una nota Fipac-Confesercenti Potenza con la quale si riferisce di un’importante convenzione sottoscritta da Fipac di Potenza (direttore Angelo Lucia) e Agenzia Generale Generali Italia di Potenza (Domenico Lapadula). 

In particolare, le prestazioni sulla tutela della salute, il rimborso spese mediche, la prevenzione sui Grandi Rischi e sulla responsabilità civile in ufficio e sulle auto, saranno agevolate, per i soci Fipac, con sconti da un 20% ad un 50%. In armonia con le mission della Federazione, lo scopo della convenzione – si legge nella nota - è quello di ottenere per gli iscritti un reale progresso sociale nel campo della previdenza volontaria e dei concreti vantaggi economici in termini di coperture danni e di servizi di investimento. 

Per i pensionati - sottolinea la Fipac - è arrivato il momento di vedere riconosciuto quello sforzo che essi stessi hanno sostenuto in questi anni di crisi, contribuendo a puntellare i bilanci delle famiglie, mitigando spesso gli effetti negativi della crisi all’interno delle famiglie. L’invecchiamento della popolazione, una delle conquiste più importanti della seconda parte del XXI secolo, si sta sviluppando in questo nuovo millennio nel segno di crescenti disuguaglianze e di una frammentazione della società che divide le generazioni: è un tema su cui dobbiamo interrogarci di più. Non dimentichiamo infatti che, sia pure con un benessere diffuso, ci confrontiamo con problemi che pensavamo, almeno nelle società occidentali, risolti una volta per sempre, come quello della povertà. Oggi, molti poveri sono anche anziani che rischiano ogni giorno di più l’esclusione sociale e l’emarginazione. 

Non possiamo rassegnarci – sottolinea ancora Fipac-Confesercenti - a non avere servizi pubblici che accompagnano le fasi della vita (dall’infanzia alla vecchiaia) facendo affidamento prevalentemente sul welfare familiare che poi è quello che ricade quasi esclusivamente sulle donne, siano esse della famiglia o assistenti familiari. Per questo, FIPAC rivendica politiche socio-sanitarie e di sostegno al reddito che rispondano ad una strategia duratura e articolata e non ad interventi spot che non aggrediscono le disuguaglianze. Ed è grazie anche al nostro intervento che le risorse previste dalla Conferenza Stato-Regioni per la sanità, non siano state decurtate. E non si può non tener conto dell’invecchiamento della popolazione che, se non adeguatamente affrontato e sostenuto, non sarà un invecchiamento attivo né una risorsa come invece noi pensiamo ed auspichiamo. Questo comporta avere un progetto alto, un modello integrato, un respiro lungo che oggi, purtroppo, la politica non offre da qualsiasi angolazione vogliamo guardarla. Questo deve essere il cuore del nostro impegno da qui al 2020. Vogliamo riportare al centro i diritti dei cittadini. La Sanità per tutti è una priorità. 

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ISTAT: NEL III TRIMESTRE 2016 PIL +0,3% SU TRIMESTRE E +1,0% SU ANNO

“Nel terzo trimestre del 2016 il Prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1% nei confronti del terzo trimestre del 2015.”

Lo riporta l’Istat che spiega come: “la stima preliminare diffusa il 15 novembre scorso aveva rilevato lo stesso aumento congiunturale dello 0,3% e una crescita tendenziale dello 0,9%. Il terzo trimestre del 2016 ha avuto due giornate lavorative in più del trimestre precedente e una giornata lavorativa in meno rispetto al terzo trimestre del 2015. La variazione acquisita per il 2016 è pari a +0,9%”.

“Rispetto al trimestre precedente – dice l’Istituto – i principali aggregati della domanda interna hanno registrato un aumento, con una crescita dello 0,2% dei consumi finali nazionali e dello 0,8% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni sono aumentate dello 0,7% e le esportazioni dello 0,1%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito alla crescita del PIL per 0,3 punti percentuali (0,1 i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private, 0,0 la spesa della Pubblica Amministrazione e 0,1 gli investimenti fissi lordi). Anche la variazione delle scorte ha contribuito positivamente alla variazione del PIL per 0,1 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta è stato negativo per 0,1 punti percentuali”.

“Si rilevano andamenti congiunturali positivi – conclude l’Istat – per il valore aggiunto sia dell’industria (+0,8%) sia dei servizi (+0,1%), mentre il valore aggiunto dell’agricolturaregistra un calo dell’1,5%”.

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STUDI DI SETTORE, ANCORA PIÙ INFORMAZIONI PER I CONTRIBUENTI ONLINE

In rete il software “Segnalazioni 2016” e le statistiche aggiornate dal 2011 al 2015.

Novità per i contribuenti soggetti agli studi di settore. Sul sito delle Entrate è infatti disponibile Segnalazioni 2016, il software con cui il contribuente può segnalare all’Agenzia eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti. Grazie al software viene semplificata la fase di comunicazione e confronto tra contribuenti e Amministrazione finanziaria.

I contribuenti avranno a disposizione, nel proprio cassetto fiscale, i modelli degli studi di settore presentati per il periodo d’imposta 2015 e l’esito relativo allo stesso periodo d’imposta dell’applicazione degli studi di settore, ricalcolato sulla base dell’ultima versione del software Gerico pubblicata. Sullo stesso sito delle Entrate, infine, sono pubblicate le statistiche dei dati degli studi di settore, dichiarati dai contribuenti, aggiornate al 2015.

Adesso, utilizzando una semplice applicazione, gli utenti potranno conoscere il numero delle posizioni, i ricavi o i compensi dichiarati e la percentuale di contribuenti congrui e non. Le interrogazioni possono essere effettuate per anno, macrosettore e tipologia di dichiarazione presentata o per singolo studio di settore.

Per accedere al servizio Segnalazioni 2016 occorre essere registrati nell’area riservata dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Segnalazioni 2016 è raggiungibile al seguente link: Home – Servizi online – Servizi fiscali – Servizi fiscali con registrazione – Invio di segnalazioni relative agli studi di settore Unico 2016 (periodo d’imposta 2015) – web.

Tramite il programma dedicato, i contribuenti possono comunicare all’Amministrazione finanziaria, predisponendo e inviando una segnalazione, informazioni o elementi giustificativi relativi a situazioni di non congruità, non normalità o non coerenza risultanti dall’applicazione degli studi di settore per il periodo d’imposta 2015, nonché segnalare informazioni o precisazioni relative all’indicazione in dichiarazione di cause di inapplicabilità o di esclusione dagli studi. Per assicurare un utilizzo dell’applicazione facile e corretto, sul sito delle Entrate è inoltre a disposizione dei contribuenti una Guida alla compilazione.

Il sistema offre, anno per anno, una panoramica completa sulla platea di soggetti che applicano gli studi di settore. Più in dettaglio, è possibile selezionare il macrosettore, o ancora il singolo studio, per conoscere, tra l’altro, gli importi di ricavi o compensi dichiarati, anche con riferimento ai soggetti congrui e non congrui; la percentuale di congrui e di coerenti rispetto alla platea, il numero di posizioni congrue e non per effetto dei correttivi relativi alla crisi economica.

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CONFESERCENTI POTENZA E CONFARTIGIANATO DI POTENZA ORGANIZZANO INCONTRO PUBBLICO SU BANDI PER LE PMI DI BASILICATA A PIETRAPERTOSA

Continuano gli incontri territoriali per illustrare le opportunità del pacchetto di agevolazioni CreOpportunità per favorire e stimolare l’imprenditorialità lucana mediante il sostegno all’avvio ed allo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali nei settori dell’industria, della trasformazione dei prodotti agricoli, dei servizi, del commercio, dell’artigianato, del turismo, della cultura, dell’intrattenimento, del sociale, nonchè di incentivare le professioni.

 

  • START AND GO : Rivolto a micro e piccole imprese non ancora costituite o costituite da non più di 12 mesi. Settori: industria, artigianato, turismo, commercio, sociale, servizi, cultura e creatività, agroindustria, ITC, altro.

  • GO AND GROW : Rivolto a micro, piccole e medie imprese costituite da più di 12 mesi e da non più di 60 mesi. Settori: industria, artigianato, turismo, commercio, sociale, servizi, cultura e creatività, agroindustria, ITC, altro.

 

  • LIBERI PROFESSIONISTI - START AND GROW : Rivolto a liberi professionisti, associazioni e società di professionisti mono/plurisettoriali con partita IVA aperta da non più di 60 mesi e aspiranti professionisti (ancora senza partita IVA) e società di professionisti mono/ plurisettoriali costituende (libere professioni ordinistiche e non ordinistiche).

 

Questo incontro promosso dal Comune di Pietrapertosa segue gli incontri già organizzati in sinergia da Confesercenti e Confartigianato su tutto il territorio provinciale.

 

Clicca su ciascuno dei tre bandi in evidenza per avere più informazioni.

 

Scarica la locandina dell’incontro in allegato.

 

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